Quel gol, arrivato sul solenne incedere finale del cronometro, ha spazzato via le certezze dei pessimisti e ridato fiato alle trombe dei “buonisti”, firmato dall’unico vero possessore di killer instinct in maglia viola: Moise Kean, lo stesso che, reduce dall’ennesimo permesso autorizzato, Vanoli non avrebbe nemmeno voluto in panchina.

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Kean sì o no? Meglio sì, nonostante tutto
E questa volta Mandragora ha potuto fare ben poco: in un nanosecondo lo scarpino del centravanti azzurro ha steso la città del torrone, patria di Mina e Ugo Tognazzi. Ora si attende con trepidazione la “fumata bianca” annunciata da Di Marzio per l’ascesa di Fabio Paratici al soglio viola e per conoscere il suo programma di mercato, magari con una riflessione in più proprio su Kean, che sembrava un serio candidato alla partenza: con tutti i problemi di gestione, resta comunque un goleador vero, seppur a corrente alternata, e disfarsene sarebbe davvero saggio?
Dopo il gol la panchina viola è esplosa in campo, come già accaduto in occasione del rigore prima dato e poi tolto; Vanoli, scampato all’ennesimo possibile esonero, si è rivolto furiosamente a qualcuno alle spalle della panchina, probabilmente uno di quegli abbonati polemici per natura che, dai tempi di Italiano, tormentano il tecnico di turno: forse converrebbe spostarlo in tribuna d’onore, uno più uno meno.
Ora mancano “solo” 26 punti per uscire dall’incubo, ma a giudicare da questo finale va riconosciuto che il direttore generale aveva ragione: la mano di Paratici già si sente nell’aria, dunque Di Marzio si sbrighi. Intanto arriva una Lazio carica di problemi e squalifiche: approfittiamone.
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