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Palladino, il deserto di Empoli e l’escursione tattica: Gosens Ferrari in garage

Palladino, il deserto di Empoli e l’escursione tattica: Gosens Ferrari in garage - immagine 1
Abbassiamo la lente di ingrandimento su uno dei temi che giudichiamo più interessanti dopo la partita della Fiorentina
Federico Targetti
Federico Targetti Caporedattore 

Ci lasciamo andare a un paio di immagini mentali e tentiamo di evocarle per lasciare un po' libera la fantasia dopo tanta noia nei novanta minuti del Castellani-Computer Gross Arena tra Empoli e Fiorentina: un deserto, appunto, dove non succede nulla. E qual è una delle caratteristiche del deserto? La grande escursione termica, ovvero la differenza tra la temperatura massima e quella minima nelle 24 ore (caldissimo il giorno, freddissimo la notte). Ecco, oggi abbiamo assistito all'escursione tattica di Palladino: la sua squadra, nelle prime uscite stagionali con la difesa a tre, è stata un vero e proprio colabrodo dietro, ma ha sempre creato occasioni e gol in avanti; oggi, con il passaggio dal 1' alla difesa a quattro, ecco che i rapporti si ribaltano diametralmente, la difesa non concede (quasi) nulla e l'attacco fa scena muta.

Il tempo è poco, ma ne serve altro

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Probabilmente la coperta è corta. Diciamo probabilmente perché come abbiamo dato un tot di partite al modulo precedente è giusto darne altrettante se non di più a questo, che sembra mettere a proprio agio un numero maggiore di calciatori. I meccanismi di gioco variano tra una disposizione e l'altra, e a Empoli, contro una squadra che, a onor del vero, si sta dimostrando un bunker (2 gol presi in 6 partite, nessuna delle quali persa), quello viola si è inceppato. Male i trequartisti, Kean isolato, poche soluzioni nel mezzo, tutte cose che potete leggere nelle nostre pagelle sfornate appena dopo il fischio finale. (continua sotto)


Palladino, il deserto di Empoli e l’escursione tattica: Gosens Ferrari in garage- immagine 2

Gosens è un tema (ma non un problema)

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Però un singolo, per quanto non rappresenti in nessun modo un problema, merita qualche parola in più: Robin Gosens. E ripetiamo nuovamente, a scanso di ogni equivoco, che non si tratta di denunciare un problema. Il tedesco ha giocato una partita più che dignitosa, non ha sofferto, anzi si è anche reso pericoloso in maniera estemporanea con una volée dalla distanza. Il punto semmai è proprio questo: nell'equazione della coperta corta una delle variabili è rappresentata proprio da Gosens, che passando alla difesa a quattro e quindi schierandolo terzino si trasforma da corazziere libero di attaccare anche in area di rigore avversaria a buon difensore esterno, senza però lo spazio per offrire il suo pieno contributo visto che ha un esterno davanti. Un po' come tenere una Ferrari in garage, o comunque farla andare su vie trafficate. Terzo refrain: da terzino non gioca male, non causa affanni, non è su di lui che si deve lavorare, perché anche senza gran parte del suo apporto offensivo dà l'impressione di essere meglio di Parisi e di Biraghi. Ma visto che davanti a lui Palladino preferisce Kouamé a Sottil (bocciatura abbastanza clamorosa per il figlio d'arte, a proposito) e visto che in rosa ci sono altri due terzini sinistri, perché non proporlo direttamente avanzato? Forse, così facendo, avrebbe poco spazio per correre. Ma è un'idea, e con tante partite da giocare chissà che non possa essere provata...

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