Il Giglio non è mai stato così depresso come in questa stagione. Credeva di poter svoltare contro il Cagliari e il Como, e invece è ripiombato nel pozzo senza fondo dal quale sperava di essere uscito. Vincere contro il Cagliari sarebbe stato come fare un grande balzo nella corsa alla salvezza. Battere il Como avrebbe potuto contribuire a dare un nuovo senso a questa stagione, andando avanti in Coppa Italia, sperando di vincere un trofeo e di qualificarsi all'Europa League.

Il tifoso lontano
Un Giglio depresso ‘ruba’ un po’ di terra al Vesuvio
L'esatto contrario è successo. Il fragile equilibrio che Vanoli aveva trovato nella striscia di quattro risultati utili consecutivi (contro la Cremonese, la Lazio, il Milan e il Bologna) è stato perso con l'infortunio di Parisi. E il Giglio sa bene che non va affatto quando una squadra dipende da un giocatore. Una squadra deve essere squadra, e muoversi come tale, lottando dal primo al novantanovesimo minuto. E' inaccettabile vedere giocatori che camminano in campo, e che non rincorrono l'avversario quando perdono palla. Ed è inaccettabile giocare contro il Como al Franchi da sfavoriti, con tutto il rispetto per il Como.
E cent'anni di vita iniziano a farsi sentire. Invece di essere simile a una bella ragazza che fa innamorare tutti al primo sguardo, il Giglio è diventato come un uomo anziano che non riesce più a trovare una via d'uscita a questa situazione, perché ha le idee confuse quanto i giocatori che vanno in campo. Quei giocatori che troppo spesso fanno la scelta sbagliata, mancando di precisione e di lucidità. Quante volte bisognerebbe provare a tirare in porta ad esempio, e invece la squadra fa questi cross inutili che regalano puntualmente la palla agli avversari?
Il Giglio ne è consapevole, ma è talmente stanco e scoraggiato che non riesce a farsi sentire da questi giocatori che corrono in campo un po' senza metà. In passato, l'anima del Giglio cantava e i giocatori sembravano correre, quasi ballare, al ritmo di questa melodia. Ma oramai la dissonanza che regna in campo assordisce, aggredendo sia gli occhi dei tifosi, che lo sguardo stanco del Giglio. E' un po' come se un silenzio cosmico fosse calato tra la squadra e i tifosi, che vorrebbero urlare ai giocatori di muoversi, di lottare, di farli sognare, e invece non riescono a farsi sentire.
Perché ciò che è successo tra Benfica e Real Madrid non succede mai con la Fiorentina? Nel tempo addizionale di quella partita, il Benfica aveva bisogno di segnare un quarto gol per passare il turno. Tutta la squadra si è buttata in avanti, ed è il loro portiere che ha segnato il gol decisivo. Perché non vediamo la stessa grinta, la stessa feroce determinazione in campo, quando la Fiorentina perde?
Anche se la Fiorentina gioca per salvarsi, questo non ne fa una piccola squadra. Nessuna sconfitta è accettabile, né onorevole. Mai. Lo spirito Viola è di lottare sempre, di sapere di essere storicamente un po' meno forte dell'Inter, del Milan e della Juventus, ma di giocarsela con tutti, alla pari. Quindi non è nemmeno accettabile perdere contro il Napoli al Maradona. Per orgoglio bisogna almeno pareggiare, cercando di vincere. E questo problema di mentalità non è nuovo: anche lo scorso campionato, molto più positivo, Palladino aveva giustificato le due sconfitte (abbastanza nette) contro il Napoli, dicendo che era una grande squadra. Forse, ma lo spirito Viola è di lottare su ogni palla e di mai partire battuti dall'inizio.
Perché con la determinazione, con la grinta, con la corsa, si può azzerare qualsiasi divario tecnico. Altrimenti le partite non si giocherebbero. Sono tutte queste riflessioni che fanno soffrire così tanto il Giglio, che non riesce più a comunicare ai suoi giocatori che cos'è l'essenza di giocare per la Viola, di essere Viola. E, all'improvviso, il Giglio ha un'idea. Bisogna almeno provarci, si dice. Chiama a sé i suoi giocatori, e anche se chiaramente non sono leoni, parla a loro come se lo fossero.
"Correte sul Monte infuocato dietro a Napoli," il Giglio dice a loro, "e riportatemi un po' di quella terra nera, che sembra così fertile e nutriente."
I giocatori lo guardano inorriditi, credendo che nella sua vecchiaia, il Giglio ha pure perso la testa.
"Sono serio," il Giglio ripete, vedendo la loro confusione.
"Salire lassù?" uno dei giocatori chiede impaurito, "ma..."
"E basta, basta con le vostre paure!" il Giglio tuona. "Farete come vi dico io. Salirete sul Vesuvio prima della partita, di nascosto. Voglio un po' di quella terra nera così ricca di minerali, può fare un gran bene alle mie radici e ridarmi un po’ di vigore, dopo tutto cio’ che mi avete fatto subire quest’anno. E voglio vedervi lottare su ogni palla in campo stavolta. Dovete pressare il Napoli alto. Voglio vedervi nella loro metà campo. E se segnate un gol, non dovete rintanarvi in difesa, ma cercare di farne un secondo, e un terzo."
Nota sull'autore:
Erik Vincenti Zakhia, è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola). E’ titolare di un diploma di master d’ingegneria nello sviluppo sostenibile dall’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, e parla quattro lingue. Potete seguire il suo lavoro su Linkedin https://www.linkedin.com/in/erik-zakhia/ e su Instagram https://www.instagram.com/arbarodeespero/
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