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Una vittoria strappata, utile solo al morale. Ma contro la Cremonese serve molto di più

Enzo Bucchioni Editorialista 
Il commento del nostro opinionista a caldo, dopo la fine dell'ottavo di finale di andata di Conference League

La vittoria arriva solo nel recupero grazie a un rigore ingenuo, ma prendiamola per buona. Forse è oro. O petrolio, visti i tempi. Alla disperata ricerca di un segnale che ci faccia pensare positivo ci attacchiamo a tutto, anche a questo rigore.

Speriamo che una vittoria strappata con i denti faccia alzare il livello dell’umore nello spogliatoio. Speriamo che regali qualche preoccupazione in meno e qualche convinzione in più pensando ovviamente alla sfida di lunedì prossimo con la Cremonese che vale una stagione. Probabilmente il futuro. Non resta che sperare, come sempre. Meglio parlare poco di calcio per evitare strani pensieri.

Battere i volenterosi polacchi del Rakow, almeno in casa, avrebbe dovuto essere un qualcosa di scontato. Non facile, ma nella ampia disponibilità della Fiorentina. E invece ecco un’altra partita lenta, una squadra molle, senza idee, che gioca un calcio scolastico letto facilmente dai polacchi che sono modesti, ma alla fine riescono a restare sempre in partita senza soffrire. Anzi, sono andati addirittura in vantaggio per l’ennesima ingenuità difensiva (ancora Comuzzo). Il ribaltone poi c’è stato, almeno quello, frutto di un gran tiro di Ndour e di un rigore per un fallo di mano di una ingenuità clamorosa a due minuto dalla fine. Mandate un mazzo di fiori alla moglie del giocatore polacco perchè immagino che senza questo gol la partita di ritorno di giovedì prossimo in Polonia avrebbe preso dei connotati pericolosi. Non credo che il minimo vantaggio possa bastare per andare avanti in Conference, ma almeno due risultati su tre sono a disposizione. Non è poco. 

Spero soltanto, come detto, che questa vittoria spinga un po’ più in alto l’autostima, aiuti a preparare meglio la gara di lunedì perché di ieri sera mi sono più volte detto e ora lo scrivo: se la Fiorentina gioca così, purtroppo la Cremonese non la batte. La squadra di Nicola è tecnicamente modesta, ma molto superiore al Rakow. Lunedì servirà altro ritmo, altra intensità, altra concentrazione. Un’altra Fiorentina.

E non pensate neppure al turn over, perché ieri sera alla fine sono entrati almeno otto giocatori di quelli che giocheranno lunedì, sono rimasti fuori De Gea, Pongracic squalificato e Brescianini fuori lista. Da Kean, ovviamente, aspettiamo segnali per ora non decifrabili.

Sarà così fino alla fine, ormai è chiaro. La medicina per far guarire questa squadra, per farla tornare a correre, a giocare, a sorridere, non l’ha trovata ancora nessuno. Mi sembra intristito e invecchiato anche il Paratici inquadrato in Tv, lavora per la Viola solo da metà dicembre, ma deve essere stato contagiato dal clima di sconforto del Park e di domande del tipo “ora che si fa?”. Già ora che si fa? Le risposte avrebbero dovuto arrivare anche da lui, invece l’andazzo è il solito, la scossa non c’è stata. Di sicuro Paratici non è il Messia che ci aspettavamo, anche le mie aspettative erano esagerate, dovevo capirlo e mi scuso.

Comunque pensiamo positivo, battere la Cremonese si può e si deve. Dalle seconde linee non arriverà grande aiuto viste le prestazioni di Fabbian, ancora fuori ruolo, Comuzzo, Fazzini anche lui esterno che non è, Fortini, ma anche Ndour, gol a parte.

L’unico interrogativo per Cremona resta Kean. Il dolore resiste e persiste, però  mancano quattro giorni e il recupero è possibile. In panchina comunque ci andrà, magari ricordando l’andata quando appena entrato sbloccò allo scadere uno zero a zero scritto. Per il resto De Gea, Dodò, Pongracic, Ranieri e Gosens; Mandragora, Fagioli, Brescianini; Harrison, Piccoli e Gud. A meno che Vanoli non pensi a una catena di destra Gosens-Parisi vista l’includenza dell’islandese pagato solo per battere i rigori. Almeno quelli.