In una lunga intervista a ChiamarsiBomber, l'ex viola Michael Kayode, ripercorre le tappe della sua carriera: dagli anni alla Juventus fino all’esplosione tra Fiorentina e Premier League con il Brentford. Il giovane esterno italiano parla del suo percorso di crescita, delle difficoltà iniziali in Inghilterra e dei momenti chiave che lo hanno formato, senza nascondere aneddoti e passaggi decisivi della sua carriera.

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Kayode: “Essere scartato dalla Juve la svolta. Fiorentina? Sono stato da Dio”
Com’è stata l’esperienza a Londra e l’impatto con la Premier League?
—“La Premier è un campionato straordinario, molto competitivo ed equilibrato. Per un giovane è un contesto ideale per crescere e migliorarsi giorno dopo giorno.”
Il passaggio al Brentford nel gennaio 2025 è stato un salto importante: come lo hai vissuto?
—“Non è stato semplice. All’inizio giocavo poco e subentravo dalla panchina, poi un infortunio al ginocchio mi ha fermato per circa un mese. Una volta rientrato ad aprile, però, ho trovato continuità e sono arrivato a partire titolare nelle ultime partite. L’esordio contro il Tottenham, con Son da marcare, è stato qualcosa di incredibile. Mi sono ambientato subito grazie a compagni e società.”
Torniamo alle origini: la Juventus. Che ricordo hai di quegli anni e perché è finita lì?
—“Ho trascorso sette anni bellissimi in bianconero, un’esperienza che mi ha formato molto. A 14 anni sono andato in prestito al Gozzano e poi la Juve ha deciso di non puntare più su di me. A mio avviso avrei potuto restare, ma evidentemente non ero nelle loro idee. Fa parte del calcio.”
Rimpiangi quella scelta?
—“Assolutamente no. Col senno di poi è stata una svolta positiva: quella scelta mi ha dato motivazioni fortissime. Nel gruppo Juve eravamo in tanti, ma pochissimi sono arrivati tra i professionisti. Al Gozzano, invece, ho avuto subito spazio tra i grandi e lì sono cresciuto davvero.”
L’esperienza alla Fiorentina Primavera con Aquilani?
—“È stata fondamentale. A Firenze sono stato da Dio. Aquilani è un allenatore preparato e molto umano, mi ha fatto crescere tanto. Con lui ho vinto anche Coppa Italia e Supercoppa Primavera.”
L’esordio in Serie A con Italiano?
—“È arrivato in modo inaspettato: prima dell’esordio avevo fatto diverse panchine e poi mi ha lanciato titolare contro il Genoa. Italiano è un tecnico molto esigente, ti tiene sempre concentrato e non ti permette cali. Gli devo molto, soprattutto per la mentalità che mi ha trasmesso.”
Le rimesse laterali sono diventate un tuo marchio di fabbrica: come nasce questa qualità?
—“È nata quasi per gioco al Gozzano. In palestra ci divertivamo a vedere chi lanciava più lontano e mi accorsi di avere un buon braccio. Da lì abbiamo iniziato a sfruttarlo anche in partita e si è rivelata un’arma utile.”
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