Con l’arrivo di Fabio Paratici la Fiorentina chiude un’era durata quasi vent’anni, segnata dal duumvirato Corvino-Pradè, e apre un nuovo ciclo nella gestione sportiva. Il nuovo direttore sportivo si presenta con un messaggio netto: “testa nel carro armato” per soffrire, lottare e conquistare la salvezza. L’organico viene promosso, a partire da Moise Kean, definito l’attaccante italiano più forte in circolazione, e da Nicolò Fagioli, considerato un patrimonio del calcio nazionale. Il futuro dei singoli, però, è rimandato: prima c’è da superare l’emergenza, poi arriverà la “fase due”.

Corriere dello Sport
CorSport: “Così, dopo vent’anni, Paratici ha cambiato la gestione sportiva viola”
Paratici spiega il suo ritorno in Serie A dopo quasi cinque anni, sottolineando il desiderio di tornare in un calcio più vicino alla sua cultura, pur riconoscendo l’altissimo livello della Premier League. La scelta della Fiorentina, maturata a metà dicembre dopo l’incontro con il dg Ferrari a Londra, viene definita coraggiosa ma tutt’altro che incosciente, grazie a una proprietà solida, infrastrutture moderne e un gruppo di lavoro già in sintonia. Durante la conferenza trova spazio anche il passaggio più personale, legato alla squalifica per il caso plusvalenze: Paratici rivendica la propria correttezza e racconta quanto quell’esperienza lo abbia segnato e reso più forte sul piano umano.
Guardando avanti, il ds chiarisce i pilastri del progetto: nessuna clausola legata alla retrocessione e una Fiorentina che dovrà essere attrattiva, aggressiva e internazionale, valorizzando il brand globale di Firenze. Il suo ruolo andrà oltre il mercato, con il coordinamento di più aree sportive in stretto contatto con Ferrari. Totale fiducia, infine, nell’allenatore Paolo Vanoli, definito il “Re Leone” dello spogliatoio, e attenzione ai singoli come Dodò e Fortini, considerati asset importanti da tutelare nei prossimi mesi. Lo scrive il Corriere dello Sport.
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