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Iachini a VN: “Fiorentina fiore all’occhiello di Rocco. Quando lo conobbi era spaventato”

Tommaso Ormini
Il ricordo di Giuseppe Iachini su Rocco Commisso: stima, fiducia e quel rapporto speciale che ha segnato uno dei momenti più delicati della sua presidenza alla Fiorentina

Forse l’allenatore più amato da Rocco Commisso alla Fiorentina. Per ricordare nella maniera migliore il lato umano, non solo professionale del compianto presidente viola, abbiamo contattato Giuseppe "Beppe" Iachini, allenatore della Fiorentina durante l’era Commisso dal suo arrivo in panchina fino alla salvezza conquistata sul campo in due annate consecutive, prima subentrando a Montella, poi con nel mezzo la parentesi Prandelli. Un legame fatto di stima reciproca, fiducia e difesa costante, che Iachini ha sempre ricordato con affetto. “Beppe merita una statua”, un’espressione che, al di là dell’ironia, racconta quanto Commisso fosse legato al suo allenatore e al lavoro svolto in uno dei momenti più delicati della sua presidenza. Ecco le parole di un Beppe Iachini molto scosso durante la nostra telefonata:

Ciao Beppe, hai qualcosa da raccontare su Rocco Commisso?

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"Rocco era una grandissima persona a livello umano e un grande presidente, voleva tanto bene alla Fiorentina. Pensi che giorni come questi non arrivino mai, è un grandissimo dispiacere. Abbiamo vissuto bellissime pagine insieme, mi ha sempre sostenuto e ha speso sempre parole eccezionali nei miei confronti. C'è stato un grande rapporto di stima reciproca, sia a livello umano che lavorativo. Mi ha sempre riconosciuto le doti di lavoratore. Quando arrivai, con la squadra penultima in classifica, facemmo una grande rimonta, nonostante tutte le difficoltà del Covid. In quei mesi ci fu una sua grande vicinanza".

C'è un aneddoto che ti piacerebbe raccontare?

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"Ce ne sarebbero tanti... Mi ricordo molte telefonate dopo le partite, durante la settimana, sempre per dimostrare grande vicinanza e supporto visto che non sempre poteva essere a Firenze. Ricordo tanti inviti a cena, parlando della squadra, del calcio ma anche di tanto altro. Grandi momenti a livello umano".

Dopo Joe, adesso anche Rocco...

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"Sembra impossibile, ma è la realtà. A pensare che entrambi non ci siano più mi vengono i brividi. Qualche anno fa chi avrebbe potuto immaginare una cosa del genere? Due persone giovani che adesso non ci sono più... Il loro rapporto era come padre-figlio. Rocco mi ha raccontato più volte la sua storia, partito dalla Calabria con niente. Conobbe Joe in America e da lì non si sono più separati. Arrivarono a Firenze insieme, Joe era il suo uomo di fiducia. Entrambi volevano tanto bene alla Fiorentina, era il loro fiore all'occhiello. Erano legatissima alla città, vivevano per la squadra".

Che ricordi della frase di Rocco sulla statua in tuo onore?

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"Fa capire che presidente era, chi riconosceva il lavoro. Quando ci parlai per la prima volta erano molto preoccupati per la situazione alla Fiorentina, temevano davvero una retrocessione. Nonostante tutte le difficoltà, siamo riusciti ad arrivare al nono posto, facendo una media punti importante. Era un presidente molto tifoso della Fiorentina".

Infine...

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"Ci tengo a fare le mie più sentite condoglianze alla famiglia di Rocco, a sua moglie Catherine, una bravissima donna, anche lei molto legata alla Fiorentina e ai suoi figli".