VIOLA NEWS esclusive gli opinionisti Si apre l’era Paratici… sperando sia migliore dell’antipasto
L'imbucata

Si apre l’era Paratici… sperando sia migliore dell’antipasto

Matteo Magrini
La sessione invernale di calciomercato è terminata. Analizziamo insieme pro e contro

Il mercato è finito, andate in pace. Con tanti saluti a chi sognava chissà quale salto di qualità o a chi immaginava che con Fabio Paratici tutto sarebbe improvvisamente cambiato. Non è andata così e, francamente, ci si poteva anche aspettare. Per diversi motivi. Il primo: l'ex dirigente della Juventus (abbandonato a se stesso in questa missione dal club che l'aveva scelto) non è riuscito a liberarsi dal Tottenham e, quindi, ha dovuto lavorare a distanza, senza potersi esporre né ufficialmente né in primissima persona e, più che altro, dovendo nel frattempo portare avanti anche il mercato degli Spurs. Per questo, era difficile pretendere di più. Un alibi buono per lui, comunque, ma non per la Fiorentina. Il club viola avrebbe dovuto sapere a cosa andava incontro e, una volta riscontrate certe difficoltà, poteva spendersi un po' di più invece che lavarsene le mani all'insegna del “non entriamo in questioni tra lui e il Tottenham”. E poi gli zero euro da spendere e una classifica che, va da sé, non poteva far gola ad un certo tipo di giocatori.

Le condizioni insomma erano oggettivamente difficilissime e non resta che sperare che in futuro, il nuovo uomo forte del club, sia messo in condizioni di operare in situazioni decisamente migliori. Certo, perché sia possibile la premessa è che la Fiorentina riesca a salvarsi. E così veniamo alla valutazione tecnica di quanto successo in questo mercato di gennaio. Via Dzeko, Nicolussi, Sohm, Viti; Richardson, Martinelli, Pablo Marì e Martinelli, dentro Brescianini, Fabbian, Solomon, Harrison e Rugani. La domanda è sempre la stessa: i viola si sono rinforzati o no? (QUI IL VOTO DEI LETTORI) Mettiamola così: numericamente sono arrivati i giocatori che servivano per dar corpo al cambiamento tattico (gli esterni); è stato preso il centrale che mancava e, in mezzo, sono entrati due calciatori che sicuramente troveranno più spazio rispetto ai due che sono usciti. Sul piano quantitativo insomma, è stato fatto quello che c'era da fare.

Se la discussione si sposta sul piano della qualità però il discorso cambia. I due centrocampisti per esempio sono molto simili tra loro e oggi Vanoli (che immaginiamo abbia avallato le operazioni) si ritrova con quattro calciatori praticamente identici tra loro (Brescianini, Fabbian, Ndour e Mandragora), senza un'alternativa a Fagioli e senza un mediano che offrisse un po' di protezione in più alla difesa. Un reparto costruito male e che tra l'altro non permette nemmeno di cambiare con semplicità a meno che, qualcuno, non pensi che quando mancherà Fagioli si possa giocare con il doppio uomo davanti alla difesa con due a scelta tra gli altri. E poi Rugani. Ha esperienze e buone doti, sia chiaro, ma negli ultimi sei mesi ha giocato praticamente zero e si porta in dote il solito infortunio. Là davanti invece, Harrison e Solomon offrono soluzioni diverse ma anche per loro è tutto da dimostrare, nella continuità, quanto possano dare. Il rischio insomma, è di aver mosso tanto per cambiare (nella sostanza) pochissimo. Il tutto, impegnandosi per oltre 30 milioni in vista di giugno. Sinceramente, non un gran capolavoro.

Detto questo non resta che sperare che stavolta le scelte siano giuste e che, da ora in avanti, la Fiorentina riesca a cambiar marcia. Intanto da oggi inizierà ufficialmente l'era Paratici. A lui l'augurio di buon lavoro e l'auspicio, repetita iuvant, che possa avere un contatto più che diretto con la proprietà e che, di calcio, parlino solo e soltanto lui, Goretti e l'allenatore.