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Addio alla Conference con tanti rimpianti. Ora salvezza, poi subito chiarezza

Matteo Magrini
La Fiorentina esce dalla Conference League, adesso serve salvarsi e riprogettare il proprio futuro

Si scrive Conference, si legge rimpianto. Enorme rimpianto. Vale per questa (disgraziata) stagione, e più in generale per quattro anni nei quali la Fiorentina è stata cliente fissa di questa competizione arrivando a tanto così dal vincerla (in due occasioni), sfiorando un'altra finale ed uscendo, l'altra sera, contro un avversario certamente forte (e superiore rispetto ai viola) ma altrettanto sicuramente non ingiocabile. Anzi. Per questo, appunto, resta un retrogusto decisamente amaro sul palato. Perché sarebbe bastato un briciolo in più di attenzione a Londra, e la qualificazione sarebbe stata molto più semplice. Non solo. Sarebbe scorretto infatti non considerare che i viola sono arrivati a questo appuntamento con tante assenze pesanti e chissà. Magari, con un Kean anche solo a mezzo servizio, la storia poteva esser diversa. Di certo c'è che mai come in questa edizione c'erano tutte, ma proprio tutte, le condizioni per portarsi a casa quel trofeo che da queste parti ormai manca da quasi un quarto di secolo.

Ricapiterà?

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E così torniamo al punto di partenza, e a quella parola: rimpianto. Diciamocelo molto chiaramente: il rischio (enorme) è che nei prossimi anni non si presentino più occasioni del genere. Almeno in Europa. Certo, non è detto, e una “rassicurazione” in tal senso non può che arrivare dagli Usa. Dev'essere la famiglia Commisso infatti, e nessun altro, a dire con grande chiarezza cos'ha in mente per presente e futuro prossimo della Fiorentina. Vogliono rilanciare? Vogliono “sfruttare” un'annata senza coppe per puntare ad un salto di qualità? Oppure hanno in mente una riduzione dei costi che si traduca in una squadra giovane e quindi magari non iper competitiva nell'immediato? Domande che pretendono risposte chiare e, possibilmente, celeri. Mettiamola così: il tempo di raggiungere la matematica salvezza, ma non un secondo di più. Che poi le spiegazioni arrivino dalla bocca del presidente, di Alessandro Ferrari o di Fabio Paratici poco cambia. L'importante è che il club dica cosa vuole essere, e come intende tradurre in pratica tali propositi.

Quali "basi"?

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Nel frattempo, vale la pena tornare un attimo sulle parole dell'altra sera di Paolo Vanoli: “Abbiamo posto le basi per il futuro”, ha detto il mister. Sia chiaro: capisco benissimo che stia facendo “campagna elettorale” per la propria conferma e, del resto, sarebbe ipocrita da parte sua comportarsi in maniera diversa. Anche perché dal suo punto di vista il compito è stato portato a termine. Doveva salvare una Fiorentina disperata e, a meno di clamorosi disastri, l'ha fatto. A Vanoli però, vorrei chiedere quali sono queste basi. E' questa l'identità di gioco che avrebbe in mente per il futuro? E sono questi i giocatori coi quali vorrebbe ripartire? A me in realtà sembra che non ci sia una certezza (base) che sia una. In difesa Dodò ha il contratto in scadenza tra un anno, Comuzzo si è perso, Gosens viene da un'annata difficilissima e Pongraci non ha mai convinto al 100%. E il centrocampo? Tolto Fagioli quali sono i giocatori che, da titolari, garantirebbero un domani migliore? E l'attacco? Che si fa con Kean? E con Gudmundsson? E i prestiti?

Il tempo di Paratici

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Sinceramente: in questa Fiorentina non c'è quasi nulla da tener buono per il futuro (altroché basi) e se in società qualcuno, oltre a Vanoli, è convinto del contrario allora non resta che farsi un segno della croce. Bene essersi salvati insomma, ma che nessuno sia tentato dal parlare di obiettivi raggiunti o robe del genere. Questa era e resta un'annata disastrosa, finita praticamente ancor prima di iniziare e che può avere un valore “positivo” per quello che verrà solo e soltanto se sfruttata come lezione per non ripeterne più di simili. Un aspetto, comunque, mi fa pensare con ottimismo ai prossimi mesi. O meglio. Una persona: Fabio Paratici. Non ci fosse il diesse, sarei e resterei parecchio preoccupato. Il fatto che abbia accettato questa sfida invece, e che sia lui a dover ricostruire la Fiorentina, mi lascia dentro tanta speranza e altrettanta curiosità.