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Il tifoso: “Passione, idee e coraggio: la Fiorentina di Vanoli oltre il risultato di giovedì”

Redazione VN
Da quando siede in panchina, media punti da zona Europa: iniziando il campionato a gennaio, la Fiorentina sarebbe oggi in corsa per il sesto posto

Riceviamo e pubblichiamo un commento di Mattia Zoppi tifoso viola che intende difendere il lavoro di Paolo Vanoli. Siete d'accordo con lui? Ditelo nel commenti qui sotto

L’uomo che ha provato — e in parte è riuscito — a dare un senso a una stagione anonima, triste, a tratti paurosa. Paolo Vanoli è arrivato in un momento in cui la Fiorentina era un corpo estraneo al campionato: invisibile, senza identità, senza un’idea calcistica credibile. Una squadra vuota, senz’anima. Giocatori che entravano in campo con convinzione, salvo sciogliersi dopo pochi minuti, come una goccia ghiacciata al sole d’estate. Un gruppo apparentemente unito, ma in realtà frammentato, privo di uno sguardo comune.

Il contesto, del resto, non aiutava. Perché è vero che vincere aiuta a vincere, ma quando si entra in una spirale negativa uscirne diventa complicato. E quella spirale si era alimentata anche di aspettative sproporzionate: si era parlato di Champions League, caricando la squadra di responsabilità forse premature. Un errore. Perché una piazza come Firenze vive di entusiasmo e sogni: basta evocare certi obiettivi per trasformarli in pretese. Legittime, per certi versi, soprattutto quando è la stessa società a parlare apertamente di ambizione. Ma la realtà del campo ha raccontato altro: difficoltà, discontinuità, sconfitte. A quel punto, cambiare era inevitabile. Serviva una scossa, prima ancora che tattica, emotiva. La scelta è ricaduta su Vanoli, reduce da una buona esperienza a Venezia, ma senza un curriculum tale da accendere immediatamente l’entusiasmo.

L’impatto, però, è stato superiore alle aspettative. In poco tempo, l’allenatore è riuscito a incidere dove serviva di più: nella testa dei giocatori. Ha riportato al centro concetti semplici ma fondamentali — appartenenza, sacrificio, responsabilità — ricordando cosa significhi giocare per Firenze e mettendo tutti di fronte al rischio concreto della retrocessione. Parallelamente, ha iniziato a costruire una prima base tecnico-tattica. Senza rivoluzioni impossibili in tre mesi, ma con interventi mirati: il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro, l’adattamento di una rosa povera di esterni offensivi, fino all’intuizione di Parisi alto a destra. Scelte non appariscenti, ma incisive.

Come quella di dare fiducia a Fagioli, valorizzandone non solo la qualità ma anche la capacità di leggere il gioco, o di affidare la fascia di capitano a David De Gea, figura di esperienza in un gruppo che aveva bisogno di riferimenti. Una decisione che, di riflesso, ha alleggerito Ranieri in un momento complicato. Dettagli, forse. Ma nel calcio sono spesso i dettagli a determinare le svolte. A tutto questo si è affiancato un mercato di gennaio funzionale, guidato da Paratici, che ha aggiunto soluzioni utili, soprattutto sugli esterni. Il risultato è una squadra meno fragile, più concreta, capace di calarsi nella realtà del campionato. I numeri, in questo senso, confermano la percezione: la Fiorentina non sarà diventata spettacolare, ma ha ritrovato continuità, punti e fiducia. Ha imparato a riconoscere il pericolo e a reagire, trasformando la paura in energia competitiva. È qui che si misura il lavoro di Vanoli. Perché al di là dei moduli e degli esperimenti, ha restituito identità e carattere a una squadra che sembrava smarrita. E lo ha fatto senza proclami, intervenendo con pragmatismo e lucidità.

La stagione non è ancora finita, ma la direzione è chiara. Con un occhio alla salvezza — oggi meno angosciante — e uno ad un sogno europeo che è stato coltivato fino alla partita di andata contro il Crystal Palace. La squadra inglese si è rivelata cinica, sfruttando gli errori di una Fiorentina apparsa poco convincente e con qualche assenza di troppo. Al ritorno non ci resta che sognare consapevoli che, se la Fiorentina uscirà dalla competizione - epilogo che purtroppo sembra il più probabile - lo farà contro la squadra favorita per la vittoria finale. Sognare, in fondo, non costa nulla. Viene da domandarsi, in caso di una chiusura di stagione solida, Vanoli si meriterebbe la conferma in panchina? È presto per dirlo. Ma una cosa è certa: comunque vada, la Fiorentina deve molto a Paolo Vanoli. Un allenatore che, in punta di piedi, ha ridato senso — e dignità — a una stagione che sembrava persa.