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Prima la salvezza, poi piena autonomia a Paratici per riportare la bellezza a Firenze

Prima la salvezza, poi piena autonomia a Paratici per riportare la bellezza a Firenze - immagine 1
Il pareggio della Fiorentina a Lecce avvicina la matematica della salvezza e con essa il momento delle dichiarazioni di intenti da parte della società
Matteo Magrini

Avanti (piano) verso la salvezza. In fondo, diciamocelo con grande chiarezza, il pareggio di Lecce ci stava. Perché con questo punto la Fiorentina ha tenuto a distanza la concorrenza (e ha mandato in archivio un'altra giornata) mentre la squadra di Di Francesco ha mosso un piccolo ma importante passettino in avanti con la speranza di fare il pieno tra Verona e Pisa. Inutile insomma star lì a perder troppo tempo nell'analisi della prestazione (brutta) o sull'ennesima, triste serata di questa orribile stagione. Così è, ormai, e l'unica cosa che conta è tagliare il traguardo il prima possibile. Magari, già domenica. Vincere contro il Sassuolo infatti vorrebbe dire davvero scrivere la parola fine su questo campionato e iniziare concretamente a pensare soltanto al futuro. 

Del resto, oggi, è quello l'argomento più importante e interessante. E ribadiamo: un secondo dopo la matematica salvezza dovranno arrivare parole molto chiare dalla società. Qual è il progetto? Cosa si è imparato in questi mesi? C'è voglia di rilanciare o andiamo incontro ad un'annata di passaggio/transizione? Servono risposte precise, anche perché soltanto passando da queste si potrà andare nel dettaglio e nel concreto delle questioni che in questi giorni animano (giustamente) le discussioni tra i tifosi. Una su tutte: l'allenatore.

Nessuno metta bocca oltre Paratici

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Lo dico senza girarci troppo intorno, anche perché nell'aria si sentono già spifferi strani: la decisione, e vale per questa così' come per tutte quelle che hanno a che fare con gli aspetti tecnici, spetta solo e soltanto ad una persona: Fabio Paratici. Certo, la proprietà e il dg Alessandro Ferrari devono dare una linea guida (ad esempio sul budget e sugli obiettivi) ma da lì in poi il direttore sportivo deve avere pieni poteri e totale autonomia. Punto. Se poi c'è qualcuno che ha o avrebbe voglia di dire la sua lo faccia, per carità, ma senza che questo voglia dire inibire l'unico uomo che ha storia, competenze e conoscenze per assumersi tali responsabilità. Di certo c'è che Paratici ci ha messo meno di cinque minuti a capire in che realtà sia capitato e non ci vuol molto a immaginare quanto e quale sia il lavoro che si trova davanti per rendere la Fiorentina un club anche solo vicino al livello di quelli in cui è stato in passato. Comunicazione, organizzazione interna, gestione degli infortunati, area scouting. La struttura va rivoluzionata e se si ha a cuore il bene comune (e quindi la Fiorentina) e non il proprio orticello è bene fare un bel bagno di umiltà e di consapevolezza, e lasciar fare a chi sa dove mettere le mani.

A Firenze la bellezza che le attiene

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Fidiamoci e affidiamoci a Paratici insomma, con la speranza che riesca ad accelerare il più possibile un processo che, per riportare la Fiorentina al livello che merita, sarà inevitabilmente lungo. Non a caso, ha chiesto e preteso un contratto di quattro anni e mezzo. Perché miracoli dall'oggi al domani non si fanno e i problemi seri, si sa, non hanno mai soluzioni semplici. L'importante è saperlo, e avere le idee giuste per affrontarli. Per quanto mi riguarda, in questa prima parte di rivoluzione, mi “accontenterei” di vedere un allenatore capace di ridare gioia alla gente, che dia alla squadra un'identità in linea con quella della città e che, quindi, abbia a cuore una parola: bellezza. Il resto, vedrete, verrà da di conseguenza. Perché nonostante le battaglie retrograde di chi ancora pensa che la soluzione stia nel ritorno all'antico resto convinto che sia difficile, alla lunga, che una squadra bella non risulti (anche) vincente.

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