Da Sarri a Grosso, da Iraola a Maresca passando per Farioli, Tedesco, Hurzeler per poi tornare al punto di partenza e, quindi, a Paolo Vanoli. Benvenuti nel “magico mondo” di Fabio Paratici. Uno che cento ne fa e, nel frattempo, 10.000 ne pensa. E sia chiaro. Se in questi giorni leggete e ascoltate 50 nomi diversi e altrettante ipotesi riguardo al prossimo allenatore della Fiorentina non è perché i giornalisti (questi cattivoni) non sanno che scrivere e, di conseguenza, passano le giornate a sparare a caso. Semplicemente, pur ovviamente nella consapevolezza che qualche possibilità è più concreta di altre, provano (proviamo) a star dietro al nuovo direttore sportivo. Uno “incapace” di star fermo, descritto da chi lo conosce bene come un uomo abituato a lanciare mille reti/ami e con la mente in perenne movimento. Mi tornano sempre in mente quello che mi disse Walter Sabatini, in un'intervista nel Pentasport. “Paratici è come me. E' un bulimico del pallone”. Impossibile, per quanto mi riguarda, trovare definizione migliore.

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Paratici punta in alto
—“Bulimico”, quindi, ma non solo. Il nuovo diesse infatti è anche (o forse soprattutto) uno tremendamente ambizioso, capace di inseguire anche il più apparentemente impossibile dei sogni. E basta pensare all'operazione CR7 per capire di cosa stiamo parlando. Un colpo, quello, che nessuno avrebbe anche solo lontanamente potuto immaginare. Lui sì. Per questo, anche pensando a chi dovrà guidare la ricostruzione della Fiorentina, è partito puntando altissimo. Ha sondato Maresca, tanto per fare un esempio, ha (seriamente) pensato a Farioli e non ci stupiscono nemmeno le voci su Jose Mourinho. Candidati diversi, ovviamente, ma che ognuno a suo modo rappresenterebbe o avrebbe rappresentato un enorme salto di qualità. L'idea comunque, almeno in partenza, è quella: portare sulla panchina viola un mister top.
C'è un presente con cui fare i conti
—Certo, tra il pensare/volere e fare c'è di mezzo un mare di difficoltà. Questione di soldi, parametri, dimensione, obiettivi. Per la Fiorentina di oggi insomma, inutile girarci tanto attorno, non è semplice attrarre profili del genere. Personalmente, tanto per fare un nome (non) a caso, sarei sorpreso anche se Paratici riuscisse a convincere uno come Andoni Iraola. Il basco è giovane, ha idee moderne, porterebbe con sé una buona dote di esperienza e quel tocco di “internazionalità” del quale parlò lo stesso direttore sportivo. Una grande chiamata, tanto per esser molto chiaro, pur sapendo (appunto) quanto sia difficile arrivarci.
Grosso da non snobbare
—E Grosso? Lo dico con sincerità: fino a quest'anno avevo molti dubbi. Quanto fatto vedere dal suo Sassuolo però, merita come minimo attenzione. E non mi riferisco soltanto al bel gioco ma anche ad un altro elemento per me fondamentale quando si deve valutare un allenatore: la crescita e valorizzazione di tanti singoli. E poi, a maggior raggior ragione in questo caso, non si può che dar credito a Paratici. Nessuno come lui infatti conosce l'ex terzino campione del mondo visto che è stato lui, ai tempi della Juventus, a fargli iniziare la carriera in panchina. Lo conosce benissimo, quindi, ne conosce pregi e difetti, e se sta pensando anche a lui significa che ci intravede il potenziale del grande tecnico.
Vanoli, apri ai giovani
—Si vedrà. Nel frattempo, se Vanoli smentisse se stesso e in questo finale di stagione ci facesse vedere qualche giovane, gliene saremmo grati. Perché una cosa, è certa: chi l'anno prossimo guiderà la Fiorentina dovrà avere tanto coraggio ed essere molto ben disposto nei confronti dei ragazzi. Per questo, l'attuale allenatore, farebbe bene a guardare qualche centimetro più in là. Ne va del futuro di questa società e, forse, anche del suo.
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