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Bonny alla Fiorentina, la provocazione di Matri: è fattibile? Come giocherebbe?

Matteo Torniai Redattore 
Un consiglio che può diventare prezioso? Forse. Il futuro di Kean è tutt'altro che definito e, in caso di cessione, su quale tipo di attaccante dovrebbe virare la Fiorentina? Bonny (o il suo prototipo) può essere un'opzione

"Per me Kean-Fiorentina è finita a livello di stimoli, io me ne priverei. Posso lanciare un nome per i viola? Bonny!"

Il nome lanciato da Alessandro Matri dopo Lecce-Fiorentina accende inevitabilmente una riflessione: se davvero Moise Kean dovesse lasciare Firenze in estate, Ange-Yoan Bonny potrebbe rappresentare un sostituto credibile?

La sensazione, ad oggi, è che il paragone tra i due vada fatto tenendo conto di due aspetti distinti: il valore assoluto del giocatore e il tipo di attaccante che servirebbe alla Fiorentina del futuro.

Kean resta, per status, curriculum e numeri, un giocatore superiore. Non solo perché ha già dimostrato di poter essere determinante in Serie A e in Europa, ma anche perché ha già trascinato una squadra (la Fiorentina) sulle spalle. Nella passata stagione ha chiuso con 25 reti complessive, tra campionato, Coppa Italia, Conference League e preliminari, numeri da vero leader offensivo. Anche quest’anno, pur condizionato dai continui problemi fisici e dal dolore cronico alla tibia, è comunque riuscito a mettere insieme 9 gol stagionali.

Il problema, però, è tutto lì: gli infortuni, le continue assenze e soprattutto la sensazione che il rapporto tra Kean e Firenze possa essere arrivato alla fine. Matri lo ha detto chiaramente: non mette in discussione il valore del giocatore, ma gli stimoli. E se davvero dovesse arrivare un’offerta importante, magari vicina ai 62 milioni della clausola rescissoria inserita nel nuovo contratto fino al 2029, la Fiorentina potrebbe seriamente decidere di monetizzare.

Anche perché l’estate viola si annuncia complessa. Tra riscatti obbligatori, giocatori da confermare, prestiti di ritorno, monte ingaggi da alleggerire e assenza delle coppe europee, il club dovrà inevitabilmente ridimensionare la rosa. In questo scenario, un’eventuale cessione di Kean potrebbe rappresentare il modo migliore per finanziare una rifondazione tecnica.

Le differenze tra i due: numeri e caratteristiche

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Ed è qui che entra in gioco Bonny. Parliamo di un attaccante molto diverso da Kean. Meno finalizzatore, più uomo di raccordo. Meno centravanti d’area, più giocatore di movimento. È stato definito da molti come “un numero 10 con il fisico del 9”, ed è una definizione che rende bene l’idea. In carriera ha segnato meno rispetto a Kean, ma ha sempre avuto una predisposizione maggiore a giocare per la squadra.

Iachini in estate ne ha parlato così: "Bonny vede bene la porta, anche se i numeri non lo dimostrano ancora pienamente. Ma ha qualità nel finalizzare. È dotato di ottime fibre muscolari, è potente e tecnicamente valido. Ha un grande spunto e un’eccellente progressione".

I numeri (ci perdonerà Iachini) aiutano a capire la differenza. Kean, in carriera, ha collezionato 361 presenze con 124 gol e 18 assist. Bonny è fermo a 173 presenze, 23 reti e 19 assist. Già questo basta a raccontare come il francese sia un attaccante meno ossessionato dalla porta e più coinvolto nella costruzione del gioco.

Anche i dati della Serie A vanno in questa direzione. Kean ha segnato 8 gol in 2047 minuti, con un xG (gol attesi) di 15.06 e ben 18 grandi occasioni sprecate. Bonny, pur giocando appena 904 minuti, ha segnato 5 reti con un xG di 3.24, producendo anche 3 assist e 6 grandi occasioni create. Kean tira molto di più, attacca la profondità e vive per il gol. Bonny partecipa di più al gioco, lega i reparti e rende meglio accanto a una punta fisica. Lo si vede perfettamente nelle heat-map (di Sofascore) di entrambi i calciatori (a destra Kean, a sinistra Bonny).

