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Ag. Bove: “Firenze spettacolare con lui. Vi racconto il ritorno in campo”

Bove
Le parole dell'agente di Edoardo Bove, Diego Tavano, ha parlato del ritorno in campo del centrocampo ex Fiorentina
Redazione VN

L'agente di Edoardo Bove, Diego Tavano, ha parlato ai microfoni di Fanpage.it del ritorno in campo del centrocampista con la maglia del Watford e delle emozioni vissute. Le sue parole:

Come è stato l'esordio?

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È stato il giorno della rinascita, un po’, no? Perché sono 440 giorni, ma sono stati lunghi. Forse rappresentano un anno e due mesi, però per noi sono sembrati molti di più. È stato un saliscendi sulle montagne russe, una serie di emozioni difficili da descrivere. C’era la possibilità che giocasse anche solo uno scorcio di partita e mi sembrava giusto, dopo tutto quello che abbiamo fatto e vissuto insieme, esserci. Ho preso aereo e macchina e sono arrivato. È stato un momento molto particolare, toccante. Però se lo meritava. L’ha voluto fortemente, contro tutto e tutti, si è impegnato, ha lavorato duramente. È stato il suo giorno e doveva essere solo il suo giorno, di nessun altro.

Su cosa è accaduto al termine della gara

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A fine partita è salito da me, c’era anche mia moglie. È venuto a darmi la maglia, ci teneva. Sapeva che ero lì: gli avevo mandato un messaggio un’ora prima della partita, dicendogli che ero presente. Volevo fargli una sorpresa. Alla fine mi ha cercato, dopo i saluti ha scavalcato ed è venuto in tribuna a portarmi la maglia. Una maglia che conserverò gelosamente, perché è importantissima per noi.

Sul giorno di Fiorentina-Inter

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Guarda, l’ho vissuta in modo particolare. A posteriori ti dico che fortunatamente non ho visto l’attimo in cui è successo, perché ero ad Abu Dhabi e stavo guardando la partita in televisione. Incredibilmente, un minuto prima si blocca la linea. Non riuscivo più a vedere la partita. Mentre imprecavo, mi arrivavano una serie di messaggi strani: “Come va? Come sta? Che ne pensi? Che è successo?”. Messaggi di ogni tipo. Io non capivo, perché non riuscivo a vedere. Ho pensato: “Si sarà fatto male, uno stiramento o qualcosa di peggio?”. Poi la comunicazione è ripresa, ma la partita era ferma. Scorrevano le scritte che dicevano che il match era stato sospeso per un malore al calciatore Edoardo Bove. Mi sono subito messo in contatto con Martina, la sua fidanzata. Mi ha spiegato cosa fosse successo. Da lì sono stati giorni frenetici. Il giorno dopo sono tornato subito in Italia. È stato bello stargli vicino, ed è bello stargli vicino ancora oggi. Per me Edoardo non rappresenta solo un calciatore o un assistito: fa parte della mia famiglia. È difficile descrivere le emozioni vissute da quel giorno fino all’esordio.

Sulla vicinanza dei club e i tifosi

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La Fiorentina e i fiorentini sono stati spettacolari. Parlo sia del pubblico sia della dirigenza dell’epoca e del presidente Commisso: una vicinanza impressionante. Anche i tifosi della Roma spettacolari. Lo hanno amato e lo amano tutt'ora.

Sulla scelta del Watford

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Il Watford ci è piaciuto molto perché mi avevano chiamato già ad agosto, quando era tutto in alto mare. Mi stupì quella cosa. era ancora presto ma loro si informarono. Il direttore Gianluca Nani fece una prima chiamata, ma rimandammo al mercato invernale perché non era possibile. Casualmente, in occasione di Udinese-Fiorentina, Edo incontrò proprio il direttore che gli disse scherzando: “Un giorno verrai a giocare per me in Inghilterra”. Rimase una battuta fino a quel momento. Poi il fatto che fosse Londra, la Championship – che può aprire subito le porte alla Premier – ci ha convinti, più di altri discorsi economici. Sono arrivate offerte importanti dalla MLS e da altri club europei, ma abbiamo lasciato la scelta a lui anche perché un insieme di casualità ci ha convinto. Io gli sto vicino.

Sul mercato prima del problema

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Al Napoli è sempre piaciuto. Ma ormai si andava per il riscatto definitivo da parte della Fiorentina.

Sulla Nazionale

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Continua a sognare la maglia azzurra. E' normale che tornare a vestire la maglia della Nazionale è il suo sogno. Sarebbe falso dire il contrario. Però oggi i regolamenti non lo permettono. Rispettiamo tutto e continuiamo a sperare che qualcosa possa cambiare. Lui deve tornare a essere il giocatore importante che è stato. Considerando che in quel periodo in cui è stato male era in preallarme per la Nazionale maggiore.

Sulla cosa più importante che gli ha detto in questi mesi

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Sono cose che vorrei restassero intime. Non dimenticherò mai l’abbraccio dopo Fiorentina-Roma, quando segnò e non esultò per rispetto. Fu un abbraccio che diceva: “Avevamo ragione noi”. E poi quest’ultimo episodio in tribuna (col Watford) quando mi ha portato la maglia: è stata la sua rinascita. Per me conta solo vederlo felice. Non è più un calciatore o un business: è famiglia. Per me viene l'uomo e ormai lo considero davvero una persona di famiglia, quindi per me conta solo quello. Lui è sempre stato convinto che ci sarebbe stato di nuovo spazio per lui.