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Amoruso: “Gud via? Dipenderà dall’allenatore. Vi dico la mia su De Gea-Martinelli”

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"Serve un allenatore che sappia fare calcio". Il lungo ed esaustivo commento di Lorenzo Amoruso sul presente e sul futuro della Fiorentina
Matteo Torniai Redattore 

Tra campo, prospettive e costruzione futura, l’analisi di Lorenzo Amoruso al Pentasport di Radio Bruno tocca tutti i nervi scoperti del momento viola. Il punto di partenza è chiaro: la salvezza deve arrivare senza calcoli esterni.

“Non voglio vedere una squadra che pensa di essersi già salvata la Fiorentina deve chiudere il discorso con le proprie forze, non aspettando i passi falsi degli altri, come la Cremonese”. Un messaggio diretto, che chiama in causa l’atteggiamento: “Mi aspetto ancora punti, mi aspetto una squadra che combatta fino alla fine. Tutti devono dimostrare qualcosa, dal primo all’ultimo, allenatore compreso”.

Lo sguardo si allarga poi al campo e agli avversari, con un passaggio interessante sul confronto tra campionati e singoli interpreti. Amoruso prende ad esempio Donyell Malen, sottolineando come il rendimento possa cambiare a seconda del contesto tattico: “In Premier League il ritmo è più alto ma tatticamente meno evoluto. Malen è un giocatore tecnico, più adatto a un sistema di combinazioni e movimenti, forse più da Arsenal che da Aston Villa”.

Tornando alla Fiorentina, il focus si sposta sulla partita imminente, che Amoruso immagina “aperta”, con difese vulnerabili da entrambe le parti. Il punto chiave sarà la gestione degli spazi: “Se affronti squadre che giocano con la linea alta, devi essere intelligente. Non puoi intestardirti nel palleggio in zone pericolose: serve attaccare la profondità, sfruttare gli spazi dietro”.

Capitolo attacco: l’assenza del riferimento principale pesa, ma per l’ex difensore non può diventare un alibi. “Bisogna adattarsi, trovare soluzioni. Anche perché contro squadre aggressive devi saper leggere i momenti”.

Lo sguardo, inevitabilmente, va anche al futuro e alle scelte di mercato. Il nome caldo è quello di Albert Gudmundsson, su cui Amoruso invita alla prudenza: “Sarà difficile piazzarlo alle cifre spese, almeno in Italia. Ma tutto dipenderà dall’allenatore che arriverà e dall’idea di gioco”.

Stesso discorso per gli altri reparti, dove l’ex viola individua priorità precise: “Serve un difensore forte, un esterno di livello, e capire bene cosa fare in attacco e in porta”. Sul tema portiere, la posizione è netta: “Io De Gea lo terrei un altro anno, mentre Martinelli deve continuare a giocare con continuità”.

Ma il cuore del ragionamento è uno solo: identità. “La Fiorentina deve prendere un allenatore che sappia fare calcio, che dia principi chiari a tutti: difensori, centrocampisti e attaccanti. Serve una linea comune, un’idea precisa, non si può vivere di episodi o di quello che fanno gli avversari”.

Il divertimento, conclude Amoruso, sarà solo una conseguenza: “Prima viene la costruzione. Poi, se lavori bene, arrivano anche i risultati e il piacere di vedere la squadra giocare. Ma serve tempo, serve programmazione. È l’unico modo per crescere davvero”.