Il centrocampista, rispetto alle ultime uscite, si è risparmiato anche qualche errore grossolano. In un contesto più ordinato anche lui rende di più

Venuti

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Scriviamolo "piano", perché la guarigione completa è lontana anni luce, ma la prestazione fornita ieri sera da Sofyan Amrabat un mezzo sorriso è riuscita a strapparcelo. Niente di eclatante, sia chiaro, soprattutto se rapportato alle aspettative. Tuttavia, in mezzo agli ingranaggi oliatissimi del Sassuolo si è intravisto a sprazzi il giocatore ammirato l'anno scorso a Verona. "Ritrova il ruolo da perno centrale della mezzeria gigliata, non passano cinque minuti che asfalta Locatelli e si prende il giallo. Macina campo e contrasti, spesso va lui a togliere ossigeno ai mediani di De Zerbi lasciando le sue mezzali in copertura", recita la nostra pagella di fine gara.

Amrabat

Il giudizio, ampiamente confermato dai voti di stamattina sui giornali, è la logica conseguenza di una gara in cui Amrabat è riuscito a dare finalmente segnali incoraggianti. Tanta corsa, come testimoniano i report della partita (11,972 km percorsi, più di ogni altro giocatore sceso in campo ieri sera al Franchi), ma anche più lucidità e qualche errore grossolano in meno, sintomo inequivocabile che in un contesto più ordinato - concetto fondamentale nel Verona di Juric - ci sia la possibilità di vedere il vero Amrabat, non la controfigura. Un regista al suo fianco certo non guasterebbe, ma per il momento registriamo il primo, piccolo passo del giocatore più pagato dell'era Commisso.

Amrabat
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