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Carobbi: “Da guardalinee alla Serie A, un sogno in 3 anni. Il triplo obiettivo viola”

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I ricordi e gli auguri di Stefano Carobbi, ex viola
Paolo Mugnai
Paolo Mugnai Redattore 

Nell’anno del centenario della Fiorentina, Violanews vi tiene compagnia con una serie di interviste con le persone che, questi cento anni di storia, li hanno scritti e continuano a scriverli. In campo, sugli spalti, coi ricordi e con il tifo. In questa undicesima puntata, la nostra redazione ha contattato Stefano Carobbi. Nato a Pistoia, difensore della Fiorentina in prima squadra dal 1981/82 al 1988/89 e dal 1991/92 al 1992/93 con 210 presenze (166 con 3 reti in Serie A, 4 in Coppa UEFA, 1 in uno spareggio valido per l’accesso in Coppa UEFA e 39 con 2 reti in Coppa Italia). Esordio a Firenze in Serie A il 27.02.1983: Fiorentina-Avellino 3-0.

Un commento sulla situazione attuale della Fiorentina?

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“Dopo la vittoria a Cremona, il passaggio del turno in Conference ci dà ancora più fiducia, anche perché una stagione disastrosa potrebbe trasformarsi in un’altra maniera. In Polonia la squadra ha reagito su un campo difficile e non era facile, a Cremona hanno dimostrato di poter fare bene, rimanendo compatti e tranquilli. La partita con l’Inter si prepara da sé. È la prima in classifica e ci sarà l’orgoglio dei calciatori in campo che giocheranno senza nessuna remora, verrà fuori una bella gara”.

Il ricordo più bello?

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“Sicuramente l’esordio in Serie A. Fu una sensazione strana. Ricordo che mentre mi avvicinavo al centro del campo ero come in una bolla di vetro, non sentivo niente. Il mio pensiero andava a ritroso, al nonno Cesare che non ha fatto in tempo a vedermi esordire, ma è quello che mi ha insegnato la vita, il rispetto e il sacrificio. Lui e Sergio Cervato, mio allenatore nelle giovanili viola, avevano lo stesso pensiero: prima bisogna diventare uomini e poi calciatori. Un aneddoto collegato al mio esordio in Serie A risale a tre anni prima".

Prego, ce lo racconti...

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"Per le partite delle giovanili all’epoca non c’erano i guardalinee, così a girare venivamo impiegati noi ragazzi. Quella mattina si giocava ad Arezzo e da Pistoia con mio padre, che non guidava, arrivammo alla stazione di Santa Maria Novella con il treno, poi da lì io presi l’autobus per raggiungere lo stadio e quindi il pullman della squadra per Arezzo. Arrivati al campo, però, l’allenatore mi disse: oggi fai te il segnalinee. Avevo sedici anni e quando, finita la partita, tornai indietro e mi ritrovai alla stazione di Santa Maria Novella per tornare a Pistoia io ero abbattuto, ma mio padre mi disse: Stefano, il sacrificio è troppo grande. Se ci sei rimasto male e non te la senti di continuare non ti preoccupare, ma io gli risposi che non mollavo. Da quell’episodio passarono solo tre anni e poi esordii in Serie A, quindi dico questo ai ragazzi: bisogna sempre lottare per i propri sogni”.

L’augurio per il centenario?

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“La cosa più bella che mi auspico è che la Fiorentina passi il centenario con la salvezza, la vittoria della Conference e la conseguente partecipazione alla prossima Europa League. Penso che sia questo l’obiettivo dato alla squadra da Paratici e Vanoli”.