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L’ennesima magia di ‘Mary Poppins’ Italiano

Magrini
Italiano ha dimostrato coraggio contro una squadra forte come la Lazio capace di vincere le ultime 4 sfide su 5 giocate contro la Fiorentina e ha avuto ragione.
Matteo Magrini

C'è chi, davanti al pericolo, scappa a gambe levate. C'è chi, nelle situazioni più difficili, pensa prima di tutto a non prenderle. E poi c'è chi, al contrario, si mette faccia al vento e petto in fuori e, a quel pericolo, decide di andare incontro. Si chiama “coraggio”, ed è cosa ben diversa dall'incoscienza. Che poi, sia chiaro, in certi momento va bene pure quella. Quello che ha fatto Vincenzo Italiano contro la Lazio però, non ha niente di irrazionale. E' studio, analisi, pensiero. Soprattutto, e si torna lì, coraggio.

Del resto era già successo esattamente un anno fa. Ricordate, no? La Fiorentina veniva da un periodo nero che più nero non si poteva e, se non avesse vinto contro il Verona, il mister avrebbe probabilmente pagato con l'esonero. Eppure, in quelle settimane, mai un passo indietro. Mai, ma proprio mai, un minimo ripensamento rispetto alla sua filosofia. Com'è andata, si sa. Il successo al Bentegodi, il lungo filotto di vittorie, la rimonta in campionato, il cammino inarrestabile fino alle due finali di coppa.


Il modulo mai visto

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Stavolta, se possibile, Italiano è andato addirittura oltre. Arrivato infatti al faccia a faccia forse più difficile della sua gestione (non fosse altro per quelli che erano i precedenti con Sarri) il tecnico ha tirato fuori dal cilindro l'ennesimo colpo di genio. Un 4-3-3 mai visto, che in fase offensiva si trasformava in 4-1-4-1, con Bonaventura riportato all'antico ruolo di mezzala ma, soprattutto, un Beltran versione todocampista che nessuno avrebbe potuto nemmeno lontanamente immaginare. Una scelta, questa, maturata nella notte tra domenica e lunedì. Perché è vero, l'idea dell'allenatore era si quella di tornare al 4-3-3, ma inizialmente tutto portava all'esclusione di Belotti, con Duncan e Bonaventura ai lati di Arthur e l'ex River Plate a far da prima punta. Poi, come se in sogno avesse avuto l'illuminazione, la sorpresa. Una formazione ardita, evidentemente, solo per chi osserva da fuori.

E quale vale la pena aprire un'altra parentesi. Per giocarsela così infatti, c'è bisogno di un immane lavoro da parte di tutti. Soprattutto, va da sé, dei tanti giocatori offensivi. Il rischio insomma, era quello di finire travolti. Distrutti dalla mancanza di equilibrio e dalle ripartenze della Lazio. C'era solo un modo, per evitarlo: tenere ritmi altissimi, stare il più corti possibili, sacrificarsi. Ed è esattamente quello che è successo. Cosa significa tutto questo? Significa, proprio come un anno fa, che lo spogliatoio è totalmente nelle mani dell'allenatore. Significa, che nonostante le mille critiche arrivate dall'esterno e gli ultimi risultati così negativi, il gruppo non ha mai smesso di credere nella sua guida. Una bella risposta insomma, a chi metteva in dubbio le capacità di gestione di un uomo che, per l'ennesima volta, sta cercando e trovando soluzioni innovative.

La borsa di Italiano

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E' una specie di Mary Poppins, Italiano. Ha una borsa dalla quale può far saltar fuori qualsiasi cosa, in qualsiasi momento: un passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1, un terzino che imposta venendo dentro al campo, un mediano (Torreira) che diventa incursore, un difensore centrale (Quarta) che si trasforma prima in regista e poi in centravanti, Beltran prima seconda punta e poi mezzala. Dobbiamo continuare? Giusto così, per chiarire a chi lo definiva “talebano” e “integralista” che l'unica cosa su cui non cambierà mai idea è la mentalità. Ecco. Quella, non muterà mai. Avrà sempre coraggio, il mister, andrà sempre incontro al pericolo. E pazienza se ogni tanto questo lo espone a qualche rischio e a dolorose sconfitte. Alla lunga, vincerà sempre chi sceglie di proporre, e non di distruggere. Un patrimonio, questo, sul quale la Fiorentina farebbe bene ad investire. A prescindere da quello che accadrà in futuro. Perché questo allenatore ha piantato nei prati del Viola Park una mentalità da grande squadra, ha riportato identità e ripartire da zero, magari cambiando completamente strada, sarebbe l'errore più grande che si possa commettere.

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