Lo chiamano "anno zero" ed è quanto di più lontano e sgradito ci sia nel mio modo di vedere, pensare, analizzare e guardare il calcio. Perché a certi livelli, gli "anni zero", non esistono. O meglio. Non dovrebbero esistere. O esiste un qualsiasi altro ambito, lavoro, compito o aspetto della vita nel quale ci si può permettere di non mirare un obiettivo preciso perché tanto "siamo all'anno zero"? Eppure, e così vengo alla conferenza stampa dell'altro giorno, l'impressione è che per la Fiorentina sia iniziata o stia iniziando un'era nuova. Con un'aggravante: che fin qua, in sette complicatissimi anni, questa proprietà non ha costruito praticamente nulla. Ogni volta ha smontato e rimontato da capo quello che aveva messo in piedi anche solo dodici mesi prima e lo ha fatto, ma del resto sarebbe stato difficile immaginare il contrario, senza avere in mente uno straccio di idea. Tanta improvvisazione, nessuna programmazione, men che meno percorsi di crescita. Qua e là sono state indovinate delle scelte (un paio di allenatori, qualche giocatore) ma su di essi non si è voluto (e anche volendo non c'erano le competenze necessarie) edificare qualcosa di bello, concreto e duraturo.

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L’anno uno della Fiorentina… immaginando un futuro migliore
Adesso però, e siamo all'oggi, c'è Fabio Paratici. E il primo pensiero che mi è venuto in mente ascoltando la conferenza stampa di giovedì è stato: "Cosa sarebbe successo se fosse arrivato prima?". "Quante valanghe di soldi sarebbero state risparmiate ma, soprattutto, spese meglio?". Domande retoriche, e che ormai non hanno nemmeno troppo senso, ma alle quali se ne aggiunge un'altra che chiama in causa lo stesso direttore sportivo. Ascoltandolo infatti, ho avuto l'impressione che (ovviamente) non abbia né voluto né tanto meno potuto quello che gli frullava per la testa. Della serie: "Ma in questi anni qua non è stato fatto niente, di niente, di niente?". Bisognava leggere tra le righe, cogliere qualche sfumatura, ma come abbiamo detto e raccontato più volte è fortissima la sensazione che l'ex dirigente di Juve e Tottenham non si aspettasse di trovare un livello così terra terra. Inutile girarci tanto attorno: la Fiorentina viene da anni in cui non ha fatto calcio, gestita da chi sportivamente non aveva alcuna esperienza e il risultato non poteva che esser quello che abbiamo visto tutti.
E allora si torna al punto di partenza. Non è un "anno zero", sia mai, ma potremmo chiamarlo "anno uno". Il primo, meglio tardi che mai, in cui a Firenze si può immaginare di avere a che fare con una società di calcio. Per questo, come dicevamo nei giorni scorsi, era impossibile aspettarsi chissà quale promessa o chissà quale roboante dichiarazione d'intenti. Era più ipotizzabile una conferenza stampa nella quale Paratici avrebbe detto di esser pronto a iniziare un percorso che dovrà rendere questo club strutturato, solido e, di conseguenza, competitivo nelle continuità. Crearsi un proprio modello, riconoscibile, e organizzare la società come richiede il calcio di oggi. E' questo, cercando nel frattempo di costruire una squadra fin da subito coinvolgente e capace di stupire, il grande obiettivo. E certo. Capisco che non scateni entusiasmo e consensi ma in fondo, come in politica, è questa la differenza. Ci sono i "politici" o "politicanti", che guardano i sondaggi e ragionano sul consenso immediato, e ci sono gli "statisti". Quelli che guardano lontano, e pensano in grande.
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