È quasi un testacoda, ma parlare di Fiorentina che “vola” sarebbe prematuro. La squadra di Paolo Vanoli è ancora sulla pista di rullaggio della salvezza e prova a prendere quota soprattutto sfruttando l’ampiezza del gioco e il contributo degli esterni. Dopo aver rinunciato in estate ad ali pure, il mercato invernale ha riportato in rosa due giocatori capaci di saltare l’uomo: Solomon e Harrison. Se l’israeliano ha inciso subito con qualità e gol, l’inglese ha avuto un avvio più graduale prima di entrare pienamente nei meccanismi.

La Nazione
Nazione su Harrison: “Un giocatore che Vanoli non aveva e che può aiutare”
Harrison interpreta un ruolo che nel calcio moderno si vede sempre meno: l’ala classica. Largo, a piede invertito, punta l’uomo con dribbling, progressione e forza atletica, cercando traiettorie verso la porta che apre lui stesso. È un giocatore formato nell’orbita delle idee di Marcelo Bielsa, e si vede nell’intensità e nella disciplina con cui occupa il campo. Non è un fuoriclasse, ma un elemento che alla Fiorentina mancava e che sta diventando utile anche grazie alle circostanze, come l’infortunio di Gudmundsson che gli ha spalancato spazio.
La sua è una presenza funzionale e generosa: gioca per sé e per la squadra, senza eccessi di vanità, anche se talvolta insiste nel dribbling o privilegia il sinistro. Difetti accettabili, se poi arrivano giocate decisive come l’assist per Kean contro il Torino. Arrivato in prestito dal Leeds, Harrison sta provando a ritagliarsi un ruolo concreto nella corsa salvezza viola, portando energia e imprevedibilità in un reparto che oggi può fare la differenza. Lo scrive la Nazione.
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