Le parole dell'allenatore della Primavera della Fiorentina negli studi del TGR Toscana: la chiamata di Paratici e le prospettive dei giovani viola
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Ospite negli studi del TGR Toscana, il tecnico della Fiorentina Primavera Aurelio Andreazzoli ha trattato diversi argomenti legati alla sua nuova avventura sulla panchina gigliata, soffrendosi sulle motivazioni della sua scelta, sulla crescita del gruppo giovanile e sul metodo di lavoro da adottare con i ragazzi.
L'intuizione di Paratici e la crescita della Primavera
L'approdo alla guida della formazione giovanile viola nasce da una proposta inaspettata che ha subito stimolato la curiosità dell'allenatore:
Sono stato incuriosito dall'idea che Paratici mi ha esposto, perché non me l’aspettavo. In genere si fanno scelte diverse da questa. E questo mi ha incuriosito.
Sulle prospettive stagionali della squadra, la linea tracciata punta decisa sulla pazienza e sul lavoro quotidiano:
Dove può arrivare questa Primavera della Fiorentina? Siamo giovani e paghiamo un po' di dazio, ma questo lo sapevamo, lo sappiamo, e il tempo ci verrà a favore. Credo che non occorrerà ancora molto tempo per ottenere quello che vogliamo
Il legame con i giovani e l'esempio di Baldini
Entrando nel merito del percorso di maturazione dei talenti, Andreazzoli ha sottolineato l'importanza dei messaggi trasmessi dai tecnici di riferimento e la necessità di far comprendere ai calciatori la difficoltà dell'ultimo tratto di scalata:
L’Under 21? Credo che, al di là di chi è chiamato, sia importante il messaggio, per esempio, che costantemente lancia Silvio Baldini, che è quello di far esprimere dei concetti e dei principi che poi sono basilari, sia per la loro carriera, mi riferisco ai giovani, sia anche per i risultati sul campo. Credo che sia essenziale far capire a quella fascia d'età che forse è rimasto solo uno scalino da superare, ma è uno scalino che richiede molto impegno e molta fatica.
In chiusura, un passaggio fondamentale sulla gestione umana e quotidiana dello spogliatoio giovanile:
È estremamente importante stabilire un rapporto coi ragazzi che sia anche amichevole, che sia paterno anche, ma che sia compreso dai ragazzi come un segno d'affetto, non solo di insegnamento.
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