Parli con Filippo Distefano e ti sembra di chiacchierare con uno di famiglia. Sarà perché i nomi di intervistato e intervistatrice sono quasi identici (ma niente parentele, giuriamo!), o forse più probabilmente perché quel ragazzo, che abbiamo imparato a conoscere diciottenne quando ha esordito con la prima squadra, adesso è un giovane uomo e mostra una consapevolezza rara rispetto alle proprie prospettive e ai propri sogni. Grazie alla Carrarese, società nella quale gioca in prestito assieme a Tommaso Rubino, abbiamo avuto modo di realizzare l'intervista che vi proponiamo. Buona lettura!

esclusive
Distefano a VN: “Fiorentina, ti voglio meritare! Quel messaggio speciale e il mio amico Saponara”
Ciao Filippo, quanta strada dalle giovanili e quanta ancora da percorrere! Per iniziare, come ti sei avvicinato al calcio e chi è stato il tuo punto di riferimento fuori dal campo?
Ho iniziato a giocare a calcio da molto piccolo, quando avevo 3-4 anni, quindi sinceramente mi ricordo poco. Mi hanno detto che, guardando una partita di mio cugino, mi sono innamorato di questo sport: è lì che ho cominciato a giocare. Ero proprio ossessionato, non vedevo l’ora di andare agli allenamenti. Avevano capito subito che sarebbe stata la mia passione. Avendo origini napoletane, sono cresciuto col mito di Maradona, l’ho sempre visto come un alieno.
Qual è il tuo sogno nel calcio e come ti immagini se non avessi mai fatto il calciatore?
È strano da dire, ma non ho proprio idea di cosa avrei fatto se non fossi calciatore, ho solo quello in testa da quando ho 3 anni. Ho sempre voluto vivere della mia passione. Il mio sogno è ancora giocare nella Fiorentina con continuità. Solo il campo può dirlo: forse non ho ancora dimostrato di meritare un posto in squadra, ma ci credo tanto. Firenze mi ha cresciuto da quando avevo 14 anni e la sento tuttora come casa mia. So che le aspettative del club e dei tifosi sono altissime, quindi continuerò a crescere per farcela. Noi giovani in prestito dobbiamo dimostrare tanto per meritare di rappresentare la Fiorentina a Firenze, non possiamo pretendere che ci chiamino dopo una stagione medio- bassa in Serie B.
Hai qualche amico in particolare tra Serie A e B?
Ho un gruppo Whatsapp con i ragazzi della vecchia Primavera viola: Kayode, Favasuli, Sene, Amatucci, Biagetti… Abbiamo fatto qualcosa di importante in quegli anni a livello di trofei, quindi direi senza dubbio loro.
Ci sono giocatori, in Italia e non, a cui ti ispiri per migliorare il tuo stile di gioco? Ce n’è uno in particolare anche nella storia della Fiorentina?
Il primo nome che mi viene in mente è sicuramente Kvaratskhelia. Prima che arrivasse in Italia non lo conoscevo, ma poi ho capito essere incredibile, quasi inarrivabile. Mi piace tantissimo e lo seguo molto, stiamo parlando di un livello top. Non è facile nominarne uno della Fiorentina, da Firenze sono passati molti campioni: da Rui Costa a Batistuta. Della squadra attuale, invece, mi piace Gudmundsson: anche se a volte non riesce ad esprimersi al 100%, è un giocatore pieno di qualità.
In questi anni hai mai ricevuto, dopo un gol o una bella prestazione in campo, un messaggio da qualcuno all’interno della società o dello staff viola che ti ha fatto particolarmente sorridere?
In realtà si, uno degli ultimi gol che ho fatto è stato contro il Venezia, in una partita incredibile, davvero magica. Mi ha stupito il messaggio di vicinanza di un vecchio membro della dirigenza: ricevere parole così belle per una singola partita è stato speciale; come è stato speciale il fatto che mi abbiano voluto rinnovare il contratto dopo una stagione in cui non ho quasi mai giocato per via dell’infortunio. Quando sei di proprietà della Fiorentina e vai in prestito, sai che molti ti guardano e sperano che tu faccia bene: se li convinci vale un po’ di più. Avere un giovane in prestito che poi torna per giocare in prima squadra è un successo per tutti.
Giust'appunto, il tuo percorso al Frosinone è stato interrotto da un infortunio alla spalla: come hai vissuto quel momento? è stato più pesante a livello mentale o fisico?
A Frosinone è stata un'annata davvero sfortunata. Ero partito bene segnando subito due gol, sapevo che la Fiorentina mi teneva d’occhio… L’operazione è stata molto pesante, ma al rientro stavo benissimo mentalmente. Ho fatto tanta fatica a livello fisico, perché quando sono tornato mi sono stirato e, a quel punto, anche mentalmente non era il massimo. Ma mi ripeto sempre che la vita va presa com’è, forse doveva andare così. L’importante è non abbattersi e crederci sempre, soprattutto perché in Italia sono considerato ancora un giovane…
Giovani sicuramente lo sono i ragazzi dell'Under 18 che ha da poco trionfato nella Viareggio Cup: cosa provi ripensando alle 3 Coppe Italia e alle 2 Supercoppe vinte qua a Firenze con la Primavera?
Sono dei bellissimi ricordi, eravamo un gruppo molto unito. Non nego però che c'è rammarico per non aver vinto nemmeno uno scudetto sotto gli occhi di Barone e Commisso, che tenevano tanto alla Primavera. Sì, abbiamo vinto molto ma se ripenso a quei tempi, ammetto di non aver ancora digerito quella finale scudetto persa. Vincere è sempre bello, ma alla fine la Primavera è un percorso di crescita e divertimento e io ho solo dei bellissimi ricordi a Firenze.
Hai esordito in Serie A a 18 anni, nel 3-1 contro la Sampdoria: se ripensi a quel giorno?
Sì, ho esordito con mister Italiano. Lì per lì, dentro di me ho pensato “Finalmente, è fatta!”. Invece era solo l'inizio di un percorso… Ovviamente il fatto di aver esordito con la Fiorentina è un ricordo a cui sono sempre molto legato.
Scusa, divaghiamo un attimo. Hai nominato giustamente Italiano, che si è sempre concentrato molto sugli esterni come te. Però Orsolini quest'anno fatica: cosa ne pensi dunque del momento difficile che sta attraversando quest’ultimo sotto la sua guida?
Sai, a volte le stagioni iniziano come un loop mentale, ma io credo che Orsolini sia un esempio stra-positivo, ha sempre fatto cose incredibili anche con Italiano. La sua stagione nonostante tutto non si può definire negativa, io lo prendo come esempio: è una macchina da gol e assist, un punto fermo della Serie A. Anche Gattuso, nell’ intervista, ha detto che avrebbe meritato un posto in Nazionale. Credo anche che ad Italiano non si possa imputare nulla per il lavoro fatto a Firenze: ha portato un calcio incredibile, ha portato risultati… poi giustamente i tifosi vogliono vincere, vogliono un trofeo.
A proposito di stagioni negative, cosa ne pensi del momento che sta vivendo la Fiorentina?
Sicuramente nessuno si poteva aspettare una stagione del genere. Io sono cresciuto a Firenze e so che è una città che vive a pieno ogni emozione legata alla squadra. Vedere partire così male la Fiorentina mi ha stupito, come mi ha stupito allo stesso tempo vedere i tifosi sempre presenti per sostenere la squadra. Non hanno mai fatto grandi contestazioni e penso che sia positivo: in altre piazze sarebbe successo l’impossibile, loro invece hanno capito il momento di difficoltà e sono sempre stati vicini ai ragazzi. Per la storia importante che ha, Firenze si merita di lottare per le prime 5-6 posizioni della classifica. La rosa ha leader importanti come De Gea, Kean, Fagioli… I giocatori hanno attraversato piano piano un loop mentale negativo e Vanoli è stato bravo ad entrare nella testa dei giocatori, ai quali non mancano le qualità per tornare ad essere la Fiorentina che conosciamo. Per questo credo che i viola si salveranno senza problemi.
Ritieni Firenze una piazza difficile, che richiede qualcosa in più delle altre?
Più che difficile, la ritengo importante. I tifosi sono passionali: quando le cose vanno bene ti danno un amore incommensurabile. Penso che fare la differenza a Firenze, abbia un valore diverso dal farla altrove e la Fiorentina dovrebbe lottare per vincere trofei e avere come concorrenti le top italiane.
Il tuo stesso percorso, dalla Primavera alla Carrarese passando per l’esordio in serie A, l’ha fatto Tommaso Rubino. Cosa puoi dirci di lui? Secondo te è stata giusta la sua scelta di venire a farsi le ossa coi “grandi” in Serie B, piuttosto che continuare con la Primavera?
Sono convinto che Tommi abbia fatto la scelta migliore, soprattutto perché la Carrarese è perfetta per i giovani. Si è creato un gruppo bellissimo, lui è un buon giocatore e rispetto ad inizio anno è cresciuto molto: questa esperienza gli ha fatto bene, posso solo parlare bene di lui. Cerco di aiutarlo come posso: con i miei 3 anni in più di esperienza, so cosa sta provando. Se la Fiorentina vorrà chiamarlo in ritiro, potrà giocarsi le sue carte e fare il suo percorso; è ancora molto giovane, l’importante è fare le scelte giuste al momento giusto, senza affrettare i tempi.
Arriviamo a Riccardo Saponara, ex viola e attualmente collaboratore tecnico della Carrarese: c’è qualcosa di particolarmente bello che ti ha lasciato in questi anni tra Firenze e Carrara?
Non avrei mai pensato di riuscire a legare così tanto con lui. A Firenze mi ci allenavo ogni tanto da giocatore della Primavera; adesso che fa parte dello staff qui, è diverso. Se dovessi descriverlo, direi che è una persona d’oro, di un’intelligenza fuori dal comune. Nonostante la sua carriera, è sempre rimasto molto umile: scherza come se fosse uno di noi ma, allo stesso tempo, quando c’è da impegnarsi, rispetta il suo ruolo in società e fa di tutto per lavorare al meglio. Ormai lo vedo come un amico, abbiamo condiviso molte cose belle in prima squadra alla Fiorentina e ogni tanto facciamo riferimento a quei momenti lì.
Per chiudere, una ricorrenza purtroppo non lieta: ieri erano 5 anni dalla scomparsa del tuo ex compagno Daniel Guerini. Ti senti di esprimere un pensiero particolare per lui?
Quando uscì la notizia eravamo tutti in convitto. Io ero piccolo ma ricordo che quell’episodio ci colpì fortemente. Posso solo sentirmi vicino alla famiglia, che sicuramente, come chiunque, non si meritava una disgrazia del genere. Nonostante in quel momento lui giocasse alla Lazio, anche per la famiglia della Fiorentina, sua ex squadra, fu un colpo inaspettato, questi episodi non dovrebbero mai accadere.
Si ringrazia la Carrarese per la disponibilità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



