Dice il saggio: “Roma non è stata costruita in un giorno”. Figuriamoci una società di calcio che vuole/vorrebbe tornare a lottare per obiettivi degni della città che rappresenta. E sia chiaro. Parliamo di costruzione, e non di (ri)costruzione, perché nonostante le rivendicazioni di chi ha guidato la Fiorentina negli ultimi anni la realtà è che Fabio Paratici ha trovato qualcosa di molto simile al nulla. Non esisteva una programmazione seria, il Viola Park era una Ferrari senza pilota, l'area scouting funzionava poco e male e la squadra, per rapporto qualità/prezzo e costi di gestione era tra le peggiori della serie A. Siamo severi? Magari si, ma vale lo stesso discorso che abbiamo fatto tante volte in passato: chi vuole bene ad una persona (e allo stesso modo ad una società) non è quello che “è tutto bellissimo, nessuno è meglio di te” ma quello che, se qualcosa non quadra, lo fa notare. Se poi qualcuno avesse ancora dei dubbi non ha altro da fare che assistere a quello che sta facendo il direttore sportivo.

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La rivoluzione di Paratici procede spedita: senza follie, ma con coraggio e ambizione
Cambia quasi tutto
—Una rivoluzione totale, che non sta risparmiando niente e nessuno. Dalla comunicazione all'organizzazione del centro sportivo, dal marketing al modo di fare mercato. Nulla è stato lasciato com'era e state sicuri che il processo è soltanto all'inizio. Per non parlare della rosa. E' vero, in certi casi (vedi Gosens) si poteva usare un minimo di tatto in più ma nel calcio, come nella vita, a volta per arrivare al risultato bisogna mettere il ghiaccio sul cuore, e agire con massimo cinismo possibile. Non ci sarebbe niente di strano insomma, se a settembre Fabio Grosso si ritrovasse un 11 titolare (ma potremmo allargare il discorso) diverso per 8 o 9 undicesimi rispetto a quello che un anno fa stava per condurre la Fiorentina alla serie B.
Tre colonne più una
—E' stato detto e ridetto: non ci sono incedibili. Vero. Almeno nelle intenzioni però, ci sono tre calciatori (più uno) che nella testa di Paratici possono restare al loro posto: De Gea (ma il dubbio è esistito a lungo), Fagioli e Kean. A questi possiamo aggiungere Ndour, che non partirà nella formazione “tipo” ma ha colpito in positivo il direttore sportivo e viene considerato una specie di titolare aggiunto. Per il resto, tabula rasa. Cambieranno i due terzini, i due centrali (anche se inizialmente Pongracic potrebbe conservare un minimo vantaggio su Viery), i due interni di centrocampo e, ovviamente, i due attaccanti esterni. Per questo, dopo aver sistemato a tempo di record quasi due reparti su tre (centrocampo e difesa, anche se manca ancora il terzino sinistro) nelle prossime ore si andrà a caccia degli esterni.
Esterno, poi cessioni
—L'obiettivo infatti è metterne almeno uno (meglio due) a disposizione del tecnico in tempo per la partenza per l'Inghilterra. Missione difficile, ma non impossibile. Di certo c'è che là davanti arriverà un altro profilo “alla Atta”. Un calciatore giovane, di grandissimo talento e altrettanta prospettiva. Alajbegovic? L'identikit è assolutamente in linea, ma ormai abbiamo capito che Paratici può tirar fuori dal cilindro qualsiasi coniglio. E' questa, adesso, la priorità. Verrà poi il tempo delle cessioni, da cui il diesse spera di tirar su (al netto di Kean, per il quale vanno tenute le antenne dritte) più o meno altri 40/45 milioni oltre ai 15 (abbondanti) già messi in cassa. Il conto è “semplice”: tra i 12 e i 13 dovrebbero arrivare da Moreno e Valentini (per il primo c'è un accordo da 8 milioni col Wrexham, per il secondo il Gremio ne pagherebbe 3,5), mentre Gudmondsson e Dodò potrebbero farne arrivare un'altra trentina.
Niente follie
—Tutto questo per dire che la Fiorentina sta si spendendo, ma la narrazione di un club improvvisamente disposto a chissà quale tipo di follia è lontana dalla realtà. La verità è che adesso è stata data carta bianca ad un dirigente che sa come muoversi, che non ha paura di rischiare e che, quindi, bada prima a rinforzare la squadra e poi a rientrare. “Ambizione” e “coraggio”. Parole che non ci stancheremo mai di ripetere e che, dopo tanti anni, rimbombano forti anche dentro le mura del Viola Park.
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