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TURIN, ITALY - DECEMBER 18: Juventus coach Fabio Capello (L) general Manager Luciano Moggi and CEO Antonio Giraudo are seen on the ground before the Juventus Vs Milan match at Stadio delle Alpi in Turin, Italy. The match ended in a 0-0 draw. (Photo by Giuseppe Cacace/Getty Images)
Il calcio italiano torna a fare i conti con le sue tensioni interne, tra inchieste, equilibri federali e dichiarazioni che inevitabilmente riaprono vecchie ferite.
“Vogliono fare le scarpe a Marotta. Perché è il più bravo: hanno fatto lo stesso con me”, è la frase che Luciano Moggi ha affidato all’intervista rilasciata a Libero, riportando subito il dibattito su un terreno delicato, quello dei rapporti di forza dentro il sistema calcio.
Il riferimento è all’inchiesta sugli arbitri che sta alimentando nuove polemiche nel panorama nazionale, anche se al momento non risultano coinvolti né l’Inter né i suoi dirigenti.
“Bisogna precisare che l’Inter e i suoi dirigenti, incluso il presidente Marotta, non risultano indagati. La differenza tra me e Marotta è che lui ha una società alle spalle, io no. Nel calcio ci sono sempre stati scontri tra gruppi di interesse. Oggi come allora si respira un’aria particolare”.
Il tema si sposta poi sulla figura di Gianluca Rocchi, oggi al centro della gestione arbitrale.
“Rocchi è un galantuomo, una persona integerrima che non guarda in faccia nessuno”, afferma Moggi, che riconosce all’attuale designatore una forte indipendenza di giudizio nelle decisioni disciplinari. Se un designatore rimprovera un arbitro per errori commessi, fa il suo lavoro”.
Il quadro che ne emerge, secondo l’ex dirigente, è quello di un sistema in continuo equilibrio instabile.
“Prima si elegge il presidente federale, poi si aprono sempre conflitti tra gruppi diversi”, una dinamica che, a suo giudizio, non è nuova nel calcio italiano.
Il richiamo finale è ancora al passato, come termine di paragone inevitabile.
“Ricordate quando volevano rimuovere Bergamo e Pairetto perché erano in carica da troppo tempo?”, conclude Moggi, riportando il discorso su una stagione che continua a pesare nella memoria del calcio italiano e nei suoi attuali riflessi politici e sportivi.
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