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Fiorentina in una nuova dimensione. E ora sognare non è così lontano dal porsi un obiettivo

Matteo Magrini
Il lavoro di Paratici si vede, eccome, il DS della Fiorentina investe non spende e c'è una sostanziale differenza fra i due modi di agire.

Un sogno rimane un sogno... un obiettivo rimane un obiettivo”. Parole, e non è passato poi così tanto tempo, di Fabio Paratici. Parole dolci, per chi ama il calcio e lo considera materia seria, anche se è giusto che i tifosi si lascino andare e che volino con testa e cuore verso chissà dove. Un professionista no. Un professionista deve si avere l'ambizione di puntare il più in alto possibile ma deve, soprattutto, lavorare perché “sogno e obiettivo siano il più vicini possibile”. Lo ha detto un paio di settimane fa, il direttore sportivo, e gli son bastati 14 giorni per tradurre la teoria in pratica. Mai come oggi infatti, i sogni della gente possono viaggiare non troppo lontani dai concreti obiettivi del club

Nuova dimensione

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Inutile girarci tanto attorno insomma. La Fiorentina ha cambiato e sta cambiando dimensione. E sia ben chiaro: con questo non voglio dire che potrà lottare per la Champions fin da questa stagione o che il gap con le altre (enorme) sia già stato colmato. Non avrebbe senso dirlo adesso, e molto probabilmente ne avrà poco anche a mercato concluso. Di certo, prima di poter fare qualsiasi ragionamento serio da questo punto di vista, bisognerà aspettare settembre per capire come si saranno mosse le altre e, va da sé, per vedere quale sarà il volto definitivo della rosa viola. Eppure, e questo per me vale più di tutto, già adesso si può affermare senza timore di smentita che questa società ha cambiato passo

Anche solo pensarle

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Non parliamo (solo) di acquisti. Certo, operazioni come quella di Atta o come quella che sta portando ad Oulai valgono più di mille parole, ma è il pensiero che sta dietro a tutti questi movimenti a farci (finalmente) sorridere. Giocatori giovani, ingaggi sostenibili, sguardo rivolto al domani e al calcio europeo. Lo dicevamo e lo ripetiamo: si possono apprezzare centomila proposte di gioco diverse ma questo sport, come tutto, vive di momenti e questo è il momento dell'aggressività, dei ritmi alti, del rischio, della forza fisica, dei ruoli indefiniti, dell'attacco dello spazio. E guarda un po', a Firenze stanno arrivando solo giocatori che portano in quella direzione. 

Investimento e non spesa

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Il tutto, con una differenza enorme rispetto al passato: Paratici investe, non spende. Può sembrare una sottigliezza, ma non lo è. Soltanto così infatti si può pensare davvero di andare a caccia delle big. Certo, e usiamo sempre le parole del direttore sportivo, “bisogna prendersi dei rischi”. Chiamiamolo pure “rischio d'impresa”. Un passo necessario, se si ha voglia di diventare grandi. L'importante, e sinceramente non credo che qualcuno possa ancora avere dei dubbi da questi punti di vista, è che al comando ci siano conoscenze e competenza. A quel punto il rischio si riduce, e aumenta la possibilità che tutti quegli investimenti ti tornino indietro. In due forme differenti: risultati (sul campo) e risorse economiche.