La Fiorentina riparte in campionato, ferma la grande crisi, e adesso dal mercato arriveranno altri giocatori per aiutare Palladino nella corsa all’Europa che conta. Fatto Pablo Mari, da Man a Cristante, da Buchanan al nuovo nome Ferguson, ma ne parleremo dopo. È stato un weekend importante, prima, durante e dopo la gara con la Lazio.


esclusive
Ora il mercato: Marì, Bondo, Ferguson, Man, Fazzini, Buchanan. Giorni decisivi
Nella settimana prima, il direttore Pradè ha “confessato” il gruppo, ha parlato con tutti per capire cosa stesse succedendo, per dirsi le cose da dirsi e ricompattare al massimo. Poi c’è stata la cena della squadra intera con lo staff, sul sushi avrei da ridire, ma se porta bene… Durante la partita si sono visti i risultati di questo lavoro psicologico e pratico, della ritrovata grinta, cattiveria agonistica, determinazione e voglia di fare il risultato, sporco o pulito poco importa. S’è rivista la Fiorentina delle otto vittorie che ottimizza tutto, ma sa anche soffrire.
LEGGI ANCHE
Dopo la partita, con il risultato positivo e la classifica sistemata, il mercato è ripartito con ancora maggiore determinazione perché le ambizioni lo impongono, si può ancora puntare alla Champions, i numeri lo dicono. Si deve, però, completare quel piano stilato a dicembre che prevedeva in sostanza l’addio a quei 5-6 giocatori del vecchio ciclo che non danno garanzie e non sono in sintonia, che vogliono giocare di più, con l’acquisto di 5-6 elementi nuovi in grado di portare energie fresche, qualità, muscoli e centimetri. Il piano è lo stesso che vi avevo anticipato il due gennaio.
Sono usciti Quarta e Kayode, sono fuori dai convocati Biraghi da quasi due mesi, Ikonè da due settimane, sul mercato c’è anche Kouamè, Parisi è in stand by. Sono arrivati Folorunsho e Valentini, con Pablo Mari l’accordo c’era da venti giorni, ora anche il Monza ha dato via libera e l’annuncio dovrebbe arrivare oggi. Siamo a tre. All’appello oggi mancano tre-quattro ruoli, un attaccante esterno, un centrocampista, un esterno di difesa e un centroavanti se va via Kouamè. Vediamo nel dettaglio.
Mari, Man, Bondo...
—Pablo Mari, come già scritto tante volte, aveva da molto tempo l’accordo con la Fiorentina. Si trattava di chiudere con il Monza e prendere l’ultima decisione visto che si tratta di un giocatore fortemente voluto da Palladino. Ora che la vittoria con la Lazio ha spazzato gli ultimi dubbi sul futuro, ecco accontentato l’allenatore. Pablo Mari è un difensore-guida, una personalità e una tecnica che aggiungono molto. Con lui Palladino potrà giocare a tre o a quattro, senza problemi. Mari ha piedi buoni, sa far ripartire l’azione, può diventare un centrocampista aggiunto, ha caratteristiche che mancavano.
Per il resto, il budget più grosso sarà destinato all’attaccante. Il discorso per Man del Parma va avanti. Il rumeno ha talento, ma anche discontinuità. I quindici milioni più bonus chiesti dagli emiliani sembrano troppi, la Fiorentina era ancorata agli otto-dieci, forse salirà, ma l’affare non sembra facilissimo. Dall’Inghilterra rilanciano l’interessamento viola per Evan Ferguson, vent’anni, del Brighton. L'irlandese ventenne è un centroavanti che Transfermarkt valuta quaranta milioni, decisamente troppi per la viola, ma le vie del mercato e le soluzioni a volte sono infinite. Teniamo il nome sul tavolo. Il profilo di Evan Ferguson
Per il centrocampo le luci sono ancora accese sul prestito di Cristante che ieri con la Roma ha giocato soltanto gli ultimi dieci minuti. Resta l’idea Ndour, ma il Psg lo vuole vendere e costa. Frendrup sembra destinato a restare un sogno, il Genoa parla, ma non molla. C'è, soprattutto dopo l'ulteriore sconfitta del Monza, Bondo: con i brianzoli ormai destinati al ritorno in Serie B, l'intenzione è mettere sul piatto una decina di milioni per assicurarsi subito il giocatore a titolo definitivo. E Fazzini? Si parla di un ritorno di fiamma, il giovane centrocampista è bravo, ma è più offensivo e non ha i centimetri e i muscoli che servono. Va bene lo stesso? Lo vedremo, tanto più che l’Empoli insiste per avere Kouamè. Per l’esterno destro alternativa a Dodo, c’è un’idea che viene dall’Inter: il prestito del canadese Buchanan che tra infortuni e inserimento, in nerazzurro trova poco spazio.
I nomi noti sono questi, ma come spesso succede, il buon operatore di mercato riesce a tenere nascosti fino all’ultimo gli obiettivi veri. E’ il nostro caso? Possibile, l’estate scorsa fu così.
Palladino, autocritica e umiltà aiutano a crescere
—Detto questo, è chiaro da tempo che un allenatore come Palladino che fonda la sua idea di calcio sui giocatori e non sul gioco, deve avere elementi di personalità, che lo seguano, che abbiano caratteristiche giuste. Il gruppo sarà anche unito come dice l’allenatore e personalmente non ho difficoltà a crederci, ma quando se ne sono già andati ufficialmente in due, altri due sono fuori dai convocati da tempo, e almeno un altro (Kouamè) è sul mercato, anche se si vogliono tutti un gran bene e vogliono bene alla Fiorentina, calcisticamente i conti non tornano. E’ evidente che Palladino anche se ha la squadra titolare dalla sua parte e siamo contenti di questo, non abbia saputo coinvolgere e far sentire importante l’altra parte della rosa, ora dovrà essere bravo a inserire in fretta quelli che arriveranno. Pongracic docet. Folorunsho è un bel segnale. Come dicevo a chi lo conosceva poco, questo giocatore ha carattere, qualità e quantità. Senza essere un campione, è uno di quegli elementi che ti danno sempre tutto. Prezioso. E s’è visto subito.
Tornando a Palladino, non capisco neppure l’accorata ed eccessiva alzata di scudi per rimarcare la compattezza del suo gruppo. Negare l’evidenza non aiuta nella riflessione e nella crescita. Se il direttore generale Ferrari viene a dire pubblicamente “serve unione e lavorare insieme”, forse l’unione non c’era. Se poi, sempre Ferrari, racconta di colloqui di Pradè con tutti, vuol dire che c’era qualcosa da capire e da risolvere. E se poi lo stesso Pradè dice “Ci siamo confrontati”, non credo che il confronto sia stato su una serie televisiva o sulla mostra di Picasso a Milano. Ma poi, quando una squadra non vince per un periodo lungo e regala prestazioni imbarazzanti come quelle con Monza e Toro, negare l’evidenza non è un gran segnale. E nel calcio queste cose sono normali quando non arrivano i risultati, se tutto funzionasse bene arriverebbero. Lo dico a un giovane allenatore: mi sarebbe piaciuta molto di più una vera, sana autocritica.
Del resto, poi, il primo a mettere il dito sui problemi era stato Pradè dopo l’Udinese, dopo il Napoli, dopo il Monza, non certo gente che vuole il male della Fiorentina, e Palladino non può non averlo sentito. Autocritica e umiltà aiutano a crescere, lo dice la vita, non lo dico io. Ma tutto è bene quel che finisce bene, come dice invece la signora Coriandoli. L’importante è che Palladino abbia capito la lezione e gli errori e si renda conto che per diventare Ancelotti o Allegri, e sinceramente glielo auguriamo, deve ancora crescere e lavorare tanto. Ma credo lo sappia.
Se ricordiamo infatti le partite di inizio stagione unite a quelle di questo ultimo periodo, abbiamo visto cose che perfino a Coverciano faticavano a capire. E questo va detto se si vuole bene alla Fiorentina. Ma anche a lui. Credo che, con maggiore umiltà, non ci volesse molto a capire che Bove non doveva essere sostituito con Sottil, ma con un centrocampista. E neppure che con questo Colpani in difficoltà era come giocare in dieci. Tolto Sottil e messo Beltran (bravissimo) a sinistra per fare il lavoro di Bove, senza Colpani a destra e un centrocampista in più (Folorunsho), la Fiorentina ha ritrovato la solidità e la vittoria.
Però Palladino è stato anche bravo a preparare la partita e studiare la Lazio e glielo dico con piacere. Con il 4-4-1-1 ha preso la superiorità numerica alla Lazio a centrocampo e vinto tutti i duelli sugli esterni. Se guardate le mappe termiche, la Fiorentina ha dominato a destra e a sinistra, andando al cross e generando proprio dalle fasce i due gol. Questo per trenta bellissimi minuti. Ma, come ha detto Pradè, quindi un voce amica, non bastano. Sono pochi. Questo dovrà essere il lavoro da fare, dare alla Fiorentina una maggiore personalità, o quanto meno spalmare per più tempo possibile i trenta minuti forse più belli della stagione. Le barricate sono eccitanti, una difesa così esalta, ma a volte le barricate resistono, a volte resistono meno. Palla lunga e pedalare non può bastare sempre. Con i giocatori che arriveranno, e sono sicuro che arriveranno, devono crescere la personalità e la gestione. Ma con l’umiltà e con il lavoro questa squadra può andare lontano, la reazione di Roma va convogliata verso obiettivi importanti. Ripartire era fondamentale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA