Radu Dragusin si racconta: il centrale della Fiorentina parla del debutto a Roma, di Grosso, Paratici, De Gea e dei retroscena di mercato

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Vinciguerra: "28 aprile 1926, Borgo Albizi 24. Qui nacque la Fiorentina"

A due giorni dall'esordio in campionato della Fiorentina all'Olimpico contro la Roma, il nuovo centrale gigliato Radu Dragusin si è confidato ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com. Ecco la sua intervista completa:

"Arriviamo da una preparazione lunga e intensa in cui abbiamo lavorato parecchio, sfruttando le amichevoli per assimilare i concetti del mister. Abbiamo dato il massimo per farci trovare pronti al nastro di partenza, anche se il verdetto definitivo lo darà sempre il rettangolo di gioco. Siamo felici di aver superato il primo turno di Coppa Italia contro il Benevento e adesso vogliamo ripeterci in campionato."

Radu Dragusin

Campagna abbonamenti da tutto esaurito ed entusiasmo alle stelle: avvertite in spogliatoio l'attesa della piazza?

"La avvertiamo in modo fortissimo e ai nostri tifosi voglio dire che anche noi abbiamo una voglia matta di far bene. Intendiamo mettere in mostra il nostro valore: avere un Franchi sempre colmo e questo clima di euforia ci offrirà una spinta enorme e ci spronerà a dare ancora di più."

Un ambiente così caldo non rischia di generare troppa pressione?

"Quando indossi la maglia della Fiorentina è assolutamente fisiologico avvertire pressione: la società e l'intera città giustamente pretendono molto. Sta a noi essere intelligenti e convertire questa pressione in carica agonistica. Le motivazioni non ci mancano, ma per affinare l'intesa e le geometrie sul terreno di gioco servirà inevitabilmente un po' di pazienza."

Nel calcio moderno si riescono a combinare le tempistiche di inserimento con l'urgenza dei risultati?

"I punti e il verdetto del campo restano la cosa fondamentale e dobbiamo far parlare i fatti, ma le basi da cui partiamo sono ottime. Il gruppo, il mister e l'intero staff stanno profondendo enormi energie e sono convinto che lunedì saremo pronti alla battaglia."

Come avete preparato la sfida di lunedì?

"Ci siamo curati nei minimi dettagli e la vittoria in Coppa Italia ci ha portato quell'iniezione di fiducia che vogliamo sfruttare a Roma. Le sensazioni sono positive, fermo restando che la Roma è una rivale davvero ostica. Serviranno attenzione massima e feroce determinazione."

È vero che a gennaio eri stato vicino alla Roma?

"Nello scorso mercato invernale si erano aperte delle possibilità, ma alla fine la trattativa non è decollata. Ora però conta unicamente il presente: sono felicissimo di aver scelto Firenze. Ho percepito fin da subito grande stima e affetto da parte del club e voglio ripagare questa fiducia con le prestazioni sul campo."

Cosa ha utilizzato Paratici per convincerti ad accettare una squadra senza coppe e reduce dal 15° posto?

"La presenza del direttore ha pesato tantissimo sulla mia decisione: parliamo di uno dei dirigenti più capaci al mondo. La sua dote migliore è il pragmatismo: ciò che promette poi lo realizza puntualmente. Mi aveva prospettato la nascita di un progetto ambizioso e i fatti lo stanno dimostrando. In più c'è il Viola Park, uno dei centri sportivi più belli in assoluto, merito degli sforzi eccezionali della famiglia Commisso. Convincermi è stato davvero semplice..."

Che bagaglio ti ha lasciato la parentesi in Premier League?

"Desideravo fortemente provare il calcio inglese perché è tra i tornei più competitivi al mondo. I due anni al Tottenham mi hanno fatto crescere tantissimo, sia come uomo che come atleta. Peccato solo per l'infortunio al legamento crociato che ha fermato la mia maturazione per circa undici mesi, ma resta un'esperienza assolutamente formativa."

Torni in Italia dopo 2 anni: che ricordi hai?

"Tutte le maglie che ho indossato mi hanno lasciato qualcosa e mi hanno plasmato come difensore. Devo ringraziare ogni singola società. Qui a Firenze ritrovo Ranieri, con cui ho condiviso lo spogliatoio a Salerno, e Gudmundsson dai tempi del Genoa. Mi ha fatto davvero piacere riabbracciarli, mi stanno dando una grande mano per ambientarmi al meglio."

C'è un allenatore che senti di dover ringraziare in modo particolare?

"Non voglio fare un solo nome perché ciascun mister mi ha insegnato qualcosa di prezioso. Il compagno più forte avuto in carriera? Risposta facile: Cristiano Ronaldo alla Juventus. Chi mi ha impressionato di più qui alla Fiorentina? Non mi va di fare nomi singoli, ma sono certo che durante la stagione emergeranno diversi elementi capaci di fare la differenza. Ho grandissima stima in questa rosa, ci sono i presupposti per disputare un'ottima annata."

Che impatto hai avuto con mister Grosso?

"È un tecnico giovane e questo lo aiuta molto nell'entrare in sintonia con noi. Sa fare gruppo ed è attentissimo al rapporto umano, un po' come se fosse un fratello maggiore. Dal punto di vista tattico ci chiede grande disciplina difensiva e cattiveria nei duelli individuali."

Al di là della vittoria col Benevento, i numeri dicono che avete subito diverse occasioni da gol. Come mai?

"Come dicevo, ci vorrà del tempo per trovare la giusta amalgama. Non abbiamo ancora una fisionomia definita al cento per cento, ci stiamo conoscendo giorno dopo giorno. Ci sono tanti volti nuovi e servirà altro lavoro sul campo per mandare a memoria certi meccanismi. L'essenziale però era vincere e passare il turno in Coppa."

Com'è per un difensore avere alle spalle un profilo come De Gea?

"Avere David in porta significa disporre di uno dei migliori interpreti al mondo nel ruolo. Quando ti giri e lo vedi ti trasmette un senso di sicurezza totale. Ha un bagaglio d'esperienza immenso e i suoi consigli in campo sono preziosissimi."

Alla Fiorentina si parla spesso dell'ipotesi di creare una formazione Under 23: quanto è servita a te l'esperienza con la Juventus Next Gen?

"Moltissimo, perché ti permette di ammortizzare il salto dal settore giovanile al calcio dei grandi in modo più graduale e rapido. Ti confronti subito con un torneo duro, affrontando calciatori esperti con trascorsi tra A e B. A me quella tappa ha giovato tantissimo."

In ottica giovani, ritieni preoccupante lo stato del calcio italiano?

"Assolutamente no, il talento non manca affatto. Anche nel nostro spogliatoio ci sono diversi giovani interessanti che sono aggregati con noi sin dal ritiro. In Italia ci sono ragazzi di valore che possono maturare ed emergere ad alti livelli."

Paratici alla presentazione disse che serve sempre equilibrio tra sogni e obiettivi: qual è il tuo sogno nella stagione del centenario viola?

"Il direttore ha ragione: occorre mantenere grande umiltà e i piedi ben saldi a terra. Capisco benissimo l'entusiasmo della piazza, che è il medesimo che abbiamo noi dentro lo spogliatoio, ma la Serie A resta un campionato durissimo e non ci regalerà nulla nessuno. L'Inter sulla carta resta la compagine più forte, lo dicono i numeri del passato campionato, ma nel calcio le gerarchie possono cambiare in fretta. Ciò che posso promettere ai tifosi è che da parte nostra ci sarà il massimo impegno per riportare la Fiorentina nelle posizioni che le competono."

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