Bonny (a sinistra) svaria molto, non vive dentro l'area, ma quasi a tutto-campo partendo tendenzialmente dalla sinistra per arrivare al centro. Quando si abbassa lo fa per legare il gioco e verticalizzare. Kean, a differenza sua, vive principalmente nella trequarti/area avversaria, agendo quasi da solista nella protezione e nello smistamento del pallone. "One man Army" direbbero gli inglesi.

Nella valutazione delle heat-map, ovviamente, le due squadre di appartenenza fanno tutta la differenza del mondo. L'Inter gioca con un sistema consolidato da anni; aggiornato sì da Chivu, ma che vive su meccanismi conosciuti dagli interpreti in campo. Inserirsi, per un giocatore duttile come Bonny, diventa piuttosto semplice. Kean, invece, il "suo ruolo" se l'è dovuto inventare. Meno relazionale, più di impatto. Potrebbe serenamente ricevere palla spalle alla porta, girarsi e puntare tutta la difesa avversaria (come successo, ad esempio, nel gol a inizio stagione contro la Roma). Non ha mai amato, o meglio; a Firenze, non ha mai dimostrato grande feeling con i compagni di reparto, prima con Gudmundsson, poi con Piccoli. Un solista, una vera e propria prima punta.

Piccoli-Kean o Piccoli-Bonny?

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Ed è proprio per questo motivo che il nome di Bonny potrebbe diventare interessante per la Fiorentina. Nell'attuale stagione i viola hanno provato spesso a far convivere Kean e Roberto Piccoli, ma con risultati poco convincenti. Entrambi attaccano la profondità, entrambi occupano gli stessi spazi, entrambi preferiscono ricevere in area piuttosto che lavorare spalle alla porta.

Bonny, invece, potrebbe integrarsi molto meglio con Piccoli (considerata una sua più probabile permanenza dato il grande investimento fatto in estate). Potrebbe muoversi alle sue spalle, dialogare tra le linee, liberare spazi e permettere alla squadra di avere una coppia offensiva più complementare. È un attaccante che ama giocare in coppia, come ha fatto spesso ai tempi del Parma e come continua a fare oggi all’Inter accanto a giocatori come Lautaro Martínez, Marcus Thuram o Francesco Pio Esposito.

L'aspetto economico: sarebbe un'operazione sostenibile?

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Dal punto di vista economico, però, c'è da fare una considerazione proprio in questo senso. Bonny percepisce circa 2 milioni netti a stagione, meno dei 5 percepiti da Kean a Firenze. Ma l'Inter lo ha pagato ben 23 milioni in estate, ciò vuol dire che per prenderlo la Fiorentina dovrebbe versare una cifra dai 25 milioni in su. E non è scontato che la Fiorentina possa fare un'altra operazione così onerosa a livello di cartellino 12 mesi dopo Piccoli. Con l'ex Cagliari è stato più un buco nell'acqua che un reale successo. Un errore, a bilancio, si può sostenere in qualche modo, ma due potrebbero iniziare a pesare. Bonny è un ottimo prospetto dalle indubbie qualità, ma non ancora una certezza. Questo, nell'ipotetico scenario immaginato da Matri, diventa un altro aspetto da tenere in considerazione.

Conclusioni

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Bonny non sarebbe dunque un sostituto diretto di Kean. Sarebbe un cambio di filosofia. Kean è un attaccante che ti trascina da solo, che vive di strappi, profondità e gol. Bonny è un giocatore che ha bisogno del contesto giusto e di una squadra organizzata attorno a lui.

Per questo la scelta dipenderà soprattutto da chi sarà il prossimo allenatore della Fiorentina e da quale idea di calcio vorrà proporre. Se il club cercherà ancora una punta dominante e centrale, allora Bonny rischia di non bastare. Se invece la nuova Fiorentina vorrà costruire un attacco più associativo, con due punte complementari e maggiore fluidità offensiva, allora il francese potrebbe diventare davvero una soluzione credibile.