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Il dopo Torino, il ruolo di Paratici e le risposte di Ranieri e Vanoli. In Polonia niente danni

Il dopo Torino, il ruolo di Paratici e le risposte di Ranieri e Vanoli. In Polonia niente danni - immagine 1
La Fiorentina si appresta ad affrontare un trittico importantissimo: playoff di Conference contro lo Jagiellonia e nel mezzo il derby col Pisa da vincere assolutamente
Matteo Magrini

C'era una volta una Fiorentina che, in Conference, viaggiava spedita verso la finale e che molto spesso, proprio grazie alla campagna europea, trovava energie, slancio ed entusiasmo da sfruttare (anche) in campionato. Arrivava il giovedì, e tutto passava. L'astinenza degli attaccanti, le polemiche, le infinite e nella stragrande maggioranza dei casi assurde discussioni. Era quella, una Fiorentina per la quale poteva avere un senso la classica discussione su “meglio dar priorità alla Coppa o al campionato?”. Roba di un anno fa, per esempio, e dei tre anni precedenti.

Oggi no. Oggi, pur senza voler snobbare niente e nessuno, quella domanda non s'ha da fare. O c'è qualcuno convinto che in questo momento sia giusto spremersi oltre ogni limite e correre chissà quale rischio (anche) in Conference? La risposta, almeno per quanto mi riguarda, non potrebbe essere più scontata. Sia chiaro. Con questo non voglio dire che bisogna andare in Polonia in gita o che non sia corretto provarci. Assolutamente. Molto semplicemente, credo che sia giusto cercare risultato e qualificazione sprecando meno energie possibili (missione complessa anche solo alla luce di viaggio, sbalzo di temperatura, viaggio di ritorno) e, soprattutto, evitando di perdere per strada qualche giocatore prezioso. Avanti col turnover quindi, e in particolare per quei giocatori (De Gea, Fagioli, Kean) dei quali non si può assolutamente fare a meno. In fondo, almeno per questo playoff, sono convinto che anche gente come Fortini, Ndour, Fazzini (quanta voglia di vederlo....), Piccoli e compagnia possa serenamente regalare il pass.

Detto questo, vale la pena tornare anche su quello che ci siamo lasciati alle spalle. Una vittoria, quella sul Como, figlia del disastroso finale della sfida col Toro. E mi spiego. Sono stati giorni ad altissima tensione, quelli successivi, e non per litigi, confronti o malintesi che avevano caratterizzato la prima parte della stagione. Era “solo” questione di tensione, paura e preoccupazione. Come se il gruppo, e in particolare l'allenatore, si fosse portata al Viola Park l'ansia di quegli ultimi, terrificanti, 20 minuti. E' stato in quei giorni, che Fabio Paratici ha dimostrato la differenza che passa tra un grande dirigente (nato e cresciuto a pane e pallone) da altri che, mica per colpa loro, sono abitati ad altro. Il direttore sportivo infatti si è speso in prima persona per difendere il tecnico dalle (giustissime) critiche, si è confrontato con lui e non ci sarebbe nulla di strano se faccia a faccia  e nel segreto del centro sportivo gli avesse a sua volta mosso qualche considerazione. Sarà un caso infatti, ma a Como Vanoli si è comportato all'esatto opposto rispetto alla settimana precedente. Ed ogni riferimento ai cambi (stavolta rimandati agli ultimissimi minuti) non è puramente casuale. Della serie: sbagliando s'impara e, con un uomo di livello accanto, è più facile trarre giovamento dai passaggi a vuoto.

Se poi evitasse certe sceneggiate con relative espulsioni, e se magari facesse a meno di uscirsene con frasi del tipo “da settimane dico che siamo in crescita ma si vogliono sempre sottolineare solo gli aspetti negativi” sarebbe gradito visto che, almeno tra persone e osservatori di buonsenso, nessuno ha mai negato i progressi nella condizione atletica, nella voglia di giocare in avanti, nella produzione offensiva, nell'esplosione di Fagioli... A proposito. Nicolò non è stato tra gli invitati a cena di Rino Gattuso che evidentemente, per ora, considera Verratti una soluzione migliore. L'ho già detto e lo ripeto: se il 44 continua a giocare così convocazione e maglia da titolare nel playoff per il mondiale non sono una possibilità. Sono un obbligo. Perché io sarò esagerato e annebbiato dall'infinita stima che ho nei suoi confronti, ma sinceramente fatico a vedere registi italiani più forti di lui. Per il presente, e per il futuro.

Chiudo con due considerazioni. Una su Ranieri, l'altra su Parisi. All'ex capitano, col quale non sono mai stato tenero, faccio tutti i miei complimenti per come ha ingoiato in silenzio il declassamento (di grado, e nelle gerarchie difensive), per come ha risposto quando è stato chiamato in causa e per come, sabato, si è posto davanti ai microfoni. Non sono stati mesi facili per lui, ma vale il discorso fatto con e per Vanoli. Se si ascoltano le critiche costruttive, e si è i primi a mettersi in discussione, non si può che venirne fuori più forti. A Parisi invece, chiedo (imploro) di farla finita con certe scene. Non si possono vedere, e fanno del male prima di tutto a lui. Perché da settimane Fabiano offre prestazioni di altissimo livello eppure, sui social e in giro per l'Italia, si parla di lui più che altro per le simulazioni. Davvero, non si rende conto del danno che sta e si sta facendo?