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PARMA, ITALY - MARCH 23: Italy Manager Cesare Prandelli (R) and Gabriele Pin (L) sit in the stands before the Serie A match between Parma FC and Genoa CFC at Stadio Ennio Tardini on March 23, 2014 in Parma, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)
Gabriele Pin, storico vice allenatore di Cesare Prandelli, ha parlato in un'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport.Impegnato fino a pochi giorni fa in Iran come dt del Sepahan in Iran, ha raccontato delle peripezie affrontate per lasciare il paese dopo lo scoppio del conflitto:
Hanno colpito un sito nucleare a 200 chilometri di distanza. La bomba esplosa a 20 chilometri dalla città è servita soprattutto come segnale, per far scappare la gente. Io ero con Branko, il preparatore dei portieri. Siamo tornati di corsa in albergo, abbiamo riempito una valigia e siamo saliti su un van del club, efficientissimo, che ha organizzato la nostra fuga verso il confine turco. Importante anche l’aiuto di Nicholas, un agente italiano. Ci abbiamo messo due ore a uscire dalla città: la gente aveva preso d’assalto negozi e pompe di benzina per far provviste. I ragazzi avevano invaso le strade per festeggiare, perché era arrivata la notizia della morte di Khamenei. Tutte le comunicazioni sono rapidamente saltate. Non potevo chiamare casa per tranquillizzare i miei. Il tempo per arrivare al confine? Più di 15 ore, tutte filate. Gli autisti non volevano fermarsi per riposare. Io mi sono seduto accanto al mio, appena ho visto che gli ciondolava la testa. Lo tenevo sveglio. Siamo arrivati a Tabriz e da lì al confine, dopo 2600 km di viaggio. A ogni benzinaio, 3 km di fila. Siamo partiti con 28 gradi, siamo arrivati a -18. Non eravamo preparati a quel freddo. Le mani erano diventate viola. Mi chiesero il passaporto, ma non riuscivo a prenderlo dal giaccone, avevo le dita ghiacciate. Dovettero sfilarmelo loro
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