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Perché credo sia giusto cambiare. Ecco chi vorrei in panchina

Matteo Magrini
De Rossi per le capacità messe in mostra al Genoa si piazza appena dietro a Iraola nella griglia del nostro editorialista

Qual è, quindi, la Fiorentina? Quella brutta, spaventata e (spesso) perdente di gran parte della stagione o quella capace di giocarsela alla pari (se non meglio) con Bologna, Como, Inter (a Firenze) e Juventus? La domanda è lecita, soprattutto dopo averla vista domenica scorsa allo Stadium, ma anche esistesse una risposta certa lascerebbe il tempo che trova. Per quanto mi riguarda comunque, e pazienza se passerò da democristiano, la verità sta nel mezzo. Perché non bastano quattro o cinque partite ben fatte per dimostrare di aver certi valori, e se una squadra non riesce a dare un minimo di continuità alle proprie prestazioni significa probabilmente che non ne ha la forza. Né tecnica, né fisica, né mentale. Certo. Ciò non significa che i viola siano invece quelli che erano sprofondati all'ultimo posto in classifica. In sintesi: in tanti (io per primo) abbiamo sbagliato valutazioni in estate pensando che questa rosa potesse come minimo ripetere il campionato scorso (sesto posto con 65 punti) quando in realtà, in linea di massima, si trattava di un gruppo da ottavo, nono posto. Non di più. 

Vanoli, post partita da applausi

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Detto questo, e in attesa che questo campionato vada definitivamente in archivio, voglio spendere un paio di righe per parlare di Paolo Vanoli. Non tanto per sottolineare la bontà del suo lavoro (l'abbiamo ribadito tante volte) ma, incredibile ma vero considerando i precedenti, per fargli i complimenti per come si è posto nel post gara di domenica. Ha rivendicato i propri meriti con un filo più di eleganza e senza eccessi (tipo parlare di “capolavoro”) ma, soprattutto, ha voluto far presente come non gli piacciano certi discorsi secondo i quali “se non si può fare un vero salto di qualità allora possiamo tenerci lui”. “Se sarò io l'allenatore vorrò una Fiorentina di alto livello”, le sue parole, che riportano il pensiero a certe sue uscite ai tempi del Torino. Da quel punto di vista insomma, il mister sarebbe probabilmente meno accomodante di quanto si possa immaginare. Anzi. L'impressione è che da quel punto di vista potrebbe addirittura essere l'uomo giusto per pungolare una proprietà che raramente si è mossa con la decisione di chi vuol, sul serio, puntare in alto.

Meglio cambiare

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Per il resto però, resto convinto che per la Fiorentina sia meglio cambiare. E non solo perché confermare Vanoli vorrebbe dire condannarsi alla negatività al primo mezzo passo falso. A far nascere i miei dubbi è prima di tutto l'impressione che questo allenatore non sia ancora capace di gestire pressioni e aspettative. Lo dimostrano certe sue dichiarazioni (“ho sempre avuto coraggio, siete voi che non lo avete capito” ha risposto per esempio domenica sui cambi molto spesso conservativi...) ma, soprattutto, lo dimostra il fatto che in questi mesi la prima preoccupazione di Paratici sia stata esattamente quella: proteggerlo, dar forza al suo lavoro, stoppare qualsiasi voce contraria. Aveva capito, il diesse, che Vanoli altrimenti rischiava di farsi travolgere. Valutazioni fatte dallo stesso direttore sportivo (ma siam pronti ad ammettere l''errore) che non a caso sembra sempre più deciso a cambiare.

De Rossi se non Iraola

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Per prendere chi? I nomi li abbiamo fatti, e restiamo fermi su quelle ipotesi. Personalmente, fatta eccezione per Iraola che mi intriga come nessuno, spendo il mio inutile voto per Daniele De Rossi. Firenze infatti ha prima di tutto bisogno di una scintilla, e l'ex centrocampista della Roma ha tutto per scatenarla: capisce la gente, sa come parlare alla città, riesce come pochi ad entrare in sintonia col cuore delle persone e dei calciatori, non sbaglia una dichiarazione (piaccia o no, nel calcio di oggi conta eccome...) ma, soprattutto, ha idee nuove e coraggio. Non avrebbe timori nel lanciare i giovani, e saprebbe creare una squadra (insieme a Fabio Paratici) capace di diventare un tutt'uno con l'ambiente. Certo. Deve ancora dimostrare di poter essere quel grande allenatore che in tanti immaginano possa diventare, ma questa sarebbero la piazza e la situazione ideale per metterlo definitivamente alla prova.