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Copertina Paratici e Goretti
Fabio Paratici torna in Italia dopo quattro anni e mezzo all’estero, lasciandosi alle spalle l’era dei nove scudetti consecutivi alla Juventus, il colpo Cristiano Ronaldo e due finali di Champions, oltre all’esperienza al Tottenham e alla squalifica legata al caso plusvalenze. Nella sua prima conferenza da direttore sportivo della Fiorentina parla apertamente di quel periodo difficile, definendolo formativo, e presenta l’approdo in viola come una grande opportunità: una scelta coraggiosa, ma lucida e ponderata. Il concetto di “internazionale”, già centrale nella sua carriera, torna subito anche nel nuovo progetto fiorentino.
Il presente, però, impone realismo. Con 17 punti e il terzultimo posto, la priorità assoluta è la salvezza: la Fiorentina “non merita la Serie B”, ma fino a fine maggio serve mettere la testa nel carrarmato. Paratici ribadisce di aver accettato l’incarico quando la squadra aveva solo 6 punti, firmando un contratto lungo senza clausole legate alla retrocessione. Dal dialogo con Rocco Commisso è nato un modello chiaro: autonomia totale sull’area sportiva e rapporto diretto con il dg Alessandro Ferrari, senza richieste di investimenti straordinari ma con fiducia nel lavoro quotidiano.
Guardando oltre l’emergenza, Paratici immagina una Fiorentina attrattiva e internazionale, forte dell’esperienza maturata in Premier League, definita la “Nba del calcio”, ma con radici ben piantate nella competitività del campionato italiano. A Firenze ritrova alcuni ex juventini, come Rugani, Kean e Fagioli, elogiandone qualità e potenziale, pur chiedendo a ciascuno un salto di mentalità. Centrale, infine, il rapporto con l’allenatore Paolo Vanoli, descritto come il “Re Leone” dello spogliatoio: il tecnico resta il punto di riferimento, mentre la dirigenza è chiamata a sostenerlo per traghettare la squadra fuori dalla crisi e costruire il futuro. Lo scrive la Gazzetta dello Sport.
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