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Prima la Mercafir, poi il restyling: che caos. A Milano con i nazionali in panchina

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Capitolo stadio a parte, sta arrivando uno straordinario mese di aprile per la Fiorentina

Enzo Bucchioni

Fra un mese sapremo se il restauro del Franchi potrà andare avanti o dovrà essere rimesso definitivamente in un cassetto. Come già scritto e come sappiamo, l’Europa vuole chiarimenti e li avrà, ma inutile nascondere il pessimismo che circola attorno a questa vicenda che fin dall’inizio aveva mostrato criticità e per molti versi assurdità che nel mio piccolo ho sempre sottolineato. Per tutta risposta, cose sicuramente saprete, sono stato bloccato su Twitter dal sindaco Nardella che a parole è superdemocratico e superdisponibile, ma che in realtà dimostra di non sopportare e voler imbavagliare non solo un giornalista, ma soprattutto un cittadino residente a Firenze. Un sistema da pensiero unico. Ovviamente me ne farò una ragione, il diritto di critica è garantito dalla Costituzione e non sarà certamente Nardella a impedirmi di dire quello che penso. Del resto quello che penso lo sapete soprattutto voi che mi seguite da anni e, come dicevo, adesso anche l’Europa ha manifestato le mie stesse perplessità perché era evidente fin dall’inizio che infilare il Franchi nel Pnrr sfruttando la vicinanza politica dell’allora ministro Franceschini fosse una forzatura fra l’altro sottolineata da subito anche da altri sindaci dello stesso partito e da Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze. Ma è ancora più forzata la richiesta di altri 55 milioni (saliti a circa settanta con le rivalutazioni) per il recupero delle periferie degradate delle città. Campo di Marte è un quartiere degradato? Ognuno risponda in autonomia a questa domanda. A Roma, evidentemente, hanno fatto passare questa idea, ma l’Europa non sembra essere dello stesso avviso: Campo di Marte non è degradato. E’ questo il problema, aver chiesto finanziamenti non dovuti e sicuramente border-line, non facciamoci ingannare da altre interpretazioni.

Tutti in attesa della task force europea

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Il problema è serissimo. E’ chiaro che se fra trenta giorni la task force della commissione europea dovesse dire un no definitivo, l’intero progetto di restauro salterebbe perché i soldi non sarebbero più sufficienti e non si possono far partire dei cantieri senza avere la completa copertura finanziaria con il rischio di lasciare un’opera a metà e la Fiorentina senza casa per chissà quanto tempo. E allora torniamo ai limiti di un’idea nata di pancia, per far vedere che comunque il sindaco sconfitto sull’idea Mercafir avrebbe potuto dare uno stadio nuovo a Firenze, senza calcolare tutti i contro. L’ottimismo nardelliano è stato letale. Una spesa enorme di soldi nostri (più di duecento milioni), un quartiere residenziale messo sottosopra, la Fiorentina fuori Firenze per oltre due anni per avere uno stadio comunque non libero da vincoli, probabilmente con una parte scoperta, con la società viola senza possibilità di avere uno stadio di proprietà. Questa è la prospettiva attuale dalla quale emergono criticità e superficialità enormi, non ultima il non aver previsto il trasferimento della Fiorentina su un’altra struttura adeguata per due anni. E non facciamoci neppure ingannare con gli allarmi lanciati ad arte: il Franchi non diventerà mai un nuovo Flaminio. Lo stadio romano è stato abbandonato perché non serviva a nessuno, la Lazio e la Roma giocano all’Olimpico, hanno un altro stadio. Il Franchi, anche se non dovesse essere ristrutturato come vorrebbe Nardella, dovrà comunque e necessariamente vivere, andrà in qualche modo restaurato con interventi pubblici o convenzioni con privati, una soluzione andrà e potrà essere trovata, ma adesso il tema non è questo. E’ difficile augurarsi qualcosa a questo punto di una vicenda sbagliata fin dall’inizio e per la quale Nardella rifiuta di prendere le responsabilità che invece sono tutte sue. Fosse per me i soldi del Pnrr per beni culturali li impiegherei per la completa ripavimentazione in pietra serena del centro storico patrimonio dell’Unesco e quindi dell’umanità. Più cultura di così… Naturalmente poi riproporrei il discorso stadio nuovo da far costruire ai privati (il consigliere comunale di minoranza Cocollini ha riproposto l’area Visarno) e Franchi da restaurare con una trentina di milioni, forse meno, per riportarlo alla bellezza del 1931 e darlo in gestione al quartiere e all’utilizzo delle tante società sportive di zona, con l’apertura di centri commerciali nella cinta muraria per farlo rendere e magari diventare economicamente autonomo. Idee di una mente normale come la mia, sicuramente non geniale ma pratica.

Lontani da Firenze per due anni? Un disastro

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Come finirà, ovviamente, oggi non lo possiamo sapere. Nardella sa che se dovesse saltare tutto sarebbe un grosso colpo alla sua immagine e soprattutto a quella di amministratore e di politico, forse anche per questo è così agitato da arrivare a bloccare sui social un cittadino che manifesta, educatamente, perplessità sulle sue idee. Ma perché dico tutto questo? Solo e soprattutto per la Fiorentina, per il futuro della società viola che alla fine sarà la più penalizzata da questa operazione sbagliata. La società e i tifosi ultrapenalizzati. La Fiorentina non ha potuto costruire lo stadio di proprietà come avrebbe voluto e adesso, ammesso che l’Europa si convinca, dovrà rimetterci trenta milioni per stare due campionati lontana da Firenze con un andicap tecnico-agonistico enorme. In pratica un disastro. E si fa anche finta di non capire due cose fondamentali. La prima che la Fiorentina non vuole andare a giocare fuori Firenze e il sindaco lo sa benissimo. La seconda, come già scritto, che le Questure di eventuali città potenzialmente interessate in Toscana ad ospitare la Viola hanno già fatto sapere di non essere in grado di garantire l’ordine pubblico. Le trasferte dei tifosi da Firenze non saranno autorizzate. Lo capite ora cosa sta succedendo? Non andavano previste certe cose come (purtroppo) sto dicendo da due anni disturbando il manovratore (Nardella) che è pure seccato? E pensare che del Franchi fino a tre anni fa, quando anche Commisso dopo i Della Valle ha detto no allo stadio alla Mercafir per i troppi costi, le troppe incognite e i tanti vincoli, non fregava niente a nessuno. Ripeto: non so come finirà. Oggi nessuno lo sa. Certamente il caos non cesserà con il pronunciamento definitivo dell’Europa e come sottolineato anche poco sopra, ci sono già due soggetti che pagheranno tutto questo: la Fiorentina e i suoi tifosi. Questo è scritto, questa è la realtà. E le responsabilità sono chiare. E’ vero che c’è un anno di tempo (eventualmente) per comunicare alla Lega la sede da gioco per la Fiorentina dal 2024-25, ma non è un giochino portare per due anni una società fuori dal suo habitat, organizzare una vita lontana da casa tua. Ci vorrà tempo e denaro, non sottovalutiamo anche questa.

Bando alle ciance, si torna in campo

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In attesa degli eventi, a questo punto il rammarico vero è anche un altro: questa vicenda è arrivata giusto in tempo per rovinare il miglior momento della Fiorentina degli ultimi dieci anni. Speriamo che la società e soprattutto Italiano sappiano tenere la squadra lontana da queste polemiche e da queste ansie, la proteggano nella bolla agonistica e nella concentrazione massima che richiede questo straordinario aprile con nove partite che potrebbero portare tanto alla stagione della Fiorentina e dare grandi soddisfazioni ai tifosi fra campionato, coppa Italia e Conference. La sosta per le nazionali forse non ci voleva, ma speriamo abbia comunque consentito un recupero di energie per ritrovare la bella squadra che abbiamo lasciato. E forse anche più bella. Il test con l’Inter di sabato farà già capire qualcosa, una partita storicamente complicata e ancor più difficile con i nerazzurri reduci dalla sconfitta con la Juve e da un periodo nero. Italiano sta recuperando tutti i nazionali e le idee sono chiare. La Fiorentina ha una ossatura e ripartirà da quella, dai vari Terracciano, Dodò, Milenkovic, Biraghi, Amrabat, Bonaventura, Mandragora, Cabral e forse Nico che torna dall’Argentina all’ultimo. Ma non mi meraviglierei se Italiano presentasse una squadra con tutti i viola che sono rimasti a lavorare a Firenze. Tipo: Terracciano; Dodò, Quarta, Igor, Biraghi; Bonaventura, Mandragora, Barak; Ikoné, Cabral, Saponara. Una formazione che avrebbe comunque consistenza e grande senso, con sette elementi dell’ossatura base, per poi dare spazio ai nazionali nella ripresa. Le soluzioni non mancano, unico in forse l’influenzato Jovic. Stanno crescendo pure Castrovilli e Sottil alla ricerca della miglior condizione e Brekalo si sta inserendo nei meccanismi. Tutte armi in più per la Primavera Viola… Ora aspettiamo i fiori, con una metafora da anni Settanta. Perdonatemi.

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