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Harrison e il nuovo volto della trequarti: come cambia l’attacco della Fiorentina

Oggi è l'Harrison-day: come l'esterno inglese può influenzare le scelte tattiche di Paolo Vanoli
Matteo Torniai Redattore 
Harrison e il nuovo volto della trequarti: come cambia l’attacco della Fiorentina- immagine 1

L’arrivo di Jack Harrison nel mercato di gennaio aggiunge un tassello importante - e allo stesso tempo complesso - al mosaico offensivo della Fiorentina. Non tanto per il valore del singolo, quanto per l’effetto domino che il suo innesto produce su tutta la trequarti, oggi improvvisamente affollata e ricca di soluzioni. Con Harrison, Gudmundsson e Solomon, la Fiorentina si ritrova infatti con tre giocatori offensivi di qualità, accomunati da una tendenza naturale a partire da sinistra. Una ricchezza che, però, impone riflessioni tattiche profonde.

Nel progetto di Paolo Vanoli, l’idea di riferimento resta il 4-2-3-1, sistema che permetterebbe di valorizzare il talento offensivo senza sacrificare troppo l’equilibrio. In questo contesto, Gudmundsson rappresenta la chiave di volta. L’islandese, tornato recentemente a brillare partendo da sinistra, ha mostrato il volto migliore di sé proprio quando gli è stata restituita libertà d’azione, ricalcando il ruolo che aveva nel Genoa di Gilardino: un fantasista totale, formalmente sottopunta ma libero di allargarsi, accentrarsi, cercare l’uno contro uno e il tiro. Vanoli lo ha volutamente riportato su quella strada, ottenendo risposte incoraggianti.

L’arrivo di due esterni puri come Harrison e Solomon apre però uno scenario nuovo: Gudmundsson può tornare stabilmente al centro della trequarti, da numero dieci, lasciando le corsie a chi le interpreta di ruolo. È qui che il discorso si fa interessante. Harrison, ala mancina di piede mancino, non è il classico esterno a piede invertito: ama partire largo, arrivare sul fondo e mettere palloni tesi e tagliati verso l’area. I numeri parlano per lui: 361 partite in carriera, 53 gol e 47 assist, con una produzione equilibrata sia a sinistra che a destra. Tuttavia, è proprio sulla corsia mancina che esprime al meglio la sua identità, sfruttando il cross come arma principale.

Solomon, invece, pur partendo anch’egli prevalentemente da sinistra, è più abituato a giocare a piede invertito ed è più incline ad accentrarsi. Nella sua ultima stagione in Championship ha messo insieme 10 gol e 12 assist, dimostrando di saper essere decisivo sia come finalizzatore che come rifinitore. È anche per questo che, nel disegno ideale, potrebbe essere lui ad adattarsi meglio a destra, lasciando a Harrison la corsia opposta e a Gudmundsson il centro della scena. Una trequarti così composta permetterebbe continue rotazioni, scambi di posizione e soprattutto garantirebbe all’islandese quella libertà di movimento che lo rende imprevedibile e determinante. Per il momento i tre interpreti sono tutti orientati a sinistra: è difficile immaginarli insieme dall'inizio.