La salvezza ormai ad un passo e la voglia di immaginare il futuro. Con Marco Bucciantini abbiamo analizzato la stagione della Fiorentina con l'incubo retrocessione ormai (quasi) scongiurato. E' tempo di tracciare una linea anche se non siamo ancora ai bilanci definitivi sul conto di Paolo Vanoli: “Non partecipo al referendum quotidiano sui destini degli altri. E intanto mi prendo ancora 5 partite: tutto è significativo” ci ha detto il volto di Sky.
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VIOLA NEWS esclusive le nostre esclusive Bucciantini a VN: “Commisso, qual è l’ambizione? No alla rivoluzione. Vanoli ha due meriti”
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Bucciantini a VN: “Commisso, qual è l’ambizione? No alla rivoluzione. Vanoli ha due meriti”
Bucciantini a Violanews: "Se il Como arriva quinto sarà la nona squadra a fare meglio della Fiorentina nell'era Commisso. Spero che il mercato sia fatto nell'interesse della società e non di un procuratore..."
Ok Marco, aspettiamo. Però un giudizio sul lavoro di Vanoli devo chiedertelo.
—Ha preso una squadra che non era solo ultima, ma disorientata tatticamente e disossata atleticamente. Il primo mese tutto quello che lui faceva veniva respinto a causa di questo essere indietro da parte della Fiorentina. Ha preso schiaffi ma intanto ha allenato la squadra. E dalla partita con l’Udinese il lavoro è tornato, permettendo anche un cambio di modulo favorito poi dagli esterni d’attacco arrivati a gennaio. L'altra cosa che gli riconosco è che ha migliorato alcuni giocatori sui quali il giudizio era promettente ma sospeso e infine negativo: in una piazza come Firenze - dove non si possono comprare campioni “fatti” - è fondamentale migliorare o inquadrare giocatori come Fagioli e Ndour. Fagioli, che all'inizio si sentiva mezz’ala e soffriva l’idea di intestarsi la regia e che adesso sembra nato per quel ruolo, nel quale mette tecnica, visione, letture ed esprime tutto il suo talento. Ndour fino a due mesi fa era un gigante che spariva in campo e adesso lo vedi tutto quel fisico… e vedi anche la personalità di lavorare in mezzo al campo, di aiutare in costruzione, di tirare e segnare, vedi un vero centrocampista.
Un giudizio molto positivo, mi pare...
—Questa è semplicemente cronaca, e non si può negare ed è decisiva nel racconto. Altrimenti diventiamo opinionisti di noi stessi, cerchiamo le nostre idee nei fatti, io invece mi lascio contraddire, se le cose vanno diversamente dalle prime impressioni. L’inventore della matematica era un filosofo tormentato dal dubbio. I commentatori di calcio sono pieni di verità, che incredibilmente coincide sempre con la loro idea. Vanoli da “capo” allenatore ha fatto un campionato e mezzo in Serie B (bene) e un campionato e mezzo in Serie A. Ha una breve esperienza in Russia (dove ha vinto una coppa) e ormai datato ha vinto il campionato in Eccellenza, agli inizi della carriera (non ha trovato la panchina apparecchiata in Serie A). Nel mezzo, ha allenato le giovanili azzurre e assistito Conte a Londra e Milano. Questo breve riassunto biografico per dire che non è un allenatore che si porta dietro in giudizio consolidato, un modo di giocare (anzi: mi pare molto duttile), uno “storico”. A maggior ragione è giusto usare tutto quello che succede e succederà per il giorno del giudizio. E quel giorno sarà valutato anche che la rimonta salvezza è stata fatta con poco Kean, con Gosens infortunato, con De Gea certamente diverso rispetto all’alieno dello scorso anno. Questi furono i trascinatori dello scorso anno. Io credo che quella statistica che vedeva sempre retrocessa una squadra con quei pochi punti dopo 15 partite non debba oggi essere sventolata: la Fiorentina era una specie di fantasma in quella zona, c’era e non c’era. Ma era un fantasma anche in campo, la salvezza era possibile ma andava costruita con realismo ed è stato fatto. Trovata la squadra, creata un’anima comune, qualcosa è arrivata anche nelle giornate meno fluide, come gli ultimi 7 punti: due assist e un gol di Harrison dalla parte destra (a gran voce si chiedeva a Vanoli di dirottarlo dall’alto parte), il gol di Fagioli a Verona e quello di Gosens con la Lazio. Cioè, anche senza Kean, senza Solomon, senza la vivacità di Parisi, e con una squadra più compatta Piccoli e Gudmundsson hanno dato poco come statistiche e come interpretazione (e sono circa 50 milioni di soldi spesi). Questo senso di squadra per me va difeso con un giudizio onesto e grato.
Per te c'è un eccesso di critica su Vanoli?
—Su tutti. Su tutto. Non riconoscere il lavoro degli altri è profondamente ingiusto, è costume nel racconto del calcio di questo Paese. Succede ovunque e a Firenze è successo con tutti. Certo, una stagione come questa semina insoddisfazione, frustrazione. Però è giusto scomporre i momenti, non sono stati tutti uguali. E in generale viviamo un calcio che a ogni settimana vuole arrivare al giudizio universale, su un dirigente perché ha sbagliato un acquisto, su un allenatore o un giocatore in base all'ultima partita. Viviamo in agguato con la delusione in tasca, la polemica in bocca. Perfino Fabregas deve ascoltare ideologiche critiche se perde una partita, con una squadra che ci ha dato idee, bellezza e lotta per la Champions. Abbiamo rattrappito il pensiero, perdendo competitività. Dobbiamo renderci conto che la crisi del calcio italiano dipende anche da questa narrazione, perché la negatività vende ma così stiamo intossicando il calcio.
Allora a prescindere dal nuovo allenatore, cosa ti aspetti per la Fiorentina del domani?
—Ti rispondo con le parole che usai 12 mesi fa. È fondamentale un’analisi profonda e seria e libera della stagione e forse anche della scorsa, quando questo momento fu controverso, portando alla ribellione di Palladino. Nel frattempo, è drammaticamente cambiato il proprietario e io credo che sia decisivo capire come Joseph Commisso (e la madre) si rapporteranno con Firenze. E’ cambiato volto, è cambiato presidente, anche se la famiglia è la stessa abbiamo bisogno di capire quale sarà la sua presenza e quali saranno le sue intenzioni. Può darsi che le attività in America lo obblighino a delegare ancora di più sulla Fiorentina. L'arrivo di Paratici può essere letto in questa direzione, può essere i il punto di riferimento e sintesi della proprietà e della società. E allora saranno decisivi i margini: Paratici però in se stesso riassume un’idea “espansiva”. Per ora abbiamo suggestioni, da giugno capiremo. Intanto, a Gennaio doveva e ha potuto spendere. E spero che il prossimo mercato lo farà lui, con Goretti, insomma una società con i suoi interessi e non un procuratore (con i suoi). Però una cosa i Commisso ormai devono accettarla: con loro, la Fiorentina ha perso quote nella storia del calcio, la retorica del fare non è una profezia auto-avverante. Se il Como dovesse arrivare nelle prime cinque (oggi è quinta) sarebbe la nona squadra che fa meglio della Fiorentina nell’era Commisso come rendimento massimo. La Fiorentina è ancora quinta nello storico dei punti della Serie A, eppure nessuno oggi la colloca in quel gruppo. Qual è l’ambizione? Quale dimensione? Che calcio vuol distinguere quest’avventura? L’ultima non è una domanda “vuota”: Atalanta, Como, perfino Napoli (anche se Conte ha stravolto un po’ i loro parametri) hanno identità precise e riuscite.
Ok, adesso però fallo tu il ds: rivoluzione totale oppure no?
—La Fiorentina è da migliorare, è impossibile rivoluzionare un organico con così tanti giocatori a contratto, e tanti ritorni da piazzare. Chiediamo sempre acquisti, poi ci accorgiamo che l’accumulo paralizza la gestione, perché nessuno oggi in Italia riesce a comprare quello che vuole o che serve, ma vive di aggiustamenti e arrangiamenti. Non siamo una manifattura, che è venuto male un pezzo e butto via tutto, tra l'altro sono giocatori che hanno dimostrato che nel contesto giusto ti danno qualcosa di buono. Diciamo che mi piacerebbe insistere sul 4-3-3 o sul 4-2-3-1, moduli che ci rendono più moderni, ma questo è un gusto personale, l’Inter e l’Atalanta in questi anni con il 3-5-2 hanno giocato un gran calcio, e lo hanno portato nelle finali di Chanpions e di Europa League.
E a livello di singoli?
—Confermerei Solomon e anche Harrison, che nelle ultime giornate ha dato un contributo. E cercherei ancora un altro esterno con un bello strappo e qualche gol (lo so, li abbiamo cercati per anni, ammonticchiando fregature). Questo modulo esalta Dodò che è uno dei più grandi produttori di calcio della Serie A, dai la palla a lui e qualcosa succede. Ci sono tanti centrocampisti, io ne comprerei uno forte, veloce di pensiero e capace di incidere sulla trequarti (il Como ne ha 3/4 così), tenendo poi i migliori tra quelli che hai. Ma la questione più importante riguarda l'attacco, perché il valore e le caratteristiche degli attaccanti determinano il gioco di una squadra. E ovviamente tutto comincia da Kean: la Fiorentina di fatto si è salvata senza di lui, mentre con l'Italia ha giocato e questo ha agitato i sentimenti. Però a quanto ho capito l'infortunio di Kean è una cosa seria, prima di tutto deve guarire e se il viaggio in nazionale ha compromesso la guarigione è stato sbagliato giocare in Nazionale, non saltare le partite con la Fiorentina. A chi dice: deve tornare in campo, per mostrare attaccamento o anche per mettersi in vetrina (per essere venduto) rispondo senza concessioni: no, Kean deve guarire. Un calciatore deve essere sano. Poi, dentro la Fiorentina sapranno pesare assenze e presenze. Poi servono riflessioni profonde su Gudmdundsson, anche in considerazione del modo di giocare della squadra, e su Piccoli, quale parte possa avere nella Fiorentina: il rendimento lo allontana dai titolari, il costo del cartellino ne rende inaccettabile la panchina. Certi giudizi non si possono rinviare, ma tutto comincia dal destino di Kean.
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