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Borja Valero: “Al Villarreal mi crollò il mondo addosso. Firenze la mia cura”

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L'ex centrocampista della Fiorentina, Borja Valero, ha parlato dell'importanza che ha avuto Firenze per la sua vita
Redazione VN

L'ex centrocampista della Fiorentina, Borja Valero, soprannominato "il sindaco" a Firenze, ha rilasciato un'intervista a chiamarsibomber.com dove ha ripercorso dei suoi momenti difficili in Spagna e spiegato l'importanza della chiamata viola. Queste le sue parole:

Sulla retrocessione con il Villarreal

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L’anno prima ci eravamo qualificati per la Champions, significa che avevamo fatto un’annata pazzesca. Ero stato convocato nella Nazionale Spagnola che aveva appena vinto il Mondiale quindi per me era un momento calcisticamente parlando straordinario. Però stavo già convivendo con la malattia di mia mamma e questo per me era molto pesante, ha influito tantissimo anche a livello calcistico perché occupava molto spazio e tempo nella mia testa. Poi ci siamo ritrovati in questa situazione che nessuno si aspettava, e come gruppo non siamo riusciti a gestirlo, siamo retrocessi all’ultima giornata, negli ultimi due minuti del campionato, senza mai esser stati in zona retrocessione. Per me quello è stato un colpo devastante, in cui si sono uniti la parte sportiva e la parte familiare facendomi crollare il mondo addosso.

Su quel momento difficile

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Sono stato una settimana senza uscire dalla porta di casa, poi ho dovuto farlo per forza per operarmi alla caviglia e da lì sono ripartito. Il dover uscire per l’intervento, per fare le cure e rimettermi a posto per la stagione successiva mi ha fatto scattare un click nella testa, questo e anche l’aiuto professionale, lo psicologo della squadra mi ha aiutato molto, sia prima per gestire il periodo della malattia di mia mamma, sia dopo per il periodo della retrocessione. È stato naturale affidarmi ad un professionista, era una figura all’interno della squadra con cui ogni tanto parlavamo e io capivo che fare questa cosa mi faceva bene. Chiacchierando con lui avevo la sensazione che sapesse sempre dirmi la cosa giusta al momento giusto, e per me è stato naturale aprirmi e avere sempre più fiducia in lui, parlando anche di cose più intime che per il mio modo di essere non sono portato a raccontare a nessuno. Per fortuna sono riuscito a farlo, mi è stato di grande aiuto. Liberarmi mi ha fatto star bene da subito. Io ho anche la fortuna di stare insieme a mia moglie da quando abbiamo 18 anni, quindi siamo ad un livello di fiducia e confidenza estrema, ma per alcune cose faccio ancora fatica ad aprirmi del tutto con lei. Quindi avere una persona esterna e capace di aiutarmi per me è stato liberatorio, mi ha fatto cambiare la visione della gestione di tutti i momenti. È stato pazzesco perché nella mia vita sono sempre stato una persona negativa, e da quel momento la mia testa ha avuto un cambiamento assurdo.

Rinascita a Firenze

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Io definisco Firenze il posto giusto al momento giusto. Arrivo lì e dal punto di vista sportivo mi cambia la vita. La squadra veniva da un periodo non troppo buono, e con tanti giocatori nuovi, nuovo allenatore e nuovo direttore siamo riusciti subito a compattarci e a fare un’annata incredibile tornando in Europa. Calcisticamente quindi ero molto felice, anche se alla fine di quella stagione arriva la morte di mia mamma. Quella situazione però ha fatto in modo che la mia testa cambiasse ulteriormente in positivo, ho imparato ad affrontare la vita, a godermi di più ‘il momento’, a non pensare troppo in avanti. Da un momento molto brutto della mia vita sono riuscito a tirar fuori cose positive, proprio perché parlare con un professionista mi aveva aiutato a vedere le cose in modo diverso. L’ambiente di Firenze in questo è stato fondamentale. Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui sarei dovuto tornare per il ritiro estivo, quando mister Montella mi disse di prendermi tutto il tempo che volevo. Per me però stare con i miei compagni era un momento di liberazione, in cui non pensavo a quella situazione e per questo sono tornato prima di quando mi aveva detto la società. Eravamo a Montecatini, e l’accoglienza del pubblico, con cori e striscioni per la mia mamma, è stata qualcosa di unico, non posso far altro che ringraziare tutti.