La citazione di Agatha Christie calza solo in parte: più che tre indizi, sulla Fiorentina senza Albert Gudmundsson siamo a “un indizio e mezzo”. L’islandese non ha giocato il secondo tempo contro il Torino né la sfida con il Como, ma è azzardato sostenere che la squadra sia più performante senza il suo numero 10. Le sue qualità restano evidenti, anche se espresse a intermittenza, e molto dipenderà dai tempi di recupero dall’infortunio alla caviglia e da come Paolo Vanoli deciderà di reinserirlo.

La Nazione
Nazione: “Coesistenza difficile per Gudmundsson-Harrison. Vanoli cambia modulo?”
Nel frattempo, l’assetto con Solomon e Harrison contemporaneamente in campo, e Parisi riportato basso a sinistra, è quello che ha offerto maggiore equilibrio. Harrison garantisce meno talento rispetto a Gudmundsson ma più profondità e vivacità, mentre Solomon assicura imprevedibilità e incisività sulla corsia mancina. Il 4-1-4-1 sembra al momento il sistema più solido, quello che ha dato risposte confortanti anche sul piano dei risultati, fondamentali in questa fase delicata della stagione.
Il vero rebus arriverà quando Gudmundsson tornerà disponibile, forse già per la sfida cerchiata in rosso contro il Pisa, mentre per la Conference appare più difficile un suo rientro immediato. Cambiare modulo per inserire tutti, ad esempio con un 4-2-3-1 alle spalle di Kean, significherebbe sacrificare Fagioli, oggi imprescindibile. E questa, al momento, sembra un’ipotesi impraticabile. Lo scrive la Nazione.
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