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“Non sono quel rigore”: da Frosinone a Sassuolo, Grosso e la nascita di un’identità

“Non sono quel rigore”: da Frosinone a Sassuolo, Grosso e la nascita di un’identità - immagine 1
Dopo anni difficili, Fabio Grosso si è costruito un'ottima carriera come allenatore
Niccolò Meoni
Niccolò Meoni Redattore 

La carriera da giocatore di Fabio Grosso è stata una lenta ascesa, dalla Serie C a 22 anni, al Mondiale tedesco vissuto da assoluto protagonista. L'immagine che ha lasciato al popolo italiano è chiaramente legata al rigore di Berlino, ma Grosso adesso è un tecnico, e lui stesso ci tiene a sottolinearlo "Io non sono quel rigore, ma la strada che mi portò a calciarlo e quella che ho percorso dopo, per allontanarmi dal dischetto". Grosso negli ultimi giorni sembra essere nel mirino di Fabio Paratici, ma andiamo a scoprire come Grosso ha risollevato la sua carriera, conquistando ottimi risultati con Frosinone e Sassuolo.

La svolta

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Dopo anni non semplici, conditi da esoneri con Verona, Brescia e Sion, Grosso è ripartito dal Frosinone. Una scelta che a posteriori a pagato, ma che sembrava l'ennesimo girovagare per uno dei Campioni del Mondo 2006. Grosso ci mette un anno e mezzo per accendere il motore dei ciociari, ma nella stagione 2022/23 il Frosinone domina il campionato, venendo promosso con 3 giornate d'anticipo. Un'esplosione inattesa, ma netta, miglior attacco e miglior difesa. Grosso punta sul suo canonico 4-3-3, un modulo che riesce a valorizzare soprattutto le catene laterali, veri punti di forza delle squadre di Grosso. Insigne e Caso, con Mulatteri a fare da riferimento centrale, sono le spine nel fianco per le difese avversarie con 17 gol che arrivano proprio dalla coppia di esterni. Grosso poi prende una scelta a sorpresa, lascia i ciociari, in attesa di una chiamata importante, che arriva pochi mesi dopo.

Il Sassuolo

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A puntare su Grosso è una nobile decaduta, in pieno caos, il Lione. La sua avventura dura però pochissimo, giusto il tempo di rischiare la vita a causa di un sasso lanciato dai tifosi del Marsiglia. Grosso si prende del tempo, e arriva l'occasione giusta, il Sassuolo. I neroverdi scendono in B con le idee chiare, tornare in Serie A immediatamente, ed i big rimangono. La rosa è fuori scala, e Grosso la sfrutta al meglio. Anche stavolta gli esterni vengono valorizzati, con Laurientè che chiude capocannonieri, e Pierini che raggiunge la doppia cifra. La B viene stradominata, ma anche in A la musica non cambia. Carnevali tiene i gioielli preziosi, e Berardi torna in grandi condizioni. Il Sassuolo di Grosso è una squadra reattiva, non a caso è una delle peggiori come numeri sulla pressione alta (quintultimo per altezza delle pressioni, sestultima come indice di pressione in A), ma sa fare malissimo in transizione, come hanno sperimentato Como, Atalanta e Milan. La squadra in difesa si abbassa, sfruttando le qualità di Idzes e Muharenovic, con l'abilità tattica di Matic. Poi in transizione si sfruttano gli esterni, e le catene laterali. Grosso sa valorizzare i giovani ed i giocatori moderni come Konè. Laurientè e Berardi vengono lasciati liberi di esprimersi in campo aperto, ed i neroverdi hanno stupito tutti da neopromossi. La sua storia con il Sassuolo sembra essere giunta al capolinea, sarà davvero la Fiorentina la sua prossima tappa?