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Che fine ha fatto? Mario Suarez, da pretoriano del Cholo a podcaster di successo

Che fine ha fatto? Mario Suarez, da pretoriano del Cholo a podcaster di successo - immagine 1
Mario Suarez, che fine ha fatto? Scopriamolo nella nostra rubrica, Meteore Viola
Niccolò Meoni
Niccolò Meoni Redattore 

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Diego Pablo Simeone ed il suo Cholismo hanno segnato, in parte, il calcio europeo degli ultimi 15 anni. Il primo Atletico Madrid era una squadra in grado di resistere, abbattere i semidei con dei semplici umani. Per far questo servono dei pretoriani disposti a tutto per sovvertire un sistema dipendente dal dualismo tra Barça e Real. Chi meglio di un tifoso rojiblanco, un ragazzo con il sangue biancorosso, poteva rappresentare il Cholismo? Oggi in Meteore Viola vi raccontiamo la storia di Mario Suarez.

L'Atleti nel cuore

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Mario Suarez nasce ad Alcobendas, nel 1987, ad 14km dal vecchio ed iconico Vicente Calderon. Suarez cresce in una famiglia di calciatori come lui stesso racconta: "Enrique, il fratello di mia madre, è stato capitano del Basilea per molti anni. Infatti, ha sposato una donna svizzera, ha tre figlie e vive lì. C'è stato un periodo in cui ha ricevuto offerte da Oviedo e Atlético, ma alla fine non le ha accettate". Sarà proprio il piccolo Mario a compiere quel destino, entrando nel settore giovanile dei Colchoneros, il club del suo cuore. Suarez esordisce in prima squadra nel 2004, coronando un sogno. L'Atletico Madrid di quegli anni è una squadra in piena ricostruzione, un club ancora ancorato alla propria tradizione da eterno perdente (d'altronde il soprannome storico dei biancorossi è Pupas, ovvero perdenti). Per consacrarsi Suarez deve però fiorire lontano da casa sua, prima a Vigo, dove incrocia l'ex bomber bulgaro Hristo Stoichkov come allenatore, ma soprattutto a Maiorca, dove diventa un perno fondamentale a centrocampo.

Il ritorno

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Nel 2010 l'Atletico Madrid decide che è il momento giusto per il ritorno a casa. Nel frattempo i Pupas sono tornati in alto, vincendo l'Europa League 2009/10, sotto la guida di Quique Sanchez Flores, trascinati da Diego Forlan e Sergio Aguero. Suarez comincia ad avere qualche acciacco fisico, ma nel frattempo un uragano si abbatte sull'Atletico Madrid. Il 23 dicembre 2011 Diego Pablo Simeone diventa il nuovo tecnico dei Colchoneros, ed il destino di una squadra intera cambia. Il Cholismo diventa un simbolo vero e proprio, con risultati immediati. A Bucarest il primo trionfo dell'era Cholista, l'Europa League, con un netto 3-0 sull'Athletic Club di Bilbao allenato dal Loco Bielsa. Suarez è titolarissimo, e finché il fisico lo segue è un vero pretoriano del tecnico argentino, arrivando addirittura in nazionale. Lui, un mediano tutto muscoli ed intensità nella Spagna di Xavi, Iniesta, Silva, Alonso e Fabregas. "Simeone ha tirato fuori il meglio di me; ho vinto titoli con lui, mi ha spinto al limite, siamo stati molto onesti l'uno con l'altro…". L'anno dopo il successo è forse ancora più dolce, la Copa del Rey in casa del Real Madrid, in casa del potere costituito, e Suarez è ancora al centro del 4-4-2 del Cholo. Nel 2014 c'è la conquista della storica Liga, ma Suarez comincia a perdere il posto nei confronti di Tiago, a causa di qualche problema fisico di troppo. Courtois, Juanfran, Godin, Miranda, Filipe Luis, Turan, Gabi, Suarez, Koke, Villa (o Raul Garcia), Diego Costa, una vera filastrocca per i tifosi Colchoneros.

Lo scambio

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Dopo un'ultima annata all'Atletico Madrid arriva la dolorosa cessione. A scommettere su di lui è la Fiorentina di Paulo Sousa, che prende un profilo estremamente diverso da quello di Pizarro, il play del triennio di Montella. Suarez arriva con una vera e propria mossa da pokerista di Daniele Pradè: cedere Stefan Savic all'Atletico Madrid, inserendo proprio il mediano come contropartita. D'altronde lo stesso Savic era arrivato a Firenze tramite uno scambio, con Nastasic che partì verso Manchester, sponda City. Rispetto al 2012 però, questo si rivela un discreto flop. Suarez è lontano parente di quello visto a Madrid, e la coppia Vecino-Badelj convince maggiormente Sousa. Suarez segna un solo gol a Firenze, contro il Frosinone, in un momento in cui la Fiorentina sembrava poter volare in alto. Lo stesso Suarez racconterà di come si sia pentito di aver lasciato Madrid: "Se c'è qualcosa di cui potrei pentirmi, è di aver preso quella difficile decisione di lasciare la squadra della mia vita. All'epoca ci pensai perché nel gennaio precedente si presentò l'opportunità di andare all'Inter... Se avessi avuto la maturità che avevo a fine carriera, non me ne sarei andato, ma non l'ho gestita bene, né a livello personale né nello spogliatoio e con Simeone".

Dal ritiro al Camino

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Per Suarez l'avventura fiorentina dura solo 6 mesi. Dopo di che inizierà a girare, tra Watford, Valencia ed una parentesi in Cina (molto in voga in quegli anni). Il tutto per poi tornare a casa sua, ma in un'altra versione. Nel 2019 Mario Suarez si accasa al Rayo Vallecano, la terza squadra di Madrid, salita recentemente alla ribalta per la finale di Conference League. Dopo aver contribuito alla causa del Rayo, Suarez si ritira nel 2023, non prima di essersi legato alla gente di Vallecas. Suarez è una persona che va decisamente oltre il campo da gioco, come dimostrato nel 2020, quando negozia le condizioni contrattuali dei dipendenti del Rayo, in piena crisi da Covid: "Abbiamo dovuto minacciare uno sciopero perché non volevano pagarci la nostra parte. Ci siamo offerti di pagare noi stessi i dipendenti del club, ma hanno rifiutato anche quello. Sono successe cose che non sarebbero dovute succedere e che avrebbero dovuto essere risolte più semplicemente". Adesso Suarez ha scelto l'altra metà del campo, quella di opinionista, sia per tv estere, che per le emittenti spagnole. Nel frattempo ha avviato anche un suo progetto indipendente, un interessantissimo podcast, chiamato, El Camino de Mario. Podcast dal quale sono passati moltissimi grandi calciatori, attuali e non. Lo scopo è uno, raccontare le storie dietro i calciatori, scoprire il lato umano delle star del calcio. Il primo ospite? Naturalmente un grandissimo amico, Radamel Falcao, compagno sia all'Atleti che al Rayo (portato a Vallecas proprio da Suarez). Da mediano duro a podcaster sincero e profondo, un cambiamento che nasconde una personalità completa. La sua esperienza a Firenze non è stata ricca di successi, ma Suarez di soddisfazioni se ne è tolte parecchie: "Da bambino sognavo di giocare per l'Atlético Madrid, vincere titoli, segnare al Calderón e giocare per la nazionale. Per fortuna, sono riuscito a realizzare tutto questo. I momenti più belli sono stati i titoli. Non solo quando li abbiamo vinti, ma quando li abbiamo portati a casa al Calderón".