Ritmo, corsa, aggressività, fantasia, uno contro uno, voglia di vincere. In una parola: calcio. E pazienza se a qualcuno (sempre troppi, per quanto mi riguarda) lo spettacolo dell'altra sera non è piaciuto. Quello è e sarà il calcio (appunto) dei prossimi anni e chi si rifiuta di accettarlo (legittimo) è destinato a venirne travolto. E guarda un po'. Noi siamo quelli del “si certo bella una partita che finisce 5-4 ma le difese...” o quelli del “se vi volete divertire andate al circo...” ma siamo anche quelli che non portano squadre nelle semifinali delle coppe europee e che, per la terza volta di fila, passeranno il mondiale sul divano, davanti alla tv. E sia chiaro. Ogni opinione e visione è legittima, del resto si parla di pallone, ma come direbbe qualcuno: “Il futuro è nell’aria. Posso sentirlo ovunque, Che soffia nel vento del cambiamento”.

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Il vento del cambiamento soffia sul calcio… e sulla Fiorentina
Una squadra specchio della città
—Lo cantavano gli Scorpions, e vale (almeno me lo auguro) anche per la Fiorentina. E così veniamo a quello che più ci interessa. Un futuro, parlando dei viola, sul quale sta ovviamente lavorando Fabio Paratici e che passo dopo passo dovrebbe portare il club (nei piani del diesse) in una nuova dimensione. Una dimensione più “internazionale”, tanto per usare le sue parole, che porti sul campo e dentro se stessa il dna della città. E quindi: bellezza, prima di tutto. E poi stile, eleganza, unicità ma anche quell'”arroganza” e quella voglia di osare tipica dei fiorentini. L'idea insomma, mi auguro condivisa al 100% all'interno della società, è costruire una squadra che sia specchio della sua “culla”. In fondo, è più o meno lo stesso pensiero con cui fu costruita la prima Fiorentina di Vincenzo Montella.
Un "folle" in panchina
—Certo, il lavoro da fare visto il punto di partenza è tantissimo ed è impensabile che dall'oggi al domani si possa mettere in piedi una squadra capace di lottare per la Champions o qualcosa del genere. Per iniziare però, almeno personalmente, mi basterebbe poter andare allo stadio ogni domenica con la certezza di andarmi a godere un bello spettacolo. Per questo continuo a pensare che non possa essere Vanoli la persona giusta per il futuro. Perché è vero, quest'anno non gli si poteva chiedere un calcio spumeggiante e divertente ma non mi risulta che del suo Torino (col quale aveva potuto lavorare dall'inizio) si parlasse come chissà quale fenomeno di calcio da studiare. Anzi. Lo dico chiaro insomma: a Firenze vorrei un allenatore che sia mosso da quella sana follia da cui nasce il calcio (vincente) di oggi. Uno che d'accordo con Paratici non abbia paura di buttar dentro i giovani visto che l'idea è di abbassare e parecchio l'età media, che pensi a segnare sempre un gol in più degli altri, che giochi per vincere, e non per non perdere.
Oltre i limiti
—Sogno insomma, ma non mi pare di chiedere la luna, una Fiorentina che dia l'esempio al calcio italiano su quale sia la direzione da prendere. Una Fiorentina che esalti la propria gente, che raccolga applausi anche dopo una sconfitta (magari dopo un 5-4...) e che dimostri a tutti che con ambizione, visione, ottimismo e speranza (opposto di paura e preoccupazione...) si può anche andare oltre limiti che parrebbero insuperabili. Utopia, forse. Eppure abbiamo la presunzione di pensare che sia la stessa che ha convinto Fabio Paratici ad accettare questa avventura...
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