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Ferrara: “Grosso? Questione di aspettative. C’è una cosa che farà la differenza”
Benedetto Ferrara a Radio Bruno. Un intervento che ha toccato tanti temi: dal trionfo dei ragazzi di Galloppa fino all’imminente arrivo di Fabio Grosso sulla panchina viola, passando per le aspettative della piazza e il progetto tecnico costruito attorno a Fabio Paratici.
Ferrara ha innanzitutto celebrato il successo della Primavera viola, definendolo “una grande storia” e uno dei pochi veri momenti di gioia di questa stagione:
“Che spettacolo lo Scudetto della Primavera. Bravi i ragazzi, bravo Galloppa, bellissima l’atmosfera al Viola Park. Dopo quarant’anni è un trionfo che pesa tantissimo e che dà soddisfazione a tutto l’ambiente”.
Parole importanti anche per Daniele Galloppa, descritto come una figura umana e tecnica di alto livello:
“Galloppa è veramente un personaggio positivo, bravo a fare l’allenatore e bravo a gestire il gruppo. Credo che questa vittoria possa aprirgli le porte del calcio professionistico”.
Ferrara ha poi ricordato come oggi il ruolo dell’allenatore della Primavera sia diventato un trampolino di lancio verso il calcio dei grandi:
“Fino a qualche anno fa chi allenava nelle giovanili rimaneva lì. Oggi invece le panchine Primavera sono osservate attentamente e Galloppa ha dimostrato di meritarsi una chance”.
Da qui il riferimento a diversi giovani passati da Firenze:
“Comuzzo ha avuto un percorso complicato, ma resta un talento importante. Mi dispiace invece per Kayode, perché è un giocatore speciale e lo ha dimostrato anche in Premier League”.
Ferrara si è poi spostato inevitabilmente sul tema principale delle ultime ore: la possibile nomina di Fabio Grosso come nuovo allenatore della Fiorentina. Una scelta che, secondo il giornalista, va contestualizzata soprattutto rispetto alle aspettative create attorno all’arrivo di Fabio Paratici.
“Tutto dipende dalle aspettative”, ha spiegato Ferrara. “Se per settimane si parla di allenatori internazionali, di profili alla Iraola, De Zerbi, Maresca o addirittura Mourinho, poi è chiaro che Fabio Grosso non scatena l’entusiasmo della piazza”.
Un paragone ironico ha reso perfettamente l’idea del suo ragionamento:
“Se prometti uno sprint in Piazza Signoria e poi ci porti i Jalisse, è normale che la gente rimanga spiazzata”.
Ferrara, però, ha invitato anche a non fermarsi soltanto al nome dell’allenatore:
“Io non me la sento di giudicare la scelta soltanto dal profilo. Nemmeno Montella o Italiano, all’inizio, erano nomi che facevano impazzire la piazza. La vera differenza la farà il progetto tecnico e soprattutto la squadra che verrà costruita”.
Secondo Ferrara, Grosso rappresenta soprattutto una scelta “logica” per Paratici:
“I direttori sportivi vogliono allenatori che sentono loro. Grosso e Paratici si conoscono benissimo, hanno lavorato insieme e c’è fiducia reciproca. Questo conta moltissimo”.
Dal punto di vista tattico, il giornalista intravede comunque una possibile svolta:
“Grosso gioca con esterni offensivi, con un calcio più moderno e più europeo rispetto a quello visto quest’anno. E ci vuole davvero poco, perché la Fiorentina della scorsa stagione era un caos totale”.
Ferrara ha però evitato facili entusiasmi:
“Grosso deve ancora dimostrare tanto. Ha fatto bene al Sassuolo, ma Firenze è un’altra cosa. Però non credo serva necessariamente il nome esotico o il rivoluzionario di turno. Serve soprattutto costruire una squadra credibile”.
Da qui anche il richiamo al mercato e alla proprietà:
“Il vero punto sarà capire che Fiorentina vuole fare la società. Vuole rilanciare davvero? Vuole investire? Perché alla fine entusiasmo e ambizioni si costruiscono con la squadra che vedremo in campo”.
La conclusione è un invito alla prudenza, ma anche alla fiducia:
“Io continuo a essere fiducioso. Grosso mi sembra una persona seria, in sintonia con Paratici. Poi vediamo che squadra nascerà. Il giudizio vero arriverà dal campo”.
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