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Ci sono partite che si decidono nei dettagli, e stagioni che si salvano negli ultimi trenta minuti. Non è una suggestione, ma una tendenza sempre più evidente in Serie A: è dopo il sessantesimo che si concentrano errori, cali di tensione e, soprattutto, punti persi o guadagnati. In questo contesto, il finale di gara diventa una vera e propria cartina tornasole per misurare la solidità di una squadra.
La Fiorentina, per lunghi tratti della stagione, ha pagato proprio lì il prezzo più alto, mostrando fragilità nei momenti decisivi. Poi, improvvisamente, qualcosa è cambiato. E analizzando i dati delle ultime stagioni, emerge con chiarezza come questa inversione nei minuti finali non sia solo un dettaglio, ma il fattore che più di ogni altro separa chi si salva da chi retrocede.
Per gran parte del campionato, i numeri dei viola raccontavano una squadra vulnerabile nei finali, perfettamente in linea con chi lotta per non retrocedere. Nelle prime 27 giornate, infatti, erano arrivati 19 gol subiti dopo il 60’, a fronte di appena 10 segnati nello stesso intervallo. Un disequilibrio che non restava confinato alle statistiche, ma si traduceva in risultati concreti: 8 punti persi negli ultimi trenta minuti, con una media negativa (-0,30 punti a gara) che fotografava una squadra incapace di gestire i momenti decisivi. Le gare in casa contro Como, Verona e Torino sono solo alcuni degli esempi a testimonianza di tutto ciò.
Poi, però, qualcosa è cambiato. Nelle ultime quattro partite di campionato (Parma, Cremonese, Inter e Verona), la Fiorentina ha completamente ribaltato il proprio rendimento nei finali: zero reti subite dopo il 60’ e tre segnate, con un saldo che diventa improvvisamente positivo e porta in dote tre punti guadagnati proprio in quella fascia di gara. Un’accelerazione che pesa enormemente anche in termini percentuali, visto che in questo breve ciclo è arrivato un quarto dei punti complessivi, 8 di 32 (con due vittorie e due pareggi).
Per capire quanto sia rilevante questo cambiamento, bisogna isolare il dato chiave e metterlo in prospettiva: i gol subiti dopo il 60’. Nella stagione in corso, la Fiorentina ne ha concessi 19, sommando le reti incassate tra il 60’ e il 75’, tra il 76’ e il 90’ e nei minuti di recupero. Un numero che, preso da solo, può sembrare neutro, ma che assume tutt’altro significato se confrontato con le dirette concorrenti. Squadre come Lecce, Hellas Verona e Pisa viaggiano su cifre sensibilmente più alte, spesso tra i 20 e i 25 gol subiti nella stessa fascia temporale, segno di una fragilità strutturale nei finali che si riflette inevitabilmente sulla classifica.
E' allargando lo sguardo alle stagioni precedenti che il quadro diventa ancora più chiaro. Negli ultimi cinque campionati di Serie A, le squadre retrocesse presentano quasi sempre un tratto comune: un numero molto elevato di gol subiti dopo il 60’. Nella stagione 2023/24, la Salernitana ha incassato 31 reti negli ultimi trenta minuti, mentre Sassuolo e Frosinone si sono fermate rispettivamente a 33 e 29. Dati che trovano conferma anche nell’annata precedente (2022/23), dove la Sampdoria e la Cremonese hanno superato quota 29, e l’Hellas Verona si è attestato comunque su valori molto alti, intorno ai 25.
Il trend non cambia andando ancora indietro. Nel 2021/22, squadre come Venezia, Cagliari e Genoa hanno confermato la stessa difficoltà nei finali, mentre nel 2020/21 casi estremi come Crotone e Parma hanno toccato rispettivamente quota 33 e addirittura 37 gol subiti dopo il 60’. Numeri che, più di ogni altro indicatore, spiegano la retrocessione finale.
Da questo confronto emerge una soglia piuttosto netta. Le squadre che superano stabilmente i 28-30 gol subiti negli ultimi trenta minuti sono quasi sempre destinate a scendere, quelle che si collocano tra i 22 e i 27 restano in bilico fino alla fine, mentre chi riesce a rimanere sotto quota 20 costruisce generalmente la propria salvezza proprio sulla capacità di reggere nei finali. In questo senso, la Fiorentina si posiziona già in una fascia relativamente sicura con i suoi 18 gol subiti dopo il 60’, ma ciò che fa davvero la differenza è il trend recente.
Perché, se i numeri stagionali raccontano una squadra inizialmente fragile, le ultime quattro partite descrivono un gruppo completamente diverso, capace non solo di non subire, ma anche di colpire nei momenti decisivi. Ed è proprio questo l’elemento che, incrociando i dati degli ultimi cinque anni, distingue chi si salva da chi retrocede: non tanto il numero totale di gol concessi, quanto il momento in cui arrivano.
La Fiorentina, per mesi, ha avuto un profilo da squadra in difficoltà. Non a caso, dopo la gara interna contro il Torino, chiusa con il pareggio firmato da Maripán nel recupero, erano arrivate, da parte di Vanoli, parole che fotografavano perfettamente il problema: nel finale mancavano attenzione, comunicazione e gestione. Poi, però, quel difetto sembra esser stato corretto, proprio dove faceva più male, trasformandosi nel principale punto di forza, almeno di queste ultime gare. L'attenzione, la famosa cura dei dettagli si son dimostrati fattori determinati. E' sull'aspetto psicologico che Vanoli si è più concretato in questi mesi. E adesso, dati alla mano, non si può fare che dare a lui atto di quanto svolto. Meglio tardi che mai? In questo caso sì. Verona e Cremona erano due partite fondamentali per le sorti dell'annata viola. E oggi, che siamo ben oltre il sessantesimo minuto della stagione, è il fine a giustificare i mezzi. Oppure, detta alla Vanoli, è il risultato a giustificare ogni tipo di estetica.
Statistiche e numeri acquisiti grazie al prezioso contributo di Roberto Vinciguerra.
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