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Fiorentina, ripartire ugualmente da Vanoli?

Redazione VN
L'analisi su Vanoli e cosa può comportare la scelta di cambiare oppure andare avanti con lui nella prossima stagione

La stagione della Fiorentina si avvia verso il raggiungimento della salvezza, con una classifica che lascia abbastanza tranquilli i tifosi gigliati. I viola occupano attualmente il 16° posto con 37 punti, una posizione cui, alla luce delle recenti prestazioni, manca solo l'aritmetica per essere salvifica. Il margine sulla zona retrocessione è rassicurante e impone appena un ultimo sforzo nelle ultime quattro partite.

Nel finale di stagione della Fiorentina sarà interessante capire come la squadra affronterà le prossime gare, a partire dalla prossima, contro la Roma. Una gara che i viola giocheranno in trasferta, ma che si preannuncia complicata, tra due squadre che almeno sulla carta non si equivalgono. Per chi volesse scommettere sull’esito dell'incontro, si possono consultare lequote maggiorate oggi, utili per individuare eventuali occasioni interessanti e ottenere un ritorno più alto in caso di esito favorevole.

In questo contesto si inserisce una riflessione inevitabile: al di là di come si concluderà la stagione, è giusto ripartire da Paolo Vanoli?

I segnali positivi: carattere e identità ritrovata

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Da quando Vanoli è subentrato in panchina, la Fiorentina ha mostrato segnali di ripresa evidenti, soprattutto dal punto di vista mentale. In un momento in cui la squadra sembrava destinata a sprofondare, il tecnico è riuscito a ridare compattezza e spirito a un gruppo che appariva smarrito. I risultati, pur non essendo travolgenti, hanno comunque permesso ai viola di uscire dalle posizioni più critiche e di rimettersi in carreggiata nella lotta salvezza, oltre che a far strada in Conference League, spingendosi fino ai quarti di finale.

Alcune vittorie chiave hanno restituito fiducia all’ambiente, dimostrando che la squadra ha ancora risorse importanti su cui costruire. Vanoli ha lavorato molto sull’atteggiamento, più che sui sistemi di gioco: una scelta forse obbligata, ma che ha prodotto effetti concreti. La Fiorentina, oggi, è una squadra più difficile da affrontare rispetto a qualche mese fa.

I limiti: gioco poco brillante e classifica ancora fragile

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Se sul piano caratteriale i miglioramenti sono evidenti, lo stesso non si può dire per il gioco espresso. La Fiorentina continua a mostrare limiti strutturali, soprattutto nella costruzione e nella continuità delle prestazioni. I numeri raccontano di una squadra che fatica a imporsi e che spesso resta aggrappata agli episodi. Non a caso, la posizione in classifica è sì migliorata rispetto ai momenti peggiori, ma resta comunque deludente.

Il calendario inoltre, non aiuta: le ultime partite di campionato sono contro tre avversari di livello superiore su quattro, dunque i viola dovranno lottare fino all’ultima giornata per chiudere al meglio la stagione. Questo aspetto pesa inevitabilmente nella valutazione complessiva del lavoro di Vanoli: la sensazione è che la squadra sia cresciuta, ma non abbastanza da compiere un vero salto di qualità.

Il futuro: continuità o rivoluzione?

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La decisione sul futuro di Vanoli non potrà prescindere dall’esito finale della stagione, ma sembra chiaro che la Fiorentina, che in questa annata ha vissuto anche la scomparsa del patron Rocco Commisso, sia destinata ad affrontare un’estate di cambiamenti. Il tecnico potrebbe rappresentare una base su cui costruire, soprattutto per il lavoro fatto nel rimettere insieme un gruppo in difficoltà. Puntare su di lui significherebbe affidarsi alla continuità; sull'altro lato della bilancia, cambiare ancora per provare a dare una scossa.

La società dovrà interrogarsi sulla direzione da prendere. Vanoli ha dimostrato di saper gestire momenti complicati e di saper lavorare sul piano umano, ma restano dubbi sulla sua capacità di guidare un progetto più ambizioso e strutturato.

La Fiorentina si trova davanti a un bivio: continuare oppure ricostruire dalle fondamenta. In questo contesto, la figura di Vanoli diventa centrale, non solo per quello che ha fatto finora, ma per quello che potrebbe rappresentare nel futuro del club. La scelta dell’allenatore sarà il primo passo per definire l’identità della Fiorentina che verrà.