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Mercato, l’esperto: “Vi spiego gli affari-Paratici. Spesa non infinita, c’è un limite”

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Fiorentina, quanta è la tua forza sul mercato? I dettagli delle spese viola con Marco Bellinazzo
Matteo Torniai Redattore 

L’assenza dalle coppe europee concede certamente maggiori margini di manovra alla Fiorentina sul mercato, ma non significa libertà assoluta negli investimenti. A spiegarlo è stato Marco Bellinazzo, intervenuto ai microfoni di Radio Bruno per analizzare la situazione economica del club viola.

“C’è quel parametro che riguarda il costo della rosa, quindi ingaggi, ammortamenti e costi degli intermediari, che non deve superare il 70% dei ricavi”, ha spiegato il giornalista economico. “È un parametro che la FIGC applica su base annuale e che applica anche la UEFA”.

Secondo Bellinazzo, il fatto di non partecipare alle competizioni europee rende il controllo meno stringente nel breve periodo, ma non elimina i vincoli finanziari: “L’anno in cui non si giocano le coppe europee non è un anno in cui si può fare di tutto, accumulando deficit incredibili, perché poi nel triennio bisogna comunque rientrare nelle famose perdite massime consentite, pari a circa 60 milioni di euro”.

L'obiettivo degli investimenti

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Per questo motivo, la Fiorentina può permettersi una politica di investimenti più aggressiva, ma sempre con equilibrio: “Le logiche degli investimenti possono essere un po’ più espansive, ma non fino al punto da mandare i conti sotto sopra”.

Bellinazzo ha poi evidenziato come proprio in quest’ottica vada letta la strategia di mercato impostata da Fabio Paratici. “La Fiorentina sta prendendo tutti ragazzi molto giovani, che possono rappresentare in futuro un patrimonio tecnico ma anche economico, qualora dovessero essere rivenduti. Inoltre hanno ancora ingaggi abbordabili o medio-bassi”.

L'affare Atta

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L’esempio portato è quello di Atta: “Ha un ingaggio da circa 1,3 milioni netti a stagione, assolutamente sostenibile per un club come la Fiorentina. E i 25 milioni investiti per il cartellino non pesano immediatamente sul bilancio, ma vengono spalmati sui cinque anni del contratto”.

Futura rivendita come la "vecchia comproprietà"

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Un altro tema affrontato riguarda le formule innovative utilizzate sempre più frequentemente sul mercato, come le percentuali sulla futura rivendita o l’acquisto progressivo delle quote del cartellino.

“Le percentuali sulla futura rivendita sono, di fatto, il modello delle vecchie comproprietà”, ha spiegato Bellinazzo. “Le comproprietà avevano il grande vantaggio di rendere compartecipi i due club della possibile crescita e valorizzazione del calciatore”.

Una formula che, secondo il giornalista, incentivava tutte le parti coinvolte: “Aiutava soprattutto nei rapporti tra grandi club e società di fascia inferiore, perché si incentivava il club che riceveva il giocatore a farlo giocare e a supportarne l’evoluzione, senza far perdere completamente l’interesse economico alla società proprietaria”.

Anche se oggi non si divide più formalmente la proprietà del cartellino, la finalità resta sostanzialmente la stessa: “Economicamente cambia qualcosa, ma l’obiettivo è molto simile a quello delle vecchie comproprietà”.