La premessa, giusto per evitare e stoppare sul nascere facili, sicuramente spropositati e magari dannosi entusiasmi, è dev'esser sempre la stessa: tocca accontentarsi di poco. Anche giovedì sera infatti, abbiamo assistito al solito (triste) “spettacolo” a cui ormai ci ha abituato questa Fiorentina. Una squadra lenta, quasi sempre incapace di attaccare le squadre che si chiudono, con poca, pochissima qualità e con una difesa che proprio non ce la fa a non regalare (almeno) un gol a partita. Spesso inconsistenti davanti insomma, e tremendamente fragili dietro. Questo sono, i viola, e qualsiasi, minimo aspetto positivo va quindi accolto con la soddisfazione di chi, si torna sempre lì, ha capito di non poter o dover pretendere altro.

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Le lacrime di Braschi e il sogno di un domani migliore verso la battaglia di Cremona
Ci teniamo la reazione quindi, l'aver una volta tanto ribaltato situazione e risultato negativi, e ci portiamo via da questa gara col Rakow una piccola spinta da cercare di sfruttare lunedì sera a Cremona. Con una consapevolezza: per uscire in piedi, e possibilmente con una vittoria che varrebbe una bella fetta di salvezza, servirà molto, ma molto di più. Il match contro la banda di Nicola infatti è facilmente leggibile: sarà una lotta, e se la Fiorentina non sarà pronta a pareggiare la rabbia e la cattiveria che ci metteranno Djuric e soci sarà destinata ad uscirne a pezzi. Meglio saperlo prima, farsi trovar pronti, e soltanto allora far emergere la (teorica) superiorità tecnica.
Oggi però, giusto per tornare da dove siam partiti, voglio dedicare qualche pensiero all'immagine forse più bella di questa orrenda stagione ed è facile immaginare a cosa stia pensando. Sì, avete indovinato: le lacrime di Riccardo Briaschi. Un ragazzone di un metro e novanta che si emoziona e si commuove per l'esordio con la maglia che ha sognato, inseguito e infine raggiunto fin da bambino. Il mio amico Stefano Cecchi direbbe che quei frammenti ci hanno “riscaldato il cuore” e sul serio non mi viene in mente una metafora migliore. In un'annata arida e vuota, in un mondo del calcio sempre più slegato dai valori e in una società in cui i giovani vengono dipinti come una specie di ammasso di insensibili creature affascinate solo da youtuber, momenti come quelli che abbiamo vissuto l'altra sera ci ridanno un po', giusto un po', di speranza.
Già. Speranza. Questo è, Riccardo Braschi. Il portatore di un messaggio di ottimismo rivolto a un domani che dev'essere per forza migliore (non che ci voglia molto) dell'oggi. In fondo, si tratta soltanto dell'ultimo prodotto di un vivaio che non la smette di tirar fuori talenti. Prima di lui, per limitarci a questi ultimi mesi, c'erano stati invece Kouadio, e poi ancora Balbo, e ancor prima Fortini, mentre al Viareggio si affaccia quello che forse (raccontano gli addetti ai lavori) è/o sarà il più forte e promettente di tutti: Federico Croci. Un attaccante classe 2010 che pare trasformare in gol qualsiasi roba di forma rotonda gli passi davanti. Si vedrà. Quel che è (già) certo è che a Firenze ci sono e ci sarebbero tutte le possibilità per costruire davvero un modello raro e bellissimo. Un modello fatto di giovani, di senso di appartenenza, di cultura calcistica da costruire negli anni, che sia di conseguenza vincente e sostenibile.
Le premesse però non bastano. Servono competenze, ulteriori investimenti, pazienza, un allenatore della prima squadra che abbia coraggio e una società (forte) alle spalle che lo sostenga. Non solo. Lo stesso Viola Park, e l'organizzazione al suo interno, vanno riviste. Pare per esempio che la Primavera si alleni su campi molto lontani da quelli su cui lavorano “i grandi” ed è incredibile se si pensa che stiamo parlando dell'abc di un settore giovanile: metterli a stretto contatto quindi, come in ogni centro sportivo e club di alto livello, dev'essere il primo passo. Il secondo, ma temo che su questo almeno per il momento non ci saranno sviluppi, sarebbe la creazione della Seconda Squadra. “Cosa tantissimo”, dicono. Presupposto e termini sbagliati. Sarebbe un “investimento”, semmai, e un “investimento” fatto bene non è mai un costo. E', al contrario, il primo passo per avere una resa.
Lo so, son discorsi che lasciano un po' il tempo che trovano in giorni in cui non si sa se l'anno prossimo la Fiorentina sarà in Serie A o in Serie B. Eppure, se vogliamo sperare in un futuro che ci faccia star bene, non possiamo limitarci a ciò che ci aspetta domani o lunedì a Cremona. Bisogna aver la forza e la “visione” per andare oltre e immaginare (a prescindere) quello che vogliamo diventare.
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