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L'editoriale del giovedì

Partita quasi perfetta, una prova di forza figlia di un ‘Patto’

Partita quasi perfetta, una prova di forza figlia di un ‘Patto’ - immagine 1
La Fiorentina mette in chiara difficoltà l'Atalanta di Gasperini ma per avere la partita perfetta ci manca un gol. Per andare in finale ci vorrà un'altra grande partita ma i presupposti ci sono.
Enzo Bucchioni Editorialista 

La serata perfetta sarebbe stata segnare anche il secondo gol, ma la Fiorentina c’è andata vicina diverse volte e soprattutto ha dimostrato per l’ennesima volta a che livello di calcio è capace di arrivare, che vette altissime sa toccare nel gioco, nell’intensità, nella concentrazione cancellando letteralmente l’Atalanta dal campo nel primo tempo.

I Calcioti potrebbero arrivare a dire o a scrivere che è merito dello Spirito Santo per non riconoscere che in panchina c’è un grande tecnico, più modestamente io cerco di far capire da quasi tre anni che la Fiorentina è diventata una squadra vera per le idee e il lavoro di Vincenzo Italiano e di questo gruppo di ragazzi che da quasi tre anni insegue il sogno di Andare Oltre.


Non sempre ci riesce o c’è riuscito, per farlo servirebbe l’organico del City o del Real, ma molto spesso sì, altrimenti la Fiorentina non sarebbe ancora in corsa per la finale di coppa Italia dopo aver vinto la gara d’andata e non avrebbe fatto quello che ha fatto in tutti questi anni e quello che può ancor fare.

Una prova di forza

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Battere l’Atalanta nella terza semifinale di coppa consecutiva (un altro record) è stata una grande prova di forza, di gioco e di carattere. L’Atalanta è più forte, non dimenticatelo mai. Quali Viola giocherebbero titolari nella squadra di Gasperini, provate a fare questo giochino. Nico? Probabilmente. Bonaventura? Non sempre. In prospettiva Beltran e Kayode. E poi? Nessuno.

Eppure ieri sera l’Atalanta non è quasi mai riuscita a fare il suo gioco, non ha saputo essere dominante come le piace fare, per merito del grande lavoro della Fiorentina che ha pressato, chiuso le linee di passaggio e occupato gli spazi come fanno solo le squadre vere. Poi ha saputo anche costruire sugli esterni, centralmente, verticalizzando o con il possesso. Carnesecchi ha fatto una parata da Zamora su Nico, ma anche un altro paio da portiere che avrà un grandissimo futuro. Il secondo gol l’attaccante argentino l’avrebbe meritato.

Come mai ha giocato bene e ha vinto? Eppure la Fiorentina ha giocato con la difesa altissima. Come sempre. Eppure in panchina c’era quell’integralista di Italiano, un sciupasquadre. Come mai?

Oggi non ve lo spiegano quelli che massacrano regolarmente Italiano per massacrare la Fiorentina, oggi si limitano ad applaudire facendo finta di non ricordare quello che scrivono e dicono da tre anni e fino poche ore fa. Ma state tranquilli, alla prossima sconfitta torneranno a spargere veleno, senza serietà d’analisi.

La domanda e il Patto

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La domanda vera da fare, caso mai, sarebbe un’altra. Come mai la Fiorentina non gioca sempre così bene? Lo abbiamo spiegato spesso, perchè alzare il livello del rendimento costantemente vorrebbe dire essere di quel livello, averlo raggiunto, e invece a volte ci sono ricadute al livello reale, quello più basso, per stanchezza, per deficit tecnici o di concentrazione. E gli errori individuali o di posizionamento arrivano proprio per questo. La speranza è quella che nel mese e mezzo che manca alla fine di questo ciclo, la Fiorentina riesca a tenere sempre il Picco Prestazionale Alto, almeno nelle partite decisive, in quelle che contano e ormai sono una manciata.

Ma il gruppo di questo è consapevole, hanno fatto un Patto, vogliono provare a vincere un trofeo, vogliono fare un regalo a Rocco e alla memoria di Joe, sono molto più seri e amano molto di più la Fiorentina dei Soliti Noti che la amano quando conviene. E sotto sotto sperano vada male per i motivi che vi ho spiegato nell’ultimo editoriale di martedì scorso.

Io spero invece che vada bene, anzi benissimo. Se c’è un Dio del calcio non può non vedere quel che di buono hanno fatto la Fiorentina e Italiano negli ultimi tre anni. Partendo da dove sono partiti… con l’organico che hanno. Un premio sono loro a meritarlo, continueranno a inseguirlo ben sapendo che non sarà facile fare risultato a Bergamo fra tre settimane, ma i requisiti per riuscirci ci sono tutti.

I segnali viola e la ricetta di Joe

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Dalla partita di ieri arrivano anche segnali che vanno colti come la crescita di Nico, giocatore fondamentale. Eppure si muove. La freschezza di Kouame, giocatore duttile e tenace, punta che lavora per la squadra, ecco perchè è preferito a Sottil. Il ritorno ai loro livelli di Bonaventura e Mandragora (gol da cineteca). E poi un Beltran sempre più dentro al gioco, un Ranieri che non andrebbe tolto mai per l’intelligenza difensiva. S’è rivisto un buon Parisi che non era un caso, ma semplicemente ha avuto anche problemi fisici. Questo però i fenomeni non lo sanno.

Tocco ferro, ma se i segnali saranno confermati c’è da aspettarsi una primavera simile a quella dell’anno scorso, sperando in un finale diverso. Ovviamente. Non spero più, invece, che finiscano i veleni per almeno due mesi come avevo auspicato, per spingere la squadra, per compattare l’ambiente. Non lo spero perchè nel post Milan sono tornato a sentire e leggere di tutto. La morte di Joe Barone già dimenticata.

Questa Fiorentina deve usare semplicemente proprio la ricetta di Joe: dentro il nostro fortino per lottare e difendere la Fiorentina contro tutto e tutti. Nemici e falsi amici. Compattarsi con il vero Popolo Viola per trovare ancora più forza all’esterno. Questa è la ricetta, ma Italiano lo sa benissimo.

Perchè Arthur out

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Se poi vogliamo tornare alla formazione e ragionare un po’ di calcio, ha fatto discutere l’esclusione di Arthur, ma c’è un motivo tattico letto benissimo dall’allenatore. Beltran, Bonaventura e Arthur tutti assieme non possono giocare soprattutto contro squadre come l’Atalanta. Tutti e tre hanno poca fisicità e poca propensione a difendere, così l’allenatore preferisce privarsi di un regista puro come il brasiliano privilegiando la gamba e la qualità degli altri due che sanno attaccare con qualità e idee, ma anche difendere con la corsa e l’aggressività. Spostare Bonaventura sull’esterno vorrebbe dire toglierlo dal vivo del gioco e costringerlo a troppe rincorse.

Domenica sera c’è la Juve, poi il Victoria Plzen in Conference. Mi aspetto il giusto turn over ragionato per far rifiatare, le rotazioni, ma le risorse in panchina oggi ci sono e Biraghi, Dodò, Duncan, Barak e Quarta offrono energie e soluzioni.

La telefonata

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Intanto dall’America è arrivata la telefonata soddisfatta di Rocco Commisso. E’ vicino a tutti, sempre e comunque. Tornerà quando l’aria sarà davvero più calda, primaverile. Nei momenti decisivi sarà al Viola Park, con i ragazzi. Poi sceglierà il nuovo allenatore, farà i programmi futuri. Non molla di un millimetro. Ma oggi c’è da vivere il tempo presente e il campo ci racconta che si può ancora vivere alla grande.

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