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Turrini ricorda Zanardi: “Eroe civile, ha cambiato il nostro modo di vedere la vita”

Alex Zanardi
Il ricordo, amaro ma anche denso di emozione, di Leo Turrini per quanto riguarda la scomparsa di Alex Zanardi
Redazione VN

Nel giorno più difficile, quello della scomparsa di Alex Zanardi, il mondo dello sport si stringe nel ricordo di una figura che ha travalicato i confini delle discipline. Ai microfoni del Pentasport di Radio Bruno, il giornalista Leo Turrini ha raccontato emozioni, ricordi e soprattutto il senso profondo dell’eredità lasciata da Zanardi.

“È stato un grande italiano, un eroe civile per ciò che ha saputo trasmettere nella sua seconda vita”. Il racconto parte da lontano, dagli inizi in Formula 1 fino all’esperienza americana, dove Zanardi “diventò popolarissimo, due volte campione e persino volto sulle confezioni dei cornflakes insieme agli idoli NBA”. Poi, il punto di rottura: quel drammatico incidente del 15 settembre 2001 che avrebbe potuto chiudere tutto. “Lo diedero per spacciato, gli amputarono entrambe le gambe - ricorda Turrini - e invece trovò la forza non solo di sopravvivere, ma di tornare a guidare e vincere”.

Da lì nasce il simbolo. Non solo sportivo, ma umano. “Noi dobbiamo a lui la credibilità del movimento paralimpico in Italia. È stato un testimone straordinario, una luce nel buio”, spiega il giornalista, sottolineando come il suo impatto sia andato ben oltre le medaglie conquistate e le imprese nell’handbike o nelle competizioni più estreme.

Un’eredità costruita anche sull’ironia e sull’umanità. Turrini ricorda un episodio emblematico con Ayrton Senna: “Dopo una gara in cui Senna si lamentò di lui, Zanardi rispose ridendo: ‘Digli che la prossima volta vada più forte’. Era fatto così, schietto, genuino, senza cattiveria”.

E proprio questo tratto, unito a una forza mentale fuori dal comune, lo ha reso unico: “Vederlo continuare a combattere e a gareggiare era un messaggio potentissimo. Ci ha insegnato che la vita è bella nonostante tutto, che non bisogna mai arrendersi”.

Il ricordo si chiude con una consapevolezza condivisa: Zanardi non è stato solo un campione, ma un riferimento collettivo. “È entrato nell’immaginario del nostro Paese ed è stata una fortuna, per tutti noi italiani, averlo avuto”.