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Ma cosa c’era nel Dossier Baggio? Il racconto del suo collaboratore

roberto baggio
Un programma per ricostruire il calcio italiano, il Dossier Baggio. Il suo storico manager spiega l'idea
Redazione VN

Il movimento calcistico italiano non vive certamente dei giorni felici. Il rinnovamento non è stata la priorità negli ultimi anni. Chi ha provato a cambiare qualcosa nel sistema è stato Roberto Baggio, con il famoso dossier di 900 pagine "Rinnovare il futuro", presentato alla Figc nel 2011. Intervenuto a Cronache di Spogliatoio, il suo storico collaboratore Vittorio Petrone, ha svelato l'idea dietro al testo:

"La priorità del dossier Baggio era intervenire sui settori giovanili. Volevamo istituire centri federali, formare maestri oltre ai calciatori. L'allenatore che cerca di vincere lo lasciamo ai professionisti. Noi gli forniamo un prodotto coltivato da maestri di calcio dove si incontrano istruzione, tecnica, pedagogia e psicologia. Baggio chiedeva espressamente che la protagonista fosse la palla e non il tatticismo. Per questo pensammo anche all'eliminazione dei risultati fino a una certa età"


Il dossier: "La diffusione dei centri su tutto il territorio nazionale era la premessa di tutto. Volevamo costruire un percorso di crescita di 12 anni: un talento di 14 anni sarebbe arrivato idealmente a giocare un Mondiale nel pieno della carriera. Noi avevamo calcolato 10 milioni di euro in tre anni. Questi 10 milioni di euro, tra l’altro, avevamo chiesto che potessero essere in parte coperti anche dalle squadre. Tutte le squadre professionistiche, con 40-50.000 euro di contributo, proprio a dimostrare che quei 40 o 50.000 euro potessero essere un gettone di “ok, ci credo, partecipo. Noi in fondo chiedevamo 10 milioni di euro in tre anni. La Lnd è la corrente più potente ed è significativa sul territorio. All'epoca il presidente era Tavecchio, non aveva interesse a sviluppare quel progetto e non c'era la volontà neanche degli allenatori: c'era la volontà di spegnerlo agli albori, la domanda va fatta a loro"