Nel Boca Juniors dei primi anni ’90, Latorre era il fantasista. Batistuta, invece, era ancora il “ragazzo potente ma grezzo”, spostato al centro dell’attacco da Oscar Tabarez.
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Che fine ha fatto? Diego Latorre, “quello forte” con Batistuta, oggi volto TV
Molti dei gol del futuro Re Leone nascevano proprio dai piedi di Latorre. Quando la Fiorentina lo opzionò nel 1991, Cecchi Gori guardava le cassette del suo nuovo gioiello argentino. Ma, partita dopo partita, lo sguardo finiva sempre su un altro giocatore.
«Latorre non mi interessa, portatemi quel Batistuta».
È una frase che a Firenze è diventata quasi leggenda. Vera o romanzata che sia, racconta perfettamente cosa accadde: la Fiorentina prese Latorre… e scoprì Batistuta.
Doveva essere il nuovo Baggio
Firenze era ancora ferita per l’addio di Roberto Baggio. Serviva un numero dieci, un artista, qualcuno capace di accendere il Franchi.
Latorre sembrava perfetto. Giocava anche in Nazionale argentina, aveva numeri importanti con il Boca, veniva presentato come una gemma rara. Le sue stesse parole, appena arrivato, raccontavano l’entusiasmo:
«Sono un numero dieci che segna e che fa segnare. Che voto do alla mia tecnica? Dieci. Non vedo l’ora di giocare con Batistuta, con lui mi esalto: ci intendiamo a occhi chiusi».
Sembrava l’inizio di una storia bellissima. In realtà, era l’inizio di una delle meteore più clamorose della storia viola.
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