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La riflessione

Ritorno sul pianeta Terra. Nessun disfattismo, solo un po’ di sano realismo

Il paradosso di sognare con i piedi per terra ed i limiti di una Fiorentina che può ancora sorprendere. Il percorso di crescita continua

Alessio Crociani

Huston, Huston...abbiamo un problema. Magari anche più di uno, viene da pensare guardando la Fiorentina sterile e svuotata scesa in campo negli ultimi impegni contro Juventus, Salernitana e Udinese. Il mondo viola ribaltato nel giro di una settimana, o forse no. Forse c'è una spiegazione che va oltre il fatalismo di chi si meraviglia del frastuono causato da questo triplo tonfo. Sorprende a volte per l'ampiezza del risultato, altre per i nome dell'avversaria di turno. Sorprende anche perché a parlare troppo di traguardi oggettivamente fuori portata c'è il rischio di volare troppo in alto finendo per cadere rovinosamente. Va bene dare spazio ai sogni, ma senza perdere di vista la realtà. I limiti oggettivi di una rosa che per la quasi totalità della stagione è andata oltre i propri limiti, grazie anche al lavoro del tecnico che la guida. Arrivare col fiato corto, con tutte le conseguenze del caso, fa male ma è umano, ci sta. Soprattutto quando ti ritrovi a giocare partite ravvicinate a fine campionato con infortuni e acciacchi vari non di poco conto.

Ci affidiamo a qualche semplice numero per dare un'idea della situazione, al di là dell'inevitabile sentimento negativo che impone il momento. La Fiorentina è settima in classifica, a pari merito con la Lazio sesta, grazie ai 56 punti ottenuti in 34 partite giocate, 21 in più rispetto a quelli della scorsa stagione alla stessa giornata. Oltre ai biancocelesti, se la gioca con Atalanta e Roma per un posto in Europa, tutte concorrenti che, almeno sulla carta, possono contare su organici qualitativamente migliori e quantitativamente più attrezzati per affrontare una gara ogni tre giorni. E a proposito di numeri: Piatek e Cabral hanno segnato insieme 5 reti in Serie A dal momento del loro arrivo a Firenze. Qualcuno pensava davvero di rinforzarsi cedendo a gennaio il capocannoniere del campionato? La società avrà avuto le proprie ragioni, ma calcoli extra campo a parte (legittimi) la perdita tecnica è evidente.

Mettiamoci pure il ritorno delle precarietà in fase difensiva (8 i gol subiti nelle tre gare dell'ultima settimana, quasi tre a partita) e le scorie a livello mentale lasciate dall'eliminazione in semifinale di Coppa Italia e il patatrac è servito. A Italiano il compito di lavorare sulla testa di una squadra apparsa ultimamente troppo fragile nei momenti di difficoltà. L'analisi è questa. Poi va da sé che oggi farsi prendere dall'emotività e passare dalle riflessioni al catastrofismo non avrebbe senso. Ciò che è stato fatto negli ultimi dieci mesi va coltivato con passione e cura, anche attraverso gli investimenti sul mercato. Ma sempre con i piedi per terra, consapevoli del nostro valore (per niente banale) all'interno di un percorso di crescita che, se alimentato a dovere, ci permetterà di tornare a sognare in grande, anche oltre i traguardi raggiungibili in questo campionato.