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Un punto e a capo. Iraola il preferito di Paratici, ma la Fiorentina deve mettersi in fila
Riusciranno i nostri “eroi” a chiudere definitivamente i conti per la salvezza? In fondo parliamo di un'impresa certo complicatissima ma visto il valore di questo gruppo capace di riscrivere settimana dopo settimana la storia della Fiorentina, crediamo sia giusto crederci. Mica semplice strappare un punto al Genoa, sia chiaro, ma ripeto: questa squadra può farcela. E allora si, che potrà esplodere la festa. In curva, a Campo di Marte, al Piazzale. Tutti pronti a riempire Firenze di viola con quel suono impazzito di clacson che manca da tanto, troppo tempo. Non la sentite, nell'aria? Non respirate quell'atmosfera tipica delle grandi attese? Non provate quel brivido di impazienza?
Ma si, meglio scherzarci un po' su. Anche se qualcuno al Viola Park da settimane sta facendo passare il concetto di “miracolo”. “Nessuno si era mai salvato partendo da quella posizione”, dicono. Vero. Certo. Ci sarebbe aggiungere che nessuno si chiamava Fiorentina e che la concorrenza (leggi Cremonese) ha vinto una partita, dicasi UNA, nelle ultime 20. Anche impegnandosi insomma, sarebbe stata davvero durissima retrocedere. E sia chiaro: i meriti di Paolo Vanoli restano e nessuno (non io, almeno) sottovaluta la bontà del suo lavoro. Semplicemente, ci sovviene un po' di fastidio ad ascoltare e/o leggere certi superlativi. Ma si sa, così funziona oggi il mondo. Nel calcio, e non solo. Bisogna esagerare sempre e comunque, spararla più grossa possibile. In un senso, o nell'altro. A dire che il mister ha (quasi) portato a termine un buon cammino insomma, ricostruendo un gruppo trucidato sotto tutti i punti di vista, ma che allo stesso tempo ha commesso una lunghissima serie di errori e che se non fosse stato per il provvidenziale supporto di Paratici probabilmente non ci sarebbe riuscito, si passa per inutili democristiani. Con tutto il dovuto rispetto per i democristiani.
Eppure, di questo si tratta. Di un allenatore che ha completato una grande rimonta su chi nel frattempo restava sostanzialmente immobile e che ha messo in mostra tanti, tantissimi limiti. Quel che è stato è stato comunque, e non si vede l'ora di mandare in archivio questa tristissima stagione. Non a caso, un po' ovunque, si discute e ragiona quasi esclusivamente di futuro. Normale, e giusto. Anche perché un secondo dopo la salvezza (probabilmente già tra lunedì e martedì) sarà la stessa società a muovere il primo tassello. Il riferimento è ovviamente all'incontro (decisivo) tra Paratici e lo stesso Vanoli nel quale, a meno di clamorosissime sorprese, il diesse ringrazierà il tecnico, gli ribadirà stima e apprezzamento, e poi gli comunicherà che le strade son destinate a dividersi.
Nella testa del direttore sportivo infatti c'è un allenatore giovane, ambizioso, con idee nuove e moderne, deciso e coraggioso nel lanciare ragazzi. Con un nome davanti agli altri: Andoni Iraola. E' lui, probabilmente, il primo della lista. Il problema è che il basco sente profumo di big inglese (Chelsea o United in particolare) e nel corso dei primi contatti (indiretti e informali) ha sostanzialmente preso tempo. Della serie: “Non vi dico di no, ma prima voglio e devo capire se mi può arrivare una proposta top”. Niente di scandaloso. Anzi. E poi Grosso, De Rossi, altri nomi dall'estero. E' questa, oggi come oggi, la priorità: l'allenatore. Per questo ha poco senso parlare di mercato dei giocatori. Di certo c'è che la prima questione da affrontare e risolvere sarà quella legata a Kean (l'idea è cederlo) e alla conseguente e tostissima ricerca di un nuovo centravanti titolare. Prima però, il Genoa. Nella speranza che le (brutte) sorprese siano finite...
